L’amore, quando muore – di Nadia Levato

L’amore, quando muore

di Nadia Levato

Montag Edizioni

Dal sito dell’editore

Elisa e Matteo, una coppia come tante. Matteo è uno scrittore affermato, talmente assorbito dai suoi impegni professionali da diventare disattento e impermeabile a tutto il resto. Scrive di notte, perché è nel silenzio e nell’oscurità che trova la sua maggiore ispirazione. Elisa, nella stanza accanto, gli occhi sgranati sul soffitto, trascorre notti insonni. Elisa pensa. A volte piange. Altre fugge dalla realtà sognando di un figlio che ridia consistenza a quell’amore che evapora, giorno dopo giorno, senza lasciare traccia di ciò che è stato. Ma Elisa è bella. Giovane. Ha ancora bisogno di essere amata e di amare. Ha bisogno di una carezza sul cuore. Una storia d’amore. Che nasce. Sorprende. Si perde e a volte muore.

Recensione

Questo libro è breve, 75 pagine in tutto, si legge in una sera e ti entra dentro.

L’ho letto d’un fiato, perché parla di amore, e a me le storie d’amore piacciono.

Racconta di una coppia, dal punto di vista lei. Si amano, o almeno lei lo ama, ma lui è troppo preso dai suoi libri per darle attenzione. Si incrociano per poche ore la sera, prima che lei vada a letto e lui continui a battere sui tasti, per produrre un altro best seller. Lei vorrebbe che lui la guardasse, le parlasse, la coccolasse, mentre lui sembra non vederla nemmeno più. Solo che l’amore non è come un mazzo di chiavi, che puoi perdere da un momento all’altro. L’amore non si perde. L’amore inizia a scemare, a cambiare e a un certo punto ti rendi conto che non c’è più, ma non sapresti dire quando è successo, quando è iniziato il tutto.

Sì, Matteo, che casino! Ho perso le chiavi ed anche l’amore. E ci piango sopra un po’. Che le chiavi nel tombino sono come un film triste che ti dà il là per sfogare tutta la tua disperazione.

Elisa vorrebbe tornare a essere il centro per Matteo, ma le cose prendono una piega diversa. Scoprirà che non è come sembra, ma lo scoprire, forse, troppo tardi.

La storia mi è piaciuta molto, l’ho sentita viva, grazie anche allo stile asciutto e veloce di Nadia Levato, che con questo romanzo breve ha vinto un premio. Mi è piaciuto molto il punto di vista della donna, con tutti i dubbi, le domande e le contraddizioni tipiche di un’anima che cerca la verità, che vorrebbe capire che cosa sta succedendo; di chi tenta di dare un senso agli eventi e al venir meno di un amore che sembrava permeare tutto, per l’eternità.

Trovo irritante sentirti russare da questa stanza, sapendo che ti sveglierai solo fra molte ore, dopo che il giorno avrà mangiato gran parte del tempo e a noi non resteranno che briciole da condividere prima dell’inizio di un nuovo capitolo.

Eppure, non troppo tempo fa, trovavo così poetico restarti accanto nelle tue maratone notturne. Guardare il tuo profilo corrucciato. La penna in mano e il taccuino davanti. Pagine bianche che piano piano si coloravano d’inchiostro.

Spesso l’alba ci sorprendeva abbracciati, talora addormentati.

E capitava, a volte, che quei fogli si macchiassero di caffè per la stanchezza o per un bacio rubato di soppiatto. E ridevi, mentre maldestra- mente cercavo di porre rimedio ai miei disastri con un canovaccio.

Adesso non ridi più.

Daniela

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