“L’Amore Coniugato” di Annalisa GIuliani per Ianeri

 

"L'Amore Coniugato" di Annalisa GIuliani per Ianerì
“L’Amore Coniugato” di Annalisa GIuliani per Ianerì
“L’Amore Coniugato” di Annalisa GIuliani per Ianerì

Artemisia ama, è amata e per amore soffre. In questo romanzo intenso e delicatissimo, l’amore assume tutte le forme in una continua evoluzione. Come i tempi del verbo, amare è all’infinito ma l’amore vive anche nel passato, del presente e del futuro nelle generazioni che procreiamo.

Una sera di primavera, Ernesto tornò a casa con il suo volto lieto. Sembrava un Re magio del presepe, quando si toglie la carta stropicciata del giornale e la statuina appare ancora più luminosa con il suo manto luccicante e lo scrigno dorato. Un Re magio con un regalo prezioso, preludio di avvenire: un telescopio. Un tubo, lenti, viti e supporti per spiare il cielo e scoprire che si può piangere non solo per un ginocchio sbucciato o per il rimprovero della mamma. Le lacrime possono essere spinte da qualcos’altro, un nodo in mezzo al petto simile a quella brezza leggera che gli adulti chiamano gioia.

Artemisia sceglie per amore del figlio che porta in grembo, di rispettare se stessa e l’amore che prova per Ernesto, abbandonandolo e mettendo le distanze da lui e dalla famiglia che non vuole lasciare per costruire un nuovo futuro insieme.

 Rinunciando al suo amore, Artemisia era stata con- dannata a svestirsi di ogni attributo virtuoso della parola “donna”, esiliata e rinnegata per no dalla sua stessa lingua madre. Non più sposa, dea, Madonna e genitrice, bensì strega, seduttrice, puttana. Eppure loro avevano avuto altre parole, avevano parlato un’altra lingua. Erano stati l’una per l’altro non un diversivo o una parentesi, ma un luogo. Uno spazio senza con ni che si allargava a dismisura. Erano stati amanti, senza aggettivi, ed era stata la cosa più ovvia, come l’aria, l’acqua, la vita stessa.

Artemisia compie una scelta dolorosa, di cui prova a lasciare traccia perché sa che in un modo o nell’altro il passato tornerà a chiederle il conto e lei dovrà affrontarlo. E quel passato tornerà nel nome e negli occhi del figlio che tanto ama.

All’improvviso tutto cambiò. Una sera lui scrisse un post scriptum che stonava con la solita mail di numeri che lo precedeva. Un invito. Una chiamata. Un appello.
PS: Sei felice?
Albertassò a lungo quelle nove lettere. Tutta la bizzarria narrata sull’eccentrico professore si rivelava in quei pochi caratteri. Avrebbe potuto ignorarle, archiviarle, far finta di non averle mai lette, ma non ci riuscì. Dopo tutti quei numeri, bastarono poche lettere a ridur- re in frantumi la coazione a ripetersi del suo tempo, interrompendo il ritmo regolare e ordinato di un giorno come gli atri.

L’amore ha facce infinite, come un prisma che al sole riflette i colori sulle pareti. Ma L’amore coniugato non è soltanto quello ufficiale del matrimonio, ma anche quello che sboccia come un fiore imprevisto in una fenditura di asfalto. L’amore è nelle parole che diciamo e in quelle taciute. Nei libri, nei quaderni e nei diari che custodiamo, nelle lettere che non abbiamo il coraggio di spedire. L’amore è attorno e in qualche modo quando finisce non finisce mai del tutto.

Lei era il sentire al massimo grado, la vita declinata al superlativo assoluto. L’amava, ma era l’altra. Quella del tempo che non scorre e non si avvicenda perché divergente e parallelo. Con lei non poteva esistere passato, non era immaginabile futuro. Solo presente vissuto e consumato in fretta, come in fretta doveva essere consumato l’amore clandestino.

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