La Manutenzione dei Sensi di Franco Faggiani (Fazi Editore)

La Manutenzione dei Sensi
La Manutenzione dei Sensi
La Manutenzione dei Sensi

Leonardo Guerrieri ha un grande rimorso: non c’era quando sua moglie Chiara è morta. Per lei ha acquistato il casale che avevano visto insieme fra i boschi delle Alpi e spera di andare a vivere lì con la figlia Nina.

“Quando Chiara e io lo avevamo visto per la prima volta, in un tramonto nitido, acceso come in un quadro fiammingo e ansioso di accogliere la prima neve dell’autunno, lassù si poteva arrivare solo a piedi.”

Ma la vita si sa, disfa i progetti che facciamo senza alcun preavviso. Nina parte per fare praticantato in America e Leonardo si ritrova in viaggio verso il casale insieme a Martino, che è arrivato nella sua vita e l’ha stravolta. Martino è un ragazzo complicato. Leonardo sa che sarà in affido a lui soltanto fino al compimento della maggiore età, ma non può fare a meno di legarsi. Un po’ perché si somigliano: chiedono entrambi di essere lasciati in pace e fra loro si intendono perfettamente. Soprattutto quando la diagnosi rende tutto più evidente: Martino ha la sindrome di Asperger.

Ho avuto il privilegio di leggere questo romanzo in anteprima e posso dire che mi è molto piaciuto. Oltre allo stile che è moderno e ironico, ho apprezzato i dialoghi assai realistici e il fatto che tocchi corde profonde, con delicatezza ma strappando spesso un sorriso nonostante i temi forti di cui tratta. La solitudine, le famiglie non convenzionali e la rinuncia per amore dell’altro.

Estratto:

«Be’, ospitane uno qui, sai quanti errori gli possiamo regalare!». Voleva essere una battuta, naturalmente, per cercare di farla sorridere. Nei mesi del grande dolore a
volte aveva funzionato, anche se fare battute m’era costato un grosso impegno. «È quello che stavo per proporti…». «Non ho capito». «Prendiamone uno a casa», aveva risposto con tono determinato. «Prendiamone uno a casa… adesso sei tu che dici stupidaggini, non è mica un cucciolo. E comunque non potremmo prendere nemmeno quello». Cominciavo ad annaspare senza avere un salvagente vicino, perché lei e sua madre a ogni proposta, anche la più assurda, avevano sempre dato ampia concretezza. «E poi, a che titolo? Chi si prende cura di lui? Io? Ma mi ci vedi e, soprattutto, ce lo vedi?». «Tranquillo dottor Guerrieri. Lo possiamo accogliere in affido temporaneo, starebbe con noi solo per un po’, in attesa che una famiglia lo adotti… Comunque ci sarei anche io a stargli dietro, farei una specie di volontariato a casa. Di sicuro non lo lascerei nelle tue mani maldestre. Insomma, avrei un fratello piccolo per qualche settimana, due o tre mesi al massimo… per un breve periodo di felicità, o comunque di vita migliore rispetto a quella attuale».

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