“Atlante dell’Invisibile” di Alessandro Barbaglia (Mondadori)

Succede di avere timore ad avvicinarsi al nuovo romanzo di un autore che ci è molto piaciuto, eppure questa sensazione con l’Atlante dell’Invisibile non mi ha minimamente sfiorata.

Perché, al di là della storia (di cui fra poco vi dirò), so che Alessandro Barbaglia scrive meravigliosamente. Ha una penna originale e delicata che incanta.

Il protagonista di questa fiaba costellata di cattivi, cresce fra prati, amici sinceri (e un poco stronzi!) e i demoni Krampus. E c’è anche suor Laura che li minaccia di lavargli la lingua col sapone se provano a dire le brutte parole, nella scuola di Santa Giustina che è un paesino di settantasei case destinato a finire sotto a un fiume.

Ma i tre amici sono speciali, non arrivano a cinquant’anni in tre ma hanno tanto coraggio e hanno persino rubato la Luna!

” In ordine di importanza, Ismaele è prima un genio, poi è un orfano, e quindi è muto. E a pari merito con l’essere muto è anche stronzo. Ma è talmente genio, orfano e muto che questa cosa che è stronzo la scopri davvero per ultimo. E a volte neppure la scopri. E comunque va a finire che gliela perdoni. Sempre.”

Come un nuovo piccolo principe, il protagonista dell’Atlante dell’Invisibile ha un potere speciale, è capace di vedere l’invisibile, i giganti, le cime delle montagne, perché nella vita non bisogna accontentarsi altrimenti poi non ci si potrà lamentare! Così inizia a prendere appunti sul suo atlante, per non dimenticare le cose invisibile che potrebbero sparire da un momento all’altro…

La narrazione si sposta poi dall’89 al ’46, racconta di Elio che costruisce mappamondi inventati con le nazioni come le immagina lui. Perché si sente un po’ creatore, un po’ sovversivo: immagina che la Luna sia la dinamo della bicicletta su cui sta pedalando Dio. Elio trascorre il suo tempo al bar Sport di Barlassina fra personaggi folkloristici e la scoperta dell’amore: Teresa.

L’invisibile cui tende il romanzo non è un’entità astratta e inafferrabile, invisibile è dove continuano le cose che non vediamo più, ma che continuano a esserci… Le cose infinite continuano, in tutte le cose invisibili di cui siamo parte

“Ed era quello il loro bello: essere convinti di avere ragione. Tutti e due. Tutti e due nell’insieme fatto dei loro sottoinsiemi. Chè l’amore, quando prende forma, cambia pure le geometrie. Figuriamoci cosa può fare, allora, alle nostre piccole geografie”

Precedente "Di Ferro e D'Acciaio" di Laura Pariani (NN Editore) Successivo "Quattro Madri" di Shifra Horn (Fazi)