“Conforme alla Gloria” Demetrio Paolin (Voland)

conforme alla gloria

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“Conforme alla Gloria” Demetrio Paolin (Voland)

<<Il mio compito è portare la vergogna>>

Dal sito dell’editore:

Amburgo, 1985. Rudolf Wollmer fa il sindacalista, ha una moglie, un figlio adolescente e l’incubo di un padre scomodo, una ex SS che morendo gli ha lasciato in eredità la casa di famiglia. Deciso a sbarazzarsene subito, ritrova, tra gli oggetti del vecchio, un quadro intitolato La gloria. L’immagine è minacciosa ma nasconde un segreto ancora più terrificante. Nel tempo, la vicenda di Rudolf e del quadro si intreccia con quella di Enea Fergnani ‒ ex prigioniero a Mauthausen sfuggito allo sterminio del lager grazie alla sua abilità artistica e proprietario di un negozio di tatuaggi a Torino ‒ e della giovane modella Ana… Un romanzo sorprendente, dallo stile intenso e nitido, che è anche una riflessioni sul rapporto tra vittima e carnefice, su quale sia il confine tra umano e disumano.

Recensione:

Di solito non mi lascio impressionare dalle fascette. Finalista premio Strega è una gran fascetta, ma io ho sempre pensato di non aver bisogno di consigli per scegliere i libri. Ecco, qui la fascetta non rende giustizia, “Conforme alla Gloria” è un capolavoro!

“L’ippocastano di corso Re Umberto muore. Ha poca terra, pestata e dura, nessuno che abbia mai tagliato l’erbaccia che gli sta intorno. Così è venuto su storpio. Ignora cosa siano l’aria pulita, la forma delle nuvole lungo le pendici delle montagne”

Succede di sfogliare le pagine e pensare di essere invisibile ai personaggi della storia che ti si muovono accanto. Qui però succede di più: ti senti privilegiata a leggere un libro che merita di chiamarsi alta letteratura. Un romanzo che è già un classico mentre viene scritto.

“Siamo tutti colpevoli, nessuno di noi è salvo veramente”

Lo stile è piacevole, scorre in un linguaggio che non mette il lettore in difficoltà e si può affrontare senza l’ausilio del dizionario accanto. Paolin è un autore dalla grande consapevolezza, la storia che narra è così importante che non gli servono artifici e orpelli: un romanzo così potente e dall’idea tanto forte che può permettersi la semplicità.

“Con il passare del tempo, però, la tecnica si è affinata: la guerra si vince facendo in modo che non somigli alla guerra, che il male non sia male. Così si apre un supermercato dietro la Risiera di San Sabba. Il tempo è passato, la cenere dei corpi si è dissolta nel cielo, o è ricaduta sulla terra, si è confusa con l’argilla e gli asfalti; e le tracce che rimangono sono sempre più flebili. I morti hanno sepolto i morti, e i vivi fanno affari”

Gli scaffali traboccano di analisi e approfondimenti sul tema del nazismo e dei campi di concentramento. Paolin va oltre: i suoi personaggi vivono la sofferenza sulla propria pelle.

L’autore alterna personaggi di fantasia ad altri reali, come il suicidio di Primo Levi, l’incendio della thyssenkrupp, Bruno Vasari,  tessendoli in una trama complessa che si snoda tutta attorno a un grande tema: il corpo al centro dell’identità.  Sul corpo, proprio o di un altro, e sulla pelle  si concentrano i pensieri e le vite di Rudolf, Enea, Ana, Teresa, nel tentativo di replicare il male subìto e nella conformità a questo male, riproposto all’infinito (esposto dentro a un museo o in una performance) logora le viscere finché, ancora, ne rimane soltanto l’involucro, la pelle. Perché ciascuno alla fine non può essere altro che ciò che già è.

“Più forte di ogni cosa è il sangue”

Ci vuole uno stomaco forte per leggere “Conforme alla Gloria”, ti viene voglia di richiuderlo appena intuisci di cosa è fatta la tela o mentre immagini i tatuaggi con cui Enea riveste Ana. Superato lo sgomento, però, il libro ti assorbe completamente con il suo stile pulito, delicato anche nel racconto più truce dei giorni a Mauthausen.

“Voglio farti una domanda: essere stato vittima fa di me un uomo migliore? Le persone mi compatiscono, mi guardano ma non vedono la mia carne – se mi taglio sanguino come tutti. Io sono una loro proiezione: sono la vittima. E quindi devo essere virtuoso, non devo compiere nulla che possa presentarmi diverso da quello che si immagina per me. Io, però, non sono una vittima, sono un sopravvissuto. Questa mia condizione, l’essere ancora vivo, non è dovuta a nessun atto di bontà. Sono salvo grazie alla malvagità altrui, e per giustificarmi ne sono diventato complice.”

Un romanzo che consiglio a chi ama la riflessione non “conforme” .

Anita

 

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