L’innocenza della fuga – di Nicolas Alejandro Cunial

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L’innocenza della fuga

di Nicolas Alejandro Cunial

David and Matthaus Edizioni

Dal sito dell’editore:

Massacratemi la faccia! Io non ho maschera! Sotto questa pelle ci sono muscoli e ossa! Trucidatemi la fronte! Dietro ogni panno freddo messo da mia madre c’è solo carne! Smontatemi gli zigomi! Dietro ogni sorriso che li ha sollevati c’è solo il pensiero di essere me stesso! Ammazzatemi! Io sono il disordinario, perché al paradiso secondo il vostro credo preferisco un buio anarchico e concreto!

L’innocenza della fuga è un esordio che sorprende. Sorprende per unità, impegno e qualità stilistica e fa riscoprire così tutta la potenza dell’arma letteraria, della bella pagina, capace di stanare le coscienze con il suo stile per affondarvi con il suo contenuto. È la storia della tentata resistenza (creativa e potenzialmente creatrice) di Alex, dei suoi due migliori amici e della sua fidanzata, al grigiore della noia e del tempo che ci corrode, all’apatia e all’ingiustizia con azioni di rabbia vitalistica, che prova ad aprirsi all’esterno, a diventare protesta civile, per poi richiudersi in se stessa, sconfitta. La bellezza dell’opera, il perfetto connubio tra forma e contenuto, porta però il lettore dentro al problema e glielo lascia in dote, oltre e dopo l’ultima riga. Il problema della dignità dell’uomo, della sua libertà, del suo giusto riconoscimento pubblico: dal particolare all’universale, dalla vicenda privata a quella di tutti, come solo la buona letteratura è in grado di fare.

Recensione:

Sin dalle prime righe il lettore si sente avvolto dall’amarezza che il giovane protagonista del romanzo prova nel suo girovagare per Treviso, divenuta città segnata dalla decadenza morale, prima che materiale.

È un giovane disilluso che non vede una via di uscita dal degrado nel quale è piombata la società in cui vive, che tutto pretende e nulla concede e che sembra promettere soltanto un vuoto di prospettive.

Questo sentimento l’autore riesce a esprimerlo ripetutamente usando frasi taglienti che danno al lettore più di un motivo per indagare. Eccone alcune:

Accendo la bionda e cominciamo a consumarci a vicenda

Ho la sensazione che qualcosa ci abbia fregato in partenza, come se giocassimo una partita dal risultato scontato. In Italia, quando il gioco si fa duro, i duri cambiano le regole. È la norma. E così ti ritrovi sempre al punto d’inizio con alcuni giri di svantaggio.

I piedi non mi reggono, le braccia non mi abbracciano e gli occhi non mi scrutano. A cosa servo? Qual è lo scopo d’un cadavere deambulante? Forse dovrei chiederlo a chi ha progettato questo mondo, questa macchina umana, a chi ha amministrato questo tempo in cui mi trovo a vivere. Io non ho preparato il terreno di gioco, qualcun altro l’ha fatto per me, nel tentativo, riuscito, di annullare in principio ogni possibile intento corrosivo.

La verità è che amiamo il nostro Paese più di quanto lui ami noi.

Dedito ai vizi dei suoi coetanei, Alex trascina la fidanzata Ambra e gli amici più cari in bravate che, nel tentativo di ravvivare una città incupita, li porterà a sfidare le autorità e un ceto conservatore che nulla sa concedere alla fantasia giovanile.

Con la scoperta della situazione economica in cui si sono trovati i genitori dopo più di un anno e mezzo di disoccupazione del padre, con conseguente perdita di una casa a pochi mesi dalla scadenza di un mutuo venticinquennale che avevano sempre onorato, l’odio del giovane nei confronti di una società basata su tutto fuorché i sentimenti cresce a dismisura e lo porta a escogitare atti di ribellione ben più seri delle bravate giovanili che sapeva escogitare.

La spensieratezza non è più di casa e, nella rabbia che lo pervade, Alex è assalito dai pensieri peggiori che gli fanno dire: Mi vergogno per questo mondo: è il peggiore di quelli che ho mai incubato in un qualsiasi sogno oscuro. 

Lo spaccato che l’autore ci fornisce delle persone che Alex incontra ogni giorno al lavoro e fuori da questi rispecchia con fedeltà alcune realtà che si possono incontrare in ogni dove, ma fanno apparire con chiarezza quanto deprimente sia la scala dei valori che ci attornia.

Nauseato, decide di abbandonare malamente la fabbrica in cui lavora e, assieme ad Ambra, decide di emigrare nella speranza di un futuro più rassicurante, ma il tutto viene presto accantonato per sostenere suo padre nella protesta pacifica che ha deciso di inscenare assieme ad alcuni amici contro l’Agenzia delle Entrate e in cui volano le manganellate dei poliziotti.

Sconfitto, si rende conto di essere troppo piccolo e insignificante per una società impostata su valori a lui estranei e decide di sottomettervisi, ma l’odio che pervade la frangia di fanatici picchiatori di stampo fascista finisce per fare tornare in lui rabbia e disperazione e, con loro, la voglia di abbandonare la sua terra.

Una storia come tante, ma narrata con efficacia pungente che tiene il lettore sospeso sin dalla prima riga agli eventi che l’autore sviluppa con talento.

Alfredo

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