“Giulia Tofana, gli amori, i veleni” di Adriana Assini (Scrittura & Scritture)

Giulia Tofana

Giulia Tofana

“Giulia Tofana, gli amori, i veleni” di Adriana Assini (Scrittura & Scritture)

Adriana Assini ricostruisce in un ritratto meticoloso e attento la figura controversa di Giulia Tofana, una cosiddetta avvelenatrice seriale, vissuta nella prima metà del Seicento. Si tratta di un personaggio storico di cui poco si sente parlare, e molto piacevole e interessante è leggerne fra le pagine di questo romanzo. Giulia è una meretrice, vive nell’ombra e come fattucchiera sperimenta veleni sempre più perfetti ai danni di mariti violenti e inconsapevoli. In qualche modo, Giulia libera le donne che a lei si rivolgono e le salva.

Giulia è molto bella,

“Venere plebea scolpita in marmo pario, si diresse altera verso la specchiera grande per completare la toletta con polvere di Cipro e acqua al profumo di zagara”,

desiderata e adulata. Conosce le arti della seduzione e i compromessi del suo rango.

Vive con la sorella di latte, Girolama, che grazie al suo spirito pratico cerca sempre di riportarla alla vera essenza delle cose quando Giulia si lascia abbindolare dalle promesse del suo amato, soprattutto perché consapevole che presto dovranno fuggire da Palermo, dove rischiano di essere scoperte e giustiziate.

“Non basta un abito per cambiare la propria storia, né le essenze di rosa per soffocare il fetore delle fogne da cui si proviene”

Perché, al di là delle false speranze alimentate dalle parole del suo bel Navarro, Giulia è un’assassina. Ha creato l’acqua tofana, che è un veleno inodore e insapore, impossibile da riconoscere. Tutto va bene fino a quando non scopre di avere avvelenato il padre del suo innamorato. Per non rischiare il linciaggio, sarà costretta a subire le avances di frate Nicodemo e a fuggire con lui a Roma.

Si dice che in quel periodo abbia avvelenato centinaia di mariti.

La lingua utilizzata dall’autrice è ricca e preziosa, le ambientazioni sono particolareggiate e i dialoghi ben strutturati, tanto che il lettore si affeziona alla protagonista sebbene ella sia un personaggio negativo, un’avvelenatrice, appunto! Il contesto poi è reso vivido dai dettagli e sembra di trovarsi fra i vicoli del seicento in compagnia di questa donna volitiva e testarda che lotta per affermarsi e sopravvivere.

Incipit

“Un frastuono di trombe, tamburi e campane annunciava la festa. Per tutta la notte i cavalieri dei quattro mandamenti di Palermo avevano tirato a lucido gli elmi e le spade; adesso confluivano senz’ordine al Piano della Marina, luogo di giochi e supplizi, dove centinaia di popolani li attendevano da ore, impazienti di assistere al torneo.

Giulia, meretrice dalla bellezza prorompente, e Girolama Spinola, sua sorella di latte, s’erano agghindate con gli abiti delle grandi occasioni, pronte per andare anche loro a godersi lo spettacolo. Stavano per uscire quando qualcuno bussò con insistenza alla loro porta.

“Passate domani, ché oggi non si riceve!” strillò una delle due, ma senza aprire.”

 

Anita

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