Come il cielo di Belfast – di Elena Magnani

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Come il cielo di Belfast

di Elena Magnani

Lettere Animate

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Come il cielo di Belfast è ambientato nei giorni decisivi per la soluzione del conflitto nord irlandese. La storia si svolge su due binari paralleli, da una parte c’è Gaia, una ragazza italiana che parte per Belfast nel tentativo di salvare il suo migliore amico da un matrimonio affrettato; dall’altra Martin, un ragazzo protestante che vedrà infrangersi il suo mondo e mettere a dura prova la sua amicizia con un uomo cattolico. Le vicende si srotolano sulle due strade che per anni hanno visto il conflitto partire in sordina e poi divampare nel suo odio settario più drammatico. The Falls, la via cattolica e The Shankill, quella protestante, fanno da sfondo agli avvenimenti dei due protagonisti, per toccarsi e intersecarsi involontariamente, perché a Belfast nessuno è innocente, nessuno è al di sopra delle parti.

Recensione

Quando ho letto che l’autrice non è mai stata a Belfast, mi sono stupita. La descrizione che fa della città, ma soprattutto dell’aria che si respira, della tensione, dei rapporti impossibili tra protestanti e cattolici, mi avevano fatto pensare che lei avesse vissuto più o meno direttamente quegli anni. Invece ho letto che non ci è mai stata, che ha fatto approfondite ricerche. E questo mi fa dire, nel caso ce ne fosse bisogno, che in un libro vanno benissimo la fantasia, le idee e l’italiano scorrevole, ma che le ricerche sono necessarie per dare credibilità al romanzo. Elena Magnani ha creato una storia credibile, per molti aspetti. Alcuni aspetti sono romanzati, come è giusto che sia, poiché non è un trattato sull’IRA.

Come si sarà capito, ciò che mi ha colpita di più di questo libro è l’ambientazione: forse perché l’Irlanda esercita sempre un certo fascino, sarà che non so molto di quegli anni in Irlanda del Nord, conosco vagamente i termini del conflitto e mi accontento di sapere che non ci sono più attentati, sicuramente il fatto che non sia uno dei luoghi e dei periodi più sfruttati a livello letterario (di film mi pare ce ne siano di più), ma ho trovato la scelta coraggiosa e meritevole. Complice anche il fatto che la Magnani scrive bene, che la storia sia godibile e che ci sia l’Amore.

Leggere questo romanzo fa venir voglia di visitare Belfast, per ammirarne il cielo mutevole, i panorami irlandesi mozzafiato, e sentire sulla propria pelle quel che resta del conflitto. Non per il senso del macabro, esattamente per l’opposta ragione: perché è stata una guerra fratricida (quale guerra non lo è?), vicino a noi, di cui si è sempre parlato, ma mai approfondito veramente, perché comprendere le dinamiche di quel conflitto vuol dire comprendere un popolo e la sua cultura. Perché l’Irlanda non è solo prati verdi, balli, San Patrick, Guinness, fate e folletti, l’Irlanda è anche questo: la difficile convivenza tra persone vicine di casa, una sottile linea fisica, non solo metaforica, che divide le due parti. Violenza che genera violenza e odio.

Potrei parlarvi del libro, dello stile, della storia, dei dialoghi, degli accenni di gaelico, ma ho preferito parlare di ciò che mi ha colpito e che mi è rimasto impresso. Il motivo principale per cui ho apprezzato molto questo libro.

Daniela

 

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