Il Posto di Annie Ernaux

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Trama (dal sito dell’editore):

La storia di un uomo – prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna – raccontata con precisione chirurgica, senza compatimenti né miserabilismi, dalla figlia scrittrice.
La storia di una donna che si affranca con dolorosa tenerezza dalle proprie origini e scrive dei suoi genitori alla ricerca di un ormai impossibile linguaggio comune.
Una scrittura tesissima, priva di cedimenti, di una raffinata semplicità capace di rendere ogni singola parola affilata come un coltello.
Il posto è un romanzo autobiografico che riesce, quasi miracolosamente, nell’intento più ambi­zioso e nobile della letteratura: quello di far assurgere l’esperienza individuale a una dimensione universale, che parla a tutti noi di tutti noi.

 

Recensione:

Questo lungo racconto, o romanzo breve, soffia via in un pomeriggio. Uno di quei gioielli della letteratura così accattivanti da leggerli trattenendo il fiato. Non per l’azione prepotente, non per i dialoghi serrati, ma per il tentativo di spingere verso il lieto fine tanto desiderato. Un abbraccio paterno, almeno in punto di morte, una riconciliazione, un sollievo.

La narrazione inizia proprio da un funerale, una morte che spezza un equilibrio precario e diviene un viaggio nella memoria per comprendere e al limite, perdonare. Ma non è una crociera fra i ricordi, è più una gita alla miniera abbandonata fra fossili e carboni da cui forse, con pazienza e ricerca, chi è in grado di riconoscerlo, si riuscirà a ricavarne qualche diamante grezzo. Non c’è strazio nelle parole, ma è straziante ugualmente il dolore che le fa arrancare, non c’è retorica, solo l’essenziale. Alcuni verbi perfino all’infinito, ché non c’è tempo per coniugarli. Il pensiero, la memoria, corrono veloci e tentano di trattenere il ricordo che la morte trasfigurerà. Il tutto con un linguaggio graffiante, asciutto e ancora attuale a trent’anni di distanza dalla prima pubblicazione in Francia.

La scrittura della Ernaux, considerata a ragione già un classico contemporaneo, è volutamente piatta, trafigge e scarnifica le relazioni per riportarle all’essenza primigenia. C’è un padre difficile, che ha lavorato sempre, come un matto per guadagnarsi prima e mantenere poi il suo piccolo posto nel mondo. Attraversando guerre e depressioni, crisi e carestie ma sempre con la dignità del lavoratore. Con quel perenne senso di inadeguatezza e inferiorità che lo accompagnerà lungo tutta la sua esistenza.

C’è poi una figlia, che ha studiato e si è sposata con un buon partito e ha cercato di non dispiacere nessuno. Perché a casa sua “l’ambiente è semplice”, perché a quella tavola con i suoi genitori non si fanno discorsi spiritosi, e di appartenere all’altra metà del mondo infine si vergogna. Così come si vergogna col marito di quei genitori umili ma sani a cui scrive da lontano lettere senza orpelli per non mortificarli.

C’è in ultimo, un rapporto fra questo padre e questa figlia. Un rapporto doloroso, che ferisce chi legge. Ci sono parole non dette, ci sono sorrisi negati, abbracci mai dati. Lo comprendiamo da quelle sentenze così dure e ormai definitive nel ripercorrere il carattere e gli errori di un uomo infelice, che ha saputo sacrificarsi ma mai ha cercato di migliorarsi. A lui la figlia non perdona di essersi accontentato del suo piccolo posto, e lo ritrae con pennellate amare che lo accusano ancora una volta di essersene andato così come aveva vissuto, senza far rumore.

Ho finito questo preziosissimo libro in poche ore, dapprima incerta sullo stile poi sempre più rapita dalla lettura e avida di pagine e parole. L’ho chiuso pervasa dal senso di insoddisfazione per un finale troppo precipitoso, dopo poco più di cento pagine e i miei occhi, invece, le avrebbero volute decuplicare. Lo avrei voluto leggere e l’iniziativa di Modus Legendi mi ha offerto questa grande occasione di farlo ora, di non rimandare inserendo il titolo in una lista infinita tra tanti altri. Ne sono felice e vorrei che questi miei pensieri convincessero altri a leggerlo presto.

Poche parole vanno spese anche per la casa editrice L’Orma Editore: una traduzione delicata e perfetta, quella di Lorenzo Flabbi, la copertina accattivante e la carta ruvida delle grandi letture. Ottime scelte sotto ogni punto di vista.

 

Anita

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