Arma Infero 2, di Fabio Carta

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Arma infero – i cieli di Muareb

di Fabio Carta

dal sito dell’editore

Sinossi

Lakon e Karan sono divisi. Karan, con l’amata Luthien, si trova a sud nell’esotica e rigogliosa Gargan mentre, Il Mastro di Forgia, prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie sullo sfondo di una guerra civile dove, la furia cieca dell’uomo, scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro queste barbarie, la cavalleria coloniale, è costretta ad evolversi crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore. Tra intrighi e lotte interne, la Falange, potrà trovare la forza di levarsi sopra le bassezze e i tradimenti del nemico solo grazie a Lakon e alla sua arcana sapienza che la porteranno su in alto fino a solcare i cieli di Muareb

Recensione

Sorgi Falange!

Il secondo volume della saga racconta, tra le altre cose, la storia d’amore tra Karan e Luthien, e la ricerca di lui per potenziare, o meglio, svelare le potenzialità dello zodion.

Se l’amore per Luthien dura un battito di ciglia, la passione di Karan per lo zodion non scema mai e ci regala gli unici momenti di “passione”.

Il libro è ben scritto, l’autore utilizza un linguaggio ricercato e tecnico. I personaggi sono ben caratterizzati (Karan è piuttosto permaloso!), tuttavia ho avuto la stessa impressione del primo volume: tutto troppo rigido, anche i dialoghi suonano poco spontanei. La passione tra Karan e Luthien è raccontata, ma, ripeto, le sole emozioni vere del protagonista, quelle che arrivano al lettore, riguardano lo zodion.

Eppure… eppure è un bel libro, a tratti perde il ritmo, ma comunque invoglia sempre a continuare la lettura.

Spero che nel terzo capitolo ci sia un po’ più di ritmo, non tanto di azioni, che quelle non mancano, così come le guerre e le morti, ma di sentimenti. Be’, certo, gli amanti del genere puro, della fantascienza, inorridiranno davanti a questa mia affermazione. Perché il fatto è che Carta, ancora una volta, ha scritto un ottimo libro di fantascienza. Ma siccome chi scrive la recensione ama le storie d’amore a lieto fine, be’, ecco, avrei voluto che Karan fosse un po’ più “marito” con la povera Luthien, invece di arrabbiarsi di continuo per inezie.

“Sappi però che gli oggetti materiali contano soprattutto per chi non possiede veramente nulla; a costoro, privi di affetti e sentimenti, solo le cose danno sicurezza, memoria… identità. Sei forse così arido tu?»
Ma non le risposi, anche se in me il rancore crescente era prossimo. “

“Ma, sorgi Falange! Che mi capitava?
Dovetti lottare con me stesso, perché volevo – dovevo! – rimanere adontato per alimentare le braci del mio risentimento, ma ogni cellula del mio corpo mi pregava, mi scongiurava di riconsiderare. ”

Ama più Lakon di sua moglie. Ama più lo zodion, qualunque zodion, di sua moglie. Ama di più i suoi aiutanti, i nuovi amici di quella povera Luthien.

“Eravamo separati.
Non potevo crederci ma era così. Io e Lakon avevamo infine preso strade diverse: lui quella della gloria sempiterna e io, lo speravo, quella della felicità e dell’amore.”

Il narratore, Karan da vecchio, molto vecchio, finalmente ammette i propri errori e verrebbe da dire: si jeunesse savait, si vieillesse pouvait!

 

 

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