Il bacio di Siviglia, di Davide Rondoni

il bacio di siviglia

Il bacio di Siviglia

di Davide Rondoni

Edizioni San Paolo

Dal sito dell’editore

A Siviglia c’è un segreto. Chi era l’uomo che fu don Giovanni? Cosa cercava il collezionista di amori, di baci, di appuntamenti ? È esistita veramente la figura che ha ispirato nei secoli tante opere, da Tirso de Molina a Mozart, a tanti autori recenti? Il protagonista del romanzo – un giovane uomo dei nostri giorni – si mette sulla strada di don Giovanni per comprendere e per vedere cosa ha da dire quella figura misteriosa alla sua vita e al suo amore. È mosso da una ferita, da un trauma e da una domanda. Un viaggio che ci porta nella storia e nei personaggi di quella grande capitale nobile e commerciale dell’immenso Regno di Spagna, in un teatro fastoso e oscuro di amore e morte. Al centro la figura di Miguel Mañara, cavaliere focoso e protagonista di una vicenda speciale, di una vita esagerata. Intorno a lui una scena di personaggi pieni di luce e di ombre, modernissimi e antichi. Una storia ricca di colpi di scena, di una umanità profonda e appassionata, attraversata dal dramma di sempre: cosa è amare?

Recensione

Gabriele ha trent’anni, vive a Milano dove lavora in banca. Non ha problemi con le donne, che cambia di continuo: appena diventano troppo impegnative, le allontana. Succede lo stesso con Linda, dopo pochi mesi di frequentazione la lascia. Ma le cose non vanno come al solito e lui, senza sapersi spiegare perché, in uno scatto d’ira la spinge contro il tavolo, diventando così ‘un uomo che picchia le donne’. Non riesce ad accettare la sua violenza e in un tentativo di fuga da ciò che ha fatto e di ricerca di se stesso, parte per Siviglia, alla ricerca di Don Giovanni.

Scoprirà così che il Don Giovanni non è nessuno in particolare, ma è molte persone. Si concentrerà in particolare sulla figura di Miguel Mañara, ricco caballero, amante delle donne e della bella vita.

Il ricordo della ferita a Linda non sparirà, ma Gabriele imparerà che, a volte, anche l’uomo peggiore, può cambiare.

La fluidità dello stile descrittivo, fatto a volte di frasi brevi, quasi monche, finisce per tenere il lettore legato all’intreccio di personaggi ed eventi di oggi e di un passato lontano.
Il racconto si incentra sul tentativo di Gabriele di ricostruire la vita del Don Giovanni raccontato nel 1630 da Tirso de Molina nel suo Burlador de Sevilla y convidado de pietra, chiedendosi se Era esistito un uomo così, capace di burlarsi di tutto, perfino di Dio, pur di possedere il piacere della bellezza? 
Corre una sorta di parallelo tra i due personaggi: Gabriele, il Don Giovanni odierno, e Miguel Mañara Vicentelo de Leca, quello narrato anche da Mozart.
Da Milano il Don Giovanni odierno, Gabriele, parte per la Siviglia dei nostri giorni per scoprire e comprendere quello del XVII secolo e, nella sua ricerca, ripiomba nelle esperienze vissute dal ricco e potente Miguel Mañara, proiettandosi nella realtà di allora attraverso conquiste e fallimenti personali, e di una città intera, la Siviglia pazza di luce, Babilonia e leggerezza, città dei palazzi fioriti.
Don Miguel Mañara frente al mito de don Juan vive la disperazione in cui era caduta Siviglia con l’avvento della peste e della carestia. Questo flagello è descritto da Rondoni con realismo pungente, che non lesina i particolari delle sue conseguenze sul corpo delle persone che ne venivano colpite, facendo rifiorire in noi la pietà che proviamo ogni volta che pensiamo a quel periodo.
 Il morbo viaggiava veloce nell’aria e tutti ora avevano paura solo di lui, non più del re né dell’Alcade. Né del tribunale dell’InquisizioneIn modeste stanzette fuori dalle mura, come pure in saloni addobbati da velluti e damaschi, c’erano persone che perdevano il viso. Nell’ombra creata dai loro parenti, in piccoli tuguri o in grandi stanze, con piccoli pezzi di vetro o nelle grandi specchiere, vedevano il loro volto cambiare, perdere i connotati, farsi piccola noce secca la testa senza capelli. Gli occhi di tutti diventarono più grandi. Prima quelli dei bambini.
Questo evento segna anche il giovane Miguel Mañara che, maturando, aveva trovato in Geronima Carillo la moglie ideale e, pure non rinunciando alle avventure amorose che avevano contraddistinto la sua esistenza, l’aveva amata.
L’immenso dolore provato alla sua morte conduce il 35enne Miguel a estraniarsi dalla società, rinunciando alle frequentazioni di compagni allegri, finendo per riavvicinarsi alla Fede. Una volta entrato nell’ordine Santa Hermanidad de la Santa Caridad, di fronte alle sofferenze che affliggevano i suoi concittadini si dedica a lenire le pene dei disgraziati caduti vittima della peste e della povertà, convincendosi che non c‘è vita senza carità, tanto da conquistarsi la fama di “santo dei poveri”.
Sentendo l’avvicinarsi della propria morte, il 52enne dava disposizione che il suo corpo fosse sepolto sotto una croce di cenere, e che sopra venisse posta una nuda pietra nella chiesa della Caridad. Con l’iscrizione sul “peggior uomo”. Sopra la sua tomba sarebbero passati tutti, l’avrebbero calpestata tutti i poveri che entravano nella chiesa.
Con i salti dalla società del XVII secolo a quella odierna, e viceversa, l’autore trascina con maestria il lettore nel viaggio dei suoi protagonisti e gli fa scoprire la Siviglia di oggi e di ieri, con i suoi tesori, i monumenti, le luci, i colori e le ricchezze architettoniche, ma anche le sue miserie e le sue virtù.
La rilettura originale fatta da Rondoni di quel classico della letteratura spagnola ci fa scoprire uno scrittore del XXI secolo capace di immergersi in una realtà lontana, e lascia in noi la speranza che possa ripercorre la stessa strada con uno dei tanti autori di classici da lui citati qua e là.
Alfredo e Daniela
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