La maîtresse du poète, di Benedetta Tomasello

narrazione e poesia

narrazione e poesia

 

La maîtresse du poète

di Benedetta Tomasello

Quarta di copertina:

L’amore brucia, consuma e riaccende, mentre passano gli istanti e gli anni e, forse, anche i secoli. La maîtresse du poète narra di una donna e di un poeta ed è un viaggio nella dimensione dell’essere.

Nelle pagine del libro, narrazione e poesia divengono l’occasione per raccontare il buio di una cella e le parole di un’innamorata. Il cuore è la città antica: piazza Marina, ma anche Ballarò. Qui pietre antiche di secoli parlano di un silenzio che soltanto chi ha occhi e orecchie può intendere. Tutt’attorno c’è la moltitudine di coloro per i quali la vita scorre, ma che non vedono che nelle pieghe del proprio piccolo mondo.

«[…] Ad ogni pagina scritta – scrive l’Autrice – ne faceva da cerniera una strappata. Solo un lembo grattugiato ne dimostrava la sua iniziale esistenza. Uno scrittoio rotto e senza cassetti, una chiave e un taccuino dalle pagine strappate […]»

È un libro forte e al contempo delicato questo di Benedetta Tomasello: il resoconto di una ricerca incessante, nelle pieghe del tempo e del cuore. C’è qui una ricerca che si intreccia con le urla e i silenzi dei condannati a morte, di coloro che al dogma e all’abiura preferirono la ricerca e la coerenza.

È un piccolo gioiello questo volume, nel quale i versi dell’amore scandiscono gli eventi e li rendono eterni. Nel quale il simbolo principale è dato dalla vita stessa, che fluisce nelle vene e brucia nel petto di chi, donna o uomo, sentì l’incendio che ricongiunge il nostro piano con quello Divino.

Recensione

Questo è un libro particolare: l’autrice alterna narrazione a poesia, italiano a dialetto, azioni a evocazioni. Non è un romanzo, è quasi più una raccolta di poesia che racconta una storia. Ogni pagina è evocativa. Ho letto le prime pagine, quelle scritte in prosa alternata a poesia, come se fossi in un sogno. Mi vien da dire che è un libro onirico, fatto di immagini, di sensazioni, di colori, di odori e di emozioni, tutte fugaci, indefinite, come appaiono nei sogni. I contorni sono sfocati, perché ciò che conta è l’emozione, la sensazione che proviamo, il messaggio per recepiamo.

Temo di non aver capito pienamente il libro, anche perché alcune parti sono in dialetto siciliano e ci sono riferimenti a cose che io non conosco, e poi perché la poesia, per me, è più difficile. Appare piana, semplice, ma si sviluppa su più livelli, si può leggere e interpretare in diversi modi. Per questo temo che questa mia recensione non renda giustizia a un libro che ho avvertito, e tuttora avverto, come bello, delicato, profondo. Non saprei come descriverlo altrimenti, se non dicendo che è un petalo di rosa, morbido, setoso, profumato, colorato e delicato al tempo stesso. Riconoscibile ed evocativo di tante altre rose e storie. Ed è anche un po’ come le colline, dolci e sinuose, che salgono e scendono portandoci a livelli diversi, offrendoci nuovi panorami e nuovi spunti; verdi e rigogliose in primavera, e che in inverno, quando sembrano spoglie, nascondono la meraviglia della natura.

Ecco, per me la lettura è stata così. Consapevole di non poter cogliere tutti i dettagli, tutte le sfumature, ché mentre osservi il panorama questo sta già cambiando, eppure, nella mia ignoranza e mancanza di poesia, ho potuto goderne della vista, del profumo e dell’aria.

I commenti sono chiusi.