Con tutto il cielo in gola – di Daniela Palmieri

Con tutto il cielo in gola

di Daniela Palmieri

Edizioni I Quaderni del Bardo

Dal sito dell’editore:

“Con tutto il cielo in gola” di Daniela Palmieri edito da iQdB Edizioni di Stefano Donno è un romanzo sociale, ambientato nella contemporanea città di Lecce. L’autrice, con uno stile semplice e scorrevole, dal ritmo incalzante, racconta le vicende di confine della così nota “zona 167”. Con estrema sincerità Daniela dipinge i volti, le anime e i pensieri turbinosi dei vari personaggi, impegnati a superare le difficoltà che il destino ha posto sul loro cammino. Attorno ai protagonisti ruotano numerosi personaggi, la cui vita è scandita da gesti quotidiani, dagli stessi volti e luoghi in cui ritrovarsi, dalle stesse chiacchiere, dalla storia che sembra ripetersi uguale per tutti, fatta di sconfitte, di frustrazioni e fatica. Le loro vite girano su se stesse e si intrecciano con quelle di Antonio e Matilda. Il primo è un quarantenne deluso e sconfitto dalla vita. Era una “promessa”, avrebbe potuto fare grandi cose, ma, con la scomparsa del padre perde tutto: non solo l’affetto del genitore, ma persino se stesso, il proprio futuro e le speranze. Anche la morte prematura del padre di Matilda cambia completamente la vita della sedicenne. La madre, per pagare i creditori vende tutto, abbandona la casa e il lusso in cui vivevano e si trasferisce, con le due figlie e la nonna, in un quartiere che odora di disperazione e povertà. Uno spazio urbano dove ciascuno sembra condurre la propria esistenza incurante della sofferenza altrui, dove il grigio pervasivo sembra l’unico colore in grado di soffocare qualsiasi possibilità di slancio. Tutto questo fino a quando lo sfratto nudo e crudo di una famiglia in difficoltà “sveglia” gli abitanti della “167”,  e li porta fuori per strada a lottare per una causa. Certo, ciascuno per un motivo differente: chi per sentirsi parte di un qualcosa di grande, chi per farsi perdonare un omissione una negazione, chi per farsi notare dall’uomo di cui è segretamente innamorata, chi semplicemente perché non ha altro da fare. E allora per tutto il quartiere si sente una certa “aria di rivoluzione” …   da respirare a pieni polmoni senza se e senza ma!

Recensione

Il titolo è estratto da una poesia di Vittorio Bodini, L’allodola e la luna

L’allodola e la luna sole nel cielo:
lei sorta appena e il passero spaurito
dal pino nero e i silenziosi spari
dei finti cacciatori in mezzo al grano nascente.
Nessuno l’attendeva. Nessuno attende.
Volava di traverso con tutto il cielo in gola.
Sotto di lei crollavano i papaveri,
un’ombra cancellava coi grossi pollici
il dolce vino e il viola del tramonto.

In una stanza in fondo, la memoria,
lasciata ai suoi più torbidi solitari,
di te non s’informava, fine d’un grande giorno:
giorno da meditare
davanti a una finestra, col silenzio alle spalle.

Il libro invece inizia così:

Tu lo vedi nel fondo della via che porta a spasso il cane. Ha quarant’anni e si veste con quello che trova.

Già da queste poche parole possiamo immaginarci com’è Antonio, uno dei protagonisti della storia. Un uomo rimasto ragazzo dentro, anche se ormai deluso e disilluso. Uno che pensava che gli sarebbero bastati la parlantina, i muscoli, il sorriso e la sua forza per andare lontano e realizzarsi, e che invece, ennesima vittima di una crisi che sembra non voler finire mai, è dovuto tornare a casa della madre, perché da solo non arriva a fine mese.

Le nostalgie che può sentire se le tiene in un angolo buio tra anima e pensiero, dove guarda di rado.

Antonio sembra distante da tutto, ma è un buono incapace di creare legami duraturi, di accettare la realtà e la morte del padre, e andare oltre. Vuole molto bene alla madre, anche se la sua presenza lo irrita. Passa il tempo al bar, su Facebook, a passeggio col cane o al Piccolo Bar, in attesa di un lavoro, che sembra non dover più arrivare.

E poi c’è Matilda,

una che si porta i sedici anni con l’imbarazzo di una bambina alla quale il corpo si è fatto evidente e le ingombra i pensieri.

Matilda che si è trasferita da poco nello stesso condominio di Antonio, sullo stesso pianerottolo, il pianerottolo delle vedove.  La madre è stata costretta a cambiare vita dopo la morte del marito; in mancanza di soldi, ha dovuto cercare un lavoro, prendere la madre in casa con loro, per poter usufruire della sua pensione, e traslocare in periferia, dove le case sono tutte grigie. Prima facevano la bella vita, mai un capello fuori posto, vestiti sempre nuovi, viaggi, adesso invece non possono più permetterselo. Beba, la sorella di Matilda, non lo accetta e si vergogna della sua nuova condizione. A Matilda invece sembra non importare, lei che si sentiva fuori posto anche prima, a cui non piacciono i vestiti perché la stringono e si vestirebbe solo con tute.

Intorno a loro ci sono altri personaggi, ognuno con la sua storia, con il suo occhio e il suo punto di vista, con aspirazioni e desideri.

Antonio e Matilda formano una strana coppia. Lei lo cerca, gli chiede consiglio, e a lui lei fa tenerezza, forse, riesce a risvegliare il suo lato “sociale” di quando faceva le battaglie per migliorare il mondo; erano un bel gruppo, attivo e combattivo, ma poi uno a uno se ne sono andati, è rimasto solo Antonio, pieno di rabbia e delusione. A unirli è lo sfratto di una famiglia con tre bambini, devono cercare una soluzione e coinvolgere il quartiere.

Matilda se ne stava in terrazza a leggere i suoi libri poi l’amore l’ha chiamata giù e le ha chiesto di essere come gli altri, le riunioni, i compagni, il corteo. Le sembra che Antonio sappia ciò che va fatto e mai si perda o si sbagli. Non ne legge i dubbi, non ne intuisce le paure, non ha gli anni per poterlo fare. Sulle pieghe del volto gli indovina la malinconia.

Daniela Palmieri ci racconta una storia complessa, un intrico di persone e speranze, di sogni frantumati, vite interrotte e la necessità di unirsi per raggiungere lo scopo, anche se ognuno lo sa fare a modo suo. Ci racconta di una città che soffre, di un quartiere dove non è facile vivere, ma che alla fine diventa protagonista e in cui si percepisce l’orgoglio di ciascuno di loro. Una città, Lecce, vicina al mare e che ne subisce in qualche modo l’influenza, pur non essendo una città di mare.

Ci trasporta da una pennellata all’altra, ci fa sentire le diverse voci e colori, in un alternarsi di racconti, con flashback, digressioni e riflessioni. È stato definito un romanzo “sociale” perché parla della società e l’autrice decide di farlo in maniera corale, dando voce a tutti. Quel che ne risulta è, effettivamente, uno spaccato di una parte di società, di quella società che l’autrice ha deciso di raccontare. E scusate se è poco.

Daniela

I commenti sono chiusi.