“Le vite potenziali” di Francesco Targhetta (Mondadori)

“Le vite potenziali” di Francesco Targhetta
“Le vite potenziali” di Francesco Targhetta

Il romanzo di Francesco Targhetta ci proietta nella una realtà fatta di amicizie, concorrenze più o meno sleali, logiche aziendali e start up, grandi successi lavorativi e difficoltà relazionali.

I protagonisti, a diversi livelli legati all’Albecom, sono infatti giovani nerd ma di successo e belle speranze, così presi dalle sorti dell’azienda su cui riversano tutte le loro energie da non avere più il tempo per l’amore, quello vero, quello da coltivare.

Le donne sono proiezioni, quasi spettrali, spesso incomprensibili, distanti. Sono come sassi lanciati in uno stagno, che fanno cerchi concentrici e lambiscono appena il bordo del lago, l’uomo, che le contiene ma quasi non le avverte.

Il mio personaggio preferito è senz’altro Luciano che non maschera la fragilità di un uomo sensibile e insicuro. In lui la potenza della vita, che può in qualche misura dare ancora una speranza al futuro.

Le conversazioni con l’amata, sono per questi imprenditori diventano momenti da incasellare fra una riunione di lavoro e una email con un potenziale cliente, magari rubando cinque minuti dalla pausa pranzo e i dialoghi sembrano perlopiù ridursi a sterili comunicazioni. In un’era digitalizzata, dove la rete connette distanze incredibili, non c’è più il tempo per guardarsi negli occhi, si annaspa nel desiderio di una relazione che richiede un impegno superiore alle proprie possibilità. Come sempre gli amori richiedono. Le coppie non parlano un linguaggio binario, computerizzato.

L’amore, ha bisogno di tempo. E il tempo non si può comprare.

Lo sguardo dell’autore potrebbe apparire remissivo, deluso e rassegnato ma la vera forza di queste vite potenziali risiede proprio nella speranza del futuro, nell’osservazione di una piantina che rifiorisce, seppure trascurata per anni, e non si arrende.

Lo stile è magnifico. Asciutto, tecnico a volte, dove serve, lirico quando tratta di sentimenti, prefetto sempre.

Estratto:

Sebbene conoscesse la tendenza degli automobilisti a imboccare l’uscita della tangenziale ad alta velocità, Luciano, a piedi, decise di attraversare l’incrocio tra via delle Industrie e via dell’Elettrotecnica in diagonale, con lentezza, tenendo saldo tra le mani un pacco di crocchette al manzo e frumento, ideali per gatti adulti esposti alle intemperie e bisognosi di rafforzare le proprie difese immunitarie. Il cielo era saldamente assolato e la stanchezza del risveglio gli sembrava essersi dissolta di fronte a un altro giorno di melina, in cui tutto avrebbe assunto la forma di una prudente attività di controllo. Fu forse in seguito a questa presa di coscienza che Luciano, arrivato in mezzo alla strada, a metà tra la chiesetta di Santa Maria del Rosario e i binari morti dei Rimorchiatori Riuniti, nel frastuono delle macchine e sopra le sirene delle navi, si fermò: c’era il rischio di essere investito all’improvviso, ma c’era anche una specie di dolcezza, che gli veniva dal suo vincolo alla Albecom e dunque a ogni altra cosa.

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