Laboratorio Israele, di Dan Senor e Saul Singer

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Laboratorio Israele

di Dan Senor e Saul SInger

Descrizione (dal sito della casa editrice)

Perché Israele, un Paese di 7 milioni di abitanti in un costante stato di guerra, produce più aziende start-up rispetto a nazioni molto più grandi come Cina, Giappone e India? In effetti, se prendiamo l’indice Nasdaq, osserviamo con grande stupore come Israele abbia più aziende start-up di Europa, Corea, Giappone, Singapore, Cina e India messe insieme. L’esperto geopolitico Dan Senor e il giornalista Saul Singer ci spiegano lo straordinario miracolo economico israeliano, svelandoci che una mentalità basata sul conflitto e la lotta genera una combinazione unica di intensità innovativa e imprenditoriale e mostrandoci perché le politiche israeliane su immigrazione, ricerca e sviluppo, servizio militare siano state fattori chiave nella crescita del Paese. Israele, ci spiegano gli autori, non è solo un Paese ma uno stato mentale: “quando un imprenditore israeliano ha un’idea di business, comincia a metterla in pratica la stessa settimana”. Un modello forse non replicabile in un altro Paese, ma una lezione per tutta la “business community”.

Recensione

La società moderna si trova spesso di fronte a una scelta tra Avere ed Essere, come se la coesistenza di entrambi i concetti fosse impossibile, ma, percorrendo le varie fasi dello sviluppo di questa giovane nazione, che Dan Senor e Saul Singer illustrano nel loro Laboratorio Israele, si ricava la sensazione che il dilemma possa trovare una sua soluzione e che l’ideologico Essere per avere e il materialistico Avere per essere non siano per nulla in antitesi l’uno rispetto all’altro.

Questo libro, che non è altro che un resoconto cronologico dello sviluppo sociale, economico e tecnologico di Israele, è l’invito al lettore di guardare a questa realtà, con la mente sgombra da consensi o critiche aprioristici, per capire come un simile esempio di società moderna possa contribuire a coniugare al meglio pericoli di sopravvivenza e opportunità di sviluppo, ideologia e materialismo, tradizionalismo e creatività.

Con il loro Laboratorio Israele, Dan Senor e Saul Singer cercano di dare una risposta alle varie domande che sorgono spontanee sul come un paese minuscolo quanto la Lombardia, e che Mark Twain descriveva come un paese desolato … una muta e triste distesa, sia riuscito in pochi decenni a competere e persino superare nazioni con tradizioni sociali, culturali e scientifiche plurisecolari e che, a volte, devono rivolgersi a quella piccola comunità per individuare e sviluppare soluzioni a problemi che affliggono le loro società.

Tra le risposte ipotizzate dagli autori, emerge la frase pronunciata dal responsabile dei seminari di Intel: … Posso dire che l’aspetto più interessante degli israeliani è la cultura. Gli israeliani non hanno una cultura della disciplina. Fin dalla nascita sono educati a sfidare l’evidenza, a fare domande, a discutere tutto … La conseguenza è che risulta più complicato gestire cinque israeliani che cinquanta americani.

Nel mondo della tecnologia, o high-tech, molte nazioni hanno saputo emergere, ma la peculiarità del successo della società israeliana risiede nella moltitudine di motivazioni che le hanno dato origine e contraddistinto la sua essenza, e che trovano il loro denominatore comune nella capacità di trasformare eventi e situazioni avverse in risorse.

La minaccia di annientamento esplicitata sin dalla sua nascita da nemici più o meno limitrofi, è comunemente ritenuta la spinta che ha costretto la piccola nazione a dotarsi di una struttura militare diventata nel tempo una delle più efficienti strategicamente e tecnologicamente, ma, in realtà, il desiderio di autonomia in ogni campo discende dalla consapevolezza di non potere dipendere da altri per il proprio futuro che la dipendenza energetica delle altre nazioni rende la realtà geopolitica ed economica incerta.

In proposito, gli autori affermano che È difficile valutare quanto il boicottaggio attuato dal mondo arabo e gli altri embarghi internazionali – come quello militare da parte della Francia – siano costati a Israele nel corso degli ultimi sessant’anni … Alcune stime parlano di cento miliardi di dollari. Ma è difficile anche valutare il contrario, cioè quale sia il valore dei punti di forza che Israele ha sviluppato proprio in conseguenza dei costanti tentativi altrui di minarne lo sviluppo economico.

Il racconto fatto dagli autori fornisce un quadro cronologico dell’evoluzione tecnologica di Israele e sulla sua capacità di anticipare la soluzione al maggiore dei problemi che attanagliano la società occidentale, la decadenza dell’economia tradizionale. Investendo nelle Start-up, cioè nelle iniziative di singoli spesso privi di mezzi economici ma capaci di portare nuova linfa, ha portato questo paese a essere il centro dell’innovazione in ogni campo, e lo troviamo in cima a ogni classifica che riguardi lo sviluppo tecnologico, tanto che un numero sempre più crescente di studenti e studiosi provenienti da ogni dove si riversano nelle sue strutture universitarie oramai notoriamente fucine ideali di menti capaci di contribuire allo sviluppo della propria nazione.

Parlando del livello culturale della popolazione, dopo averci ricordato che, stando ai dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, il 45 percento degli israeliani hanno una formazione universitaria, Senor e Singer riferiscono che, secondo quanto pubblicato dall’elvetica IMD (International Institute for Management Development, Israele si colloca al secondo posto tra i paesi più sviluppati.

Oggi che l’Europa intera è alle prese con il problema dell’immigrazione di massa, non pochi governi si rivolgono a quello israeliano nella speranza di potere importare il modello di integrazione adottato con successo portando intere comunità, provenienti da circa un centinaio di nazioni con tradizioni socio-culturali tra le più disomogenee, a sentirsi parte integrante del paese adottivo.

Secondo un investitore di venture capital, alla base di tutto vi è la disposizione d’animo degli immigrati, cioè: Se sei emigrante in un nuovo paese, e se sei povero, oppure se una volta eri ricco e la tua famiglia è stata privata del suo patrimonio, allora sei motivato. Non vedi quello che hai da perdere, ma quello che hai da guadagnare.

In Laboratorio Israele Senor e Singer non nascondono i problemi che il paese ha dovuto e deve affrontare, ma ciò che appare evidente dal loro resoconto è la capacità di quella società di cogliere in ogni evento, persino il più glorioso, gli errori commessi finendo per individuare soluzioni capaci di trasformarli in un’occasione di miglioramento.

Con questa loro opera, gli autori hanno tentano di dare una risposta alla domanda più ricorrente: quale è il motivo che ha spinto e spinge molte tra le principali imprese governative, private e multinazionali di ogni settore a investire in Israele preferendolo ad altri paesi con ben altre risorse?

La risposta che ci fornisce questo testo è una miscela di vari spiriti; pionieristico di una società coinvolta nella sorte del proprio paese, quello imprenditoriale e capitalistico, passando dalla necessità di emergere per non soccombere.

Il libro è scritto con un linguaggio semplice e diretto, benché tratti temi importanti e a volte delicati come la guerra. Gli autori riescono a fare trasparire la forza e la vitalità di un piccolo paese, nato da pochi decenni e già all’avanguardia, come si diceva, in numerosi campi scientifici e medici. E lo fanno raccontando i fatti, analizzando gli aspetti positivi e quelli negativi.

Alfredo

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