Le sette vite di Sebastian Nabokov, di Franco Mimmi

Le sette vite

Le sette vite di Sebastian Nabokov

di Franco Mimmi

Ed. Lampi di stampa

Trama (dal sito Amazon)

Per poter leggere bene questo libro è necessario scrivere i libri che vi sono celati…”. Questa è la sfida che il professore lancia agli alunni del suo “Secondo corso di lettura creativa”, e il libro in questione è “La vera vita di Sebastian Knight”, di Vladimir Nabokov. In esso il narratore vuole ricostruire la biografia del suo fratellastro, autore di cinque romanzi di cui almeno uno è di fatto una sua biografia ma dove tutto, dal protagonista all’autore, è almeno doppio, o triplo, o…

Recensione

Ma Nabokov di nome non faceva Vladimir?

Sì, esatto. E non è certo un errore dell’autore, quello di chiamarlo Sebastian.

Il professore di scrittura creativa, alter ego dell’autore, vien lecito pensare, soprattutto alla luce del libro, dice ai suoi alunni, all’inizio della prima lezione:

“Quest’anno ci occuperemo di un testo che ci permetterà di scavare in una vera e propria miniera letteraria: i romanzi contenuti nei romanzi.

E lo fa scegliendo un romanzo, La vera vita di Sebastian Knight di Nabokov, che contiene al suo interno 4 romanzi e una raccolta di racconti, tre in tutto, per un totale di 7 storie. Qualcuno conta 5 libri più due biografie: quella di Sebastian e di suo fratello.

Difficile parlare del libro di Mimmi senza parlare del libro di Nabokov, poiché quello è incentrato su questo. Su come il russo, naturalizzato americano, riesca a portare il lettore in un gioco degli specchi, in un continuo riflettersi dell’autore nei suoi personaggi e nei personaggi del suo personaggio (Sebastian, appunto, che spesso non è altri che Nabokov) e l’autore, raccontandoci, scomponendo e ricomponendo questo gioco di specchi, ne aggiunge altri: se stesso e i suoi alunni, che sono sempre soprannominati con nomi di personaggi più o meno famosi (io ne conoscevo meno della metà, mea culpa).

Il libro è molto ben scritto, con particolare cura e attenzione, la scelta dei termini non è casuale e ho apprezzato molto il tentativo di spingere verso l’alto la cultura, anche tramite il linguaggio, mantenendone però la comprensibilità, oltre al taglio spesso ironico. Non mancano passaggi di riflessione sulla realtà e sul comportamento umano:

“Il perché un libro eccellente deve cadere e un altro, eccellente anch’esso, riceva l’omaggio dovuto, rimarrà sempre una specie di mistero”,

dice uno dei personaggi di Knight; mentre il professore rimprovera bonariamente i suoi alunni dicendo loro:

“Speravo che lo scrittore velleitario nascosto sotto il lettore superficiale non avrebbe fatto capolino così presto o almeno non in modo così prepotente, non in forme meschine quali il disprezzo ingiustificato per il lavoro altrui come mezzo per esaltare il proprio.”

Concetto che ritorna un paio di volte nel corso del libro.

Mi è piaciuto questo libro: l’autore riesce nell’ardua impresa di raccontare un libro complicato, dalle mille sfaccettature, è il caso di dirlo, mantenendo l’attenzione del lettore, senza cadere nel didattico, nello “spiegone”. L’utilizzo dell’escamotage di far parlare persone diverse (anche se spesso hanno la stessa voce) e di intramezzare i loro interventi con considerazioni personali o interventi che riportano all’atmosfera aula, è molto ben utilizzato e riesce nell’intento di spezzare il ritmo, quando questi rischia di diventare monotono, e dare un’accelerata.

È senza dubbio un libro che mi sento di consigliare, sia a chi ama Nabokov, sia a chi non lo ha mai letto o non lo ama. È un libro su Nabokov, ma è anche una dimostrazione di quanto affermato dal professore:

“Leggere tutto quanto è contenuto in un romanzo è praticamente impossibile, perché impossibile è rintracciare tutto ciò che l’autore ha voluto metterci (…) e a questo materiale si aggiunge quello che ogni lettore ci mette di suo (…)”.

Daniela

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