“Billy” di Einzlkind (Nottetempo)

"Billy" di Einzlkind (Nottetempo)
“Billy” di Einzlkind (Nottetempo)

 

​​Billy è un assassino. Lo scopriamo subito, dalle prime pagine e non possiamo fare a meno di leggerlo d’un fiato fino alla fine per capire perché.  Perché Billy è anche un tipo interessante. Colto, mente raffinata grazie allo zio Seamus che nonostante le umili origini ha studiato filosofia e l’ha insegnata a lui. Billy è stato sfortunato. Abbandonato dai genitori in tenera età, è stato cresciuti dagli zii insieme ai cugini in un ambiente familiare tutto sommato semplice ma accogliente. Ci sono le musiche di quel tempo a far da sfondo. Le canzoni che gli sono rimaste impresse e gli tornano in mente mentre ci racconta della sua vita. È un lungo monologo questo romanzo eppure non annoia mai. Ci sono riflessioni profondissime alternate a dialoghi serrati e descrizioni vivide. C’è il presente che si alterna al passato. Basta un dettaglio a far riemergere ricordi sopiti. Un volto o una canzone. C’è Las Vegas a far da sfondo. Esattamente come ce la immaginiamo: ciottoli che roteano nel silenzio delle strade di giorno, hotel di lusso e di quarta categoria, topi e piccioni morti nelle traverse, catorci rumorosi, anziani irrequieti che giocano al bingo, Elvis che ti affiancano per venderti una canzone o un autografo con le lettere sbagliate, eppure sappiamo che Billy sta parlando con qualcuno. Ma chi? La narrazione lascia sullo sfondo le ragioni del discorso. È meraviglioso abbandonarsi alla descrizione di una realtà forte ma il lettore sa che prima che il romanzo finisca dovrà fare i conti con le sue motivazioni. Billy è un assassino. E questa è la sua resa dei conti.

Dal Sito dell’Editore:

Billy è cresciuto a Duffmore, in Scozia, insieme a zio Seamus, zia Livi e ai cugini Frank e Polly, dopo che Monkboy e Birdy  – i suoi genitori – sono partiti per un lungo trip senza piú tornare. Tutto quello che gli è rimasto di loro è un vecchio giradischi  e l’amore per la musica, dai Ramones  ai Joy Division. A 19 anni, quando entra  a far parte dell’azienda di famiglia, per lui finisce l’innocenza. Nel suo caso non  si tratta di fare conti o di stare dietro a un banco, nient’affatto: la nicchia redditizia in cui zio Seamus si è inserito fin da ragazzo è quella della giustizia. Billy e la sua famiglia si occupano di omicidi in giro per il mondo, perché c’è sempre qualcuno che vuole essere vendicato o risarcito. Dodici sono i casi che Billy ha già affrontato con la sua Walther, dodici le istantanee e le storie che porta con sé. A 34 anni è diretto a Las Vegas per incontrare un “collega”,  ma anche per divertirsi un po’ nella capitale mondiale del gioco. I suoi piani, però, saranno costretti a cambiare.  Torna per i lettori italiani l’umorismo dell’autore di Harold tinto di giallo,  di nero e di rosso sangue.

L’Incipit:

A guardarti si direbbe che la fine incombente ti provochi qualche malessere. Ti tremano le mani. Sudi. Lo vedo. E lo sentono anche le mie narici. Un odore leggermente acre. Aromatizzato all’arancia. Deodorante chimico da quattro soldi. Hai paura. Cosí tutto solo. Qui. Ora. Per favore, non piangere. Dobbiamo essere forti. È sempre la stessa storia quando vi accorgete che non è un gioco, un bluff, che non c’è via di scampo e che nessuno vi risveglierà da questo sogno fosco. Nessun supereroe verrà a salvarvi. Non ci sarà nessun perdono. Inutile invocarlo. All’inizio ridete, un po’ titubanti forse, dopo cominciate a piagnucolare. Poi vorreste pagare. Con il denaro. Ma non è cosí che si paga. Il denaro non serve. Non qui, non in questo momento. Ti ho ascoltato per quattro ore. Ascolto sempre. Ve lo devo. E poi sono curioso. Voglio sapere perché lo avete fatto, che infanzia avete avuto, da dove venite, come siete stati educati. In fondo si tratta di questo, del motivo, del perché. Raramente le cose che mi riferite sono emozionanti. Interessanti, certo, questo sí. A volte arrivate a fidarvi. Nonostante il pochissimo tempo. Spesso vengo a sapere piú cose sul vostro conto di quante ne sappiano i vostri amici o la vostra stessa famiglia. Alcuni di voi sembrano un fiume in piena. Altri invece vanno sollecitati di continuo con delle domande. Ma a me basta per farmi un’idea. Un’istantanea. Ne ho già dodici di queste immagini. Memorizzate in modo indelebile nella mia mente. Talvolta le tiro fuori e mi ricordo. Il vostro riso, la vostra rabbia, i vostri dubbi e il vostro stupore. E ricordo anche un’altra cosa. Qualcosa di molto piú intenso. Il silenzio. Il dono del silenzio. Dopo. Ti guardo a lungo negli occhi. Ogni volta, inutilmente spero di vedere la vostra anima, in questi ultimi attimi. Se non ora, quando? Hai occhi castani. Castano chiaro. Occhi grandi. Come anche le pupille nere. Occhi nei quali si potrebbe sprofondare. Ma io non sprofondo.

 

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