La sabbia di Léman – di Carmine Sorrentino

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Dal sito dell’editore:

Un amore che scompare, silenzioso come la nebbia sul lago di Léman, un’avventura umana che si accende come il sole che albeggia sul deserto giordano del Wadi Rum. Un ingegnere nucleare che perde la strada e una guida giordana che la ritrova. Il lago di Léman con le sue funeree leggende e sentieri invisibili del deserto che portano lontano mentre avvicinano. Un cuore abbandonato che si ferma in Svizzera e un timido batticuore che si accende in Giordania.

Tutto questo è La sabbia di Léman, ultimo lavoro di Carmine Sorrentino. Una emozionante altalena sentimentale e geografica che spazia fra le diverse latitudini del cuore umano con un protagonista alla ricerca di qualcosa che ha perso e forse vale la pena ritrovare. L’amore può mettere radici anche lì dove non dovrebbe, perché i climi sono avversi o le terre inadatte? Sul filo teso tra prologo ed epilogo – due storie di devozione che non potrebbero essere più diverse – un intrico di sante, vergini, serpi e cani. Sogni, ricordi e racconti evocano le tragedie del secolo passato e di quello presente, tragedie che né un lago né un deserto possono davvero contenere.

Qui c’è la nostra intervista all’autore

Recensione

Il libro inizia con una Vergine e una morte e finisce con una Vergine e una morte; nel mezzo le emozioni, i sentimenti, la vita, le attese, le delusioni, l’amore, la sofferenza, la rabbia, il deserto, l’alba, l’incomprensione, l’ineluttabile e il cielo.

Carlo è in viaggio in Giordania, nel deserto. Circondato da quelle sabbie ripercorre la sua vita nei pressi di altre sabbie, quelle del lago Léman, a Losanna, dove si era trasferito per stare col suo compagno, ricercatore al CERN. Nel mezzo del nulla, con la sola compagnia di un fuoco e di Amin, giovane saggio del deserto, riscopre se stesso e rilegge la sua storia e quella di Sebastien, il suo ex. Sotto un cielo stellato, nella notte che unisce l’anno vecchio al nuovo, si ritrova a condividere spazio e pensieri con uno sconosciuto.

È un libro che affronta la ricerca di se stessi, la delusione di un amore finito, la difficoltà di abbattere i muri. Muri che separano chi accetta l’omosessualità da chi no. Sebastien lascia Carlo perché non ha il coraggio di affrontare la sua famiglia e la sua disapprovazione, per cui torna da una moglie che non ama, ma che lo aiuta a mantenere un’apparenza socialmente accettabile. C’è un società che a parole accetta, ma che di fatto non include; e poi c’è uno straniero, che non mette nemmeno in discussione che un uomo abbia bisogno di una o più donne, per lui è normale che sia così, ma che poi, quando capisce, non giudica perché non vi è nulla da giudicare.

“Io ho la mia verità, lui la sua. I nostri confini non vanno violati , semmai riconosciuti per una possibile frontiera che ci permetta uno scambio equo.”

“Per me lui è il mio poeta, una guida che mi sta conducendo oltre il deserto. Non so ancora dove mi ritroverò in sua compagnia, ma ho fiducia.”

È il percorso che ognuno di noi fa, per capirsi e accettarsi. La necessità di lasciare andare il passato, di riscoprirsi uguale a prima, ma diverso, più forte, più deciso, più consapevole.

“D’ora in poi sarò capace di dire addio senza rancore a tutti gli abbracci negati, a tutti i sogni interrotti, a tutti quei baci sognati e mai dati.”

È un libro che mi è piaciuto per l’onestà con cui il protagonista si racconta, per la verità nel descrivere le relazioni, di come a volte pensiamo che gli altri mettano delle barriere che invece non ci sono e non ci accorgiamo dei muri eretti da chi ci sta vicino.

Mi sono piaciute le storie nella storia: il Léman, la carpa e la capra, e l’ostinazione della Vergine delle serpi. Mi piace l’idea che esistano degli amori che vanno oltre, per cui vale la pena di farne il perno della propria vita, senza paura di soffrire, perché comunque, in un modo o nell’altro, si soffre tutti.

Mi piacciono i quadri di solo cielo e la possibilità di conoscere uno sconosciuto, conversando in una lingua straniera per entrambi. Mi piace l’idea di umanità che pervade tutto il libro. Mi piace perché è un libro che parla molto dell’omosessualità, eppure non è un libro sull’omosessualità, è un libro sulle persone, sull’amore e sul coraggio o meno di viverlo fino in fondo.

Daniela

 

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