Le Fragili Attese (di M. Signorini)

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Descrizione:

Questa è la storia della Pensione Palomar, un vecchio stabile a due piani nel quartiere periferico di una grande città. Osservandola dalla strada, incastrata tra due palazzi, sembra appartenere a un tempo che non è più. È la storia di Italo, il proprietario, che a quasi ottant’anni ha deciso di chiudere per sempre. Osserva passare gli ultimi giorni seduto dietro al bancone, mentre rilegge vecchie lettere d’amore scritte da una ragazza negli anni Cinquanta. È anche la storia dei suoi ultimi ospiti: Guido, un professore d’inglese che deve insegnare a parlare a una bambina muta; Lucio Ormea, un uomo alla ricerca del padre che non vede da quando era piccolo; il generale in pensione Adolfo Trento, convinto che la soluzione di ogni pace stia nella guerra; Ingrid, un’arpista con il polso spezzato che lavora come cassiera al supermercato e di notte si accompagna a uomini conosciuti per caso; e infine la domestica Emma, che ha fatto della Pensione Palomar la sua casa da ormai troppo tempo. Sono tutte persone ferme ai margini di un mondo che corre troppo veloce, in attesa che arrivi qualcosa, forse un treno che li porti via, verso una direzione qualsiasi, prima che sia troppo tardi.
 
Recensione:
Il romanzo edito da Marsilio è sotteso da una atmosfera nostalgica e lieve che accompagna il lettore lungo tutta la narrazione. Seguiamo Italo nelle sue vicende tendendo l’orecchio a una voce amica che ci dice come ha fatto ad arrivare fino a lì e vorremmo, alla fine, poggiargli una mano sulla spalla perchè qualcosa abbiamo intuito di quella scatola ritrovata per caso dopo tanti anni, vorremmo dargli anche una mano in qualche modo e speriamo che ci ripensi e non la chiuda più la pensione Palomar. I personaggi sono delicati e vividi, come piccole gemme incastonate in questa preziosa lettura che rimane nel pensiero anche quando è terminata. c’è la speranza, della redenzione, l’amaro che ogni conflitto porta con sé, la solitudine  ricercata e quella ritrovata. Persone fragili, persone che attendono, che a volte provano a cambiare la loro vita ma si attorcigliano fra le pieghe del tempo che scorre. Signorini ci dimostra che la speranza non finisce in una pensione che chiude, in un rapporto a lungo desiderato con un padre assente, con una stanza chiusa a chiave, con un’arpa silenziosa. Attende Guido che si augura di poter ricominciare da quel lavoro così atipico; attendono insieme Lucio e Adolfo, l’uno il padre e l’altro i figli. E attende Emma, che si domanda che ne sarà di lei dopo tanti anni fra quelle stanze con Italo. 
Questo libro non finisce, anche quando è voltata l’ultima pagina. come fantasmi tornano nella notte, a ricordarci di non attendere ancora, che le occasioni perse non tornano più.

 

 

4 thoughts on “Le Fragili Attese (di M. Signorini)

  1. chilidilibri il said:

    “Italo si chiedeva spesso, ormai vicino agli ottant’anni, se anche la sua vita, come quei pomeriggi, non fosse stata altro che una lunga, fragile attesa; il tentativo riuscito di tenere nascosti sotto la sabbia i suoi scrigni di vetro.
    Si attende che la vita faccia un passo e la pianti di stare in bilico, pericolante su se stessa. Si attende qualcuno, o qualcosa, che prenda tutti i silenzi e lasciandoli cadere, quasi per sbaglio, li mandi in frantumi”
    (M. Signorini “Le fragili attese”)

  2. chilidilibri il said:

    “Basta una folata di vento, a volte, per spostarci dal luogo in cui siamo.”
    (M. Signorini “Le fragili attese”)

  3. chilidilibri il said:

    “I pomeriggi, alla Pensione Palomar, passavano lenti, nell’attesa. Italo si chiedeva spesso, ormai vicino agli ottant’anni, se anche la sua vita, come quei pomeriggi, non fosse stata altro che una lunga, fragile attesa; il tentativo riuscito di tenere nascosti sotto la sabbia i suoi scrigni di vetro”
    (M. Signorini “Le fragili attese”)

  4. chilidilibri il said:

    “Non ci rendiamo mai conto di cosa stiamo diventando. Succede tutto in un momento. È come se la vita bussasse alla nostra porta, mentre prima se ne stava comodamente sulla soglia, senza disturbare, e d’un tratto ci dicesse: sto passando”
    (M. Signorini “Le fragili attese”)