Certi ricordi non tornano – di Dario Pontuale (Carta Canta)

Certi ricordi non tornano

di Dario Pontuale

Carta Canta 

Dal sito dell’editore

La Fortezza è una fabbrica di liquori ormai in disuso, compressa fra il Barrio e il Fiume. Tra i palazzi del quartiere periferico svetta il civico 49, ultimo baluardo di resistenza nei confronti della Panopticon, la società proprietaria dell’impianto che vorrebbe trasformare in un moderno centro commerciale. È qui che Michele, sedici anni, viene sorpreso a scrivere una grossa O con una A all’interno su un muro dell’edificio da Alfiero, un condomino con gli occhiali alla Pertini.

“L’inizio è insolitamente conradiano – un uomo cade in mare mentre un’onda si abbatte su una scialuppa. Ma subito una parola incrina, o semplicemente dissona, nell’immagine quasi sovratemporale da romanzo d’avventura di mare. È una parola ipercontemporenea: “resilienza”. Utile a leggere l’intero romanzo come una meditazione narrativa sul tema, o meglio ancora: un racconto lungo in cui lampeggia quel lemma come la chiave di un enigma.”

Recensione

I libri di Pontuale sono un viaggio. Lo è questo come lo era Nessuno ha mai visto decadere un atomo di idrogeno. Qui c’è una vena un po’ nostalgica, un po’ più triste rispetto all’altro.

Michele incontra per caso Alfiero. Uno è un ragazzino, l’altro sembra vecchio da sempre, almeno ai suoi occhi. Con Alfiero, Michele impara molto: impara dai libri, dagli aneddoti, dai silenzi. Impara a vivere e a rispettare la Storia e le storie. Ascolta Alfiero, depositario di racconti, di vita vissuta, di saggezza e conoscenza. Ma sarà solo alla sua morte che lo scoprirà veramente. Una fugace vista di un dettaglio, prenderà forma e sostanza nel tempo, per comprendere meglio l’uomo.

La storia che ci regala Pontuale è dolce e amara; rivive un passato glorioso che non tornerà più, né nella realtà, né nell’immaginario.

Il Barrio, il quartiere, ospita le vite e le conserva, le plasma e le trasforma.

Michele instaura con Alfiero, uomo simbolo del quartiere, un rapporto privilegiato. Lui solo, insieme alla moglie Luciana, conosce i suoi segreti, le sue debolezze, alcune verità taciute. E per trasposizione, rispetta la Bibendi, la fabbrica dove Alfiero ha lavorato per quarant’anni, come se fosse stato lui a varcarne ogni mattina i cancelli, a conoscere le storie di tutti, ad averne meditato la distruzione, piano mai realizzato per non nuocere ai colleghi.

Pontuale ha questo stile, ti prende per mano e ti delinea un immaginario sogno, ti accompagna mentre ti ci addentri, un passo alla volta, ed è come se con una torcia illuminasse i dettagli e gli angoli di una stanza buia, rendendoli unici e magici. Belli, sempre.

La storia di un uomo, di un quartiere, dei legami che si instaurano e rinsaldano, spesso inaspettati. Uomini e donne uniti da qualcosa di indefinito. Una storia semplice, un po’ triste, ma in cui è facile e istintivo trovarci del vero, del proprio.

Daniela

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