Io, avvocato di strada – di Massimiliano Arena (Baldini+Castoldi)

Io, avvocato di strada

di Massimiliano Arena

Baldini+Castoldi

 

dal sito dell’editore:

Viviamo in un mondo in cui il mestiere di avvocato è universalmente associato a cinismo, avidità, difesa dei potenti a discapito degli umili. Quando il giovane pugliese Massimiliano Arena inizia a studiare giurisprudenza, rimane sconvolto per il clima di competizione e arrivismo e pensa, come molti, che il suo traguardo sarà lavorare in una multinazionale e guadagnare un sacco di soldi. Poi, però, scopre il mondo del volontariato e delle missioni nei Paesi del terzo mondo. Si innamora della Bolivia e della Guinea Bissau, aiuta comunità agricole e orfanotrofi e nei suoi numerosi viaggi capisce che il soccorso legale può essere tanto utile quanto quello medico. È la svolta della sua vita. Si laurea con un ardore impensabile e decide di fondare il primo sportello di Avvocati di Strada nella sua città, Foggia. Da allora, era il 2005, assieme a tanti altri giovani colleghi, presta assistenza legale gratuita a migliaia di esclusi dalla società, immigrati senza documenti o sfruttati come schiavi delle campagne, persone che hanno passati di umiliazione e dolore a cui ridare un futuro di dignità.

Il suo ufficio alla stazione ferroviaria diventa un osservatorio di biografie meravigliose, storie di uomini traditi dall’amore sbagliato che ritrovano se stessi grazie all’amore della carità; di clandestini sballottati per mezza Europa che diventano angeli custodi degli ultimi arrivati; di uomini senza dimora e senza nome che scompaiono lasciando esempi di vita memorabili.
Così, riflettendo sulla nobiltà della sua professione, sul valore della terra come futuro per i giovani, e sul matrimonio fra educazione e integrazione, l’avvocato di strada ci offre una visione rincuorante di un’Italia migliore che noi tutti, in ogni angolo e paese, possiamo costruire.

Recensione

Un bellissimo libro!

Di quelli che ti fanno male, ma che ti danno anche speranza. Che ti fanno sentire piccolo piccolo, meschino. E fortunato, molto.

Massimiliano Arena dice di non essere un eroe, e non c’è bisogno di essere un eroe per fare quello che fa, sono d’accordo. Come lui altre migliaia di persone solo in Italia mettono a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze, l’energia, la volontà… insomma, si adoperano per gli altri, spesso persone sconosciute, che hanno bisogno di aiuto. Non sono eroi, ma che cosa sono? Non saprei definirle. Ma quello che fanno dà speranza non solo agli ultimi, a quelli che aiutano, ma anche agli altri, a quelli che vorrebbero un mondo migliore.

Massimiliano Arena ci racconta la sua esperienza e lo fa portando avanti due discorsi paralleli: la sua esperienza personale, di studio, di lavoro e di viaggi in giro per il mondo. Sono questi viaggi che l’hanno reso ciò che è, che gli hanno fatto capire che la sua vita non avrebbe avuto senso se l’avesse dedicata solo ad arricchirsi. In questi incontri inconsueti e improbabili, ha scoperto l’importanza della terra, delle relazioni.

C’è tantissimo da dire su questo libro. L’ho letto in un momento particolare: sappiamo tutti quello che sta succedendo nel mondo. La “chiusura dei porti”, le migrazioni da zone povere del mondo verso le nostre spiagge, il miraggio di una vita migliore. Non per sé, ma per i figli. Il coraggio, l’incoscienza, di lasciare tutto per cercare di stare meglio. Solo che, tra quelli che riescono a raggiungere la terra, qualcuno si pente. E non sempre si può tornare indietro.

Arena ci racconta queste storie, ma anche storie di italiani, gente di successo, che all’improvviso si ritrova senza niente. E anche loro ci fanno paura, perché potremmo essere noi, da un momento all’altra, senza accorgercene.

Questo libro è capitato anche in un momento particolare della mia vita. Avevo letto da poco Sotto questo Sud;  in entrambi i libri la terra ha un ruolo fondamentale; entrambi sostengono che se vogliamo sopravvivere, o stare bene, dobbiamo riappropriarci della terra. Con calma. Senza la fretta che ci contraddistingue e che non ci fa godere la vita. Nella fretta di addentarla, non ce la gustiamo. E allora, mi vien da pensare che, forse, non hanno torto.

Se Patrizia Prete sollecita un pensiero più ampio, concentrandosi solo su un piccolo paese salentino, Arena riesce a farci vedere il nostro mondo, piccolo, girando per il globo. Sono due viaggi paralleli e complementari.

Entrambi ci dicono che questo benessere, questo nostro cercare di evitare i problemi, di proteggere i nostri figli e farli crescere in un ambiente quanto più sano e tutelato possibile, in realtà non li aiuta.

Arena riesce a vedere le potenzialità di questi “poveracci”, di questa gente che non ha nulla da perdere, per cui è disposta a giocarsi il tutto per tutto. Persone abituate a trasformare i problemi in opportunità, per necessità di sopravvivenza. Il futuro è loro, ci dice. E noi dobbiamo farcene una ragione oppure smetterla di aggrapparci alle nostre comodità.

In tutto questo, racconta alcune delle migliaia di storie a cui ha assistito, di persone che è riuscito ad aiutare e di chi, purtroppo, non ce l’ha fatta.

Daniela

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