“La Locanda dell’Ultima Solitudine” di Alessandro Barbaglia (Mondadori)

"La Locanda dell'Ultima Solitudine"
“La Locanda dell’Ultima Solitudine”
 La locanda dell’ultima solitudine è un luogo lontano, una nave mancata, un perla in bilico su uno scoglio e dentro ci puoi trovare quello che sei in grado di immaginare. Un titolo romantico, evocativo, importante. Importanti sono anche le storie dei tanti personaggi che affiorano dalle pagine e si avvicendano in un ritmo serrato da togliere il fiato. Libero, fa una cosa folle: trova un biglietto della locanda in fondo a un baule vuoto e prenota una camera per lo stesso giorno ma dieci anni dopo. Una scommessa o il tentativo di rimandare una solitudine che vuole negare? Accadono tante cose in dieci anni, come potrà ricordare quell’appuntamento? E se anche lo ricordasse, cosa andrà a fare in quella locanda dieci anni dopo? Sarà diverso dopo dieci anni, o sarà sempre lo sesso che ha telefonato quel 20 Luglio 2007?
«Allora per il giorno siamo d’accordo: facciamo il 20 luglio.»
«Il 20 luglio è perfetto» dice l’uomo coi baffi. «Vedrà, il
tramonto qui sul mare è uno spettacolo meraviglioso.»
E finirebbe già tutto qui se Libero non avesse il corag-
gio di dirlo.
«D’accordo» e invece lo dice, lo dice proprio adesso: «Ci
vediamo il 20 luglio del 2017.»
«Del?!»
All’uomo coi baffi scappa uno squittio. Fa un passo come
se stesse per perdere l’equilibrio. Ecco: ha zoppicato.
«Del 2017. Non glielo avevo ancora detto?»
«Ma è tra dieci anni!»
«Dieci anni e tre giorni. A essere precisi.»
A Bisogno vive Viola, figlia di Margherita, nipote e pronipote di altri nomi di fiori. E’ tradizione di famiglia, come quella di accordare le cose storte. Viola ha un vuoto dentro, il padre l’ha abbandonata e lei, allora, gli scrive delle lettere. Meravigliose lettere numerate. Sembra tutto perfetto quando incontra Don Piter, che suona il piano da Dio e ha un giardino molto speciale da mostrarle.
Titolo: È l’ultima volta che ti scrivo.
Numero: 189
Data: 8-8-20lasciamostare
Ciao papà, lo sai già, questa è l’ultima volta che ti scrivo, ma è suc-
cessa una cosa così bella che se non te la racconto, giuro, muoio.
E allora eccomi qua. Bisogno, lo sai com’è, è un paese tutto in sa-
lita, e da quando il laghetto con i pesci rossi (te lo ricordi? Dài!
Ci si infilava sempre dentro Batuffolo a rincorrere le rane!) è sta-
to trasformato in un parcheggio, la salita non si può fare che a
piedi. Insomma il laghetto non c’è più. Nemmeno Batuffolo c’è
più, ma te l’ho scritto nella lettera 57, quella che inizia con “Ciao
papà, lo sai già, questa è l’ultima volta che ti scrivo, ma è succes-
sa una cosa così brutta che se non te la racconto, giuro, muoio. E
allora eccomi qua”.
Al limite rileggila. È tutto lì.
 Ci sono anche Lena, l’angelo che dona a Libero il baule e un motivo per andare; Margherita, che affitta stanze per urlare. C’è Enrico, che odia i tedeschi ma lo stesso prova a ricominciare da quello scoglio e l’uomo coi baffi, che immagina partite a bocce con temibili avversari e, naturalmente, c’è lei, la locanda:
Su un lato c’era un numero di telefono, sull’altro un nome:
la Locanda dell’Ultima Solitudine.
E poi:
PER SOLE DUE PERSONE
scritto appena sotto, in stampatello. Al centro. Appena
prima di:
IL POSTO PIÙ BELLO DEL MONDO:
SCAVATO NELLO SCOGLIO E NEL MARE
COME UNA NAVE MANCATA.
Quindi gli orari di apertura:
SIAMO SEMPRE APERTI.
TRANNE QUANDO SIAMO CHIUSI.
PER PRENOTAZIONI CHIAMARE ORE PASTI.
NON ARRABBIATEVI SE NON RISPONDIAMO:
STIAMO MANGIANDO.
Questo romanzo è uno scrigno e ogni personaggio una gemma, un sogno, una fiaba delicata con tutta la potenza della vita reale. Questa storia dura dieci anni e si consuma nello spazio di un giorno. C’è dentro un’intera umanità e, lo stesso, un’incredibile solitudine.
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