Lo Stesso Vento di Valerio Aiolli (Voland)

Lo Stesso Vento di Valerio Aiolli (Voland)

Lo Stesso Vento di Valerio Aiolli (Voland)

Sinossi:

Firenze, 1940. Fausto è apprendista operaio, Adriana la figlia sedicenne di un piccolo borghese dalle simpatie fasciste. Dopo la fine della guerra sognano di sposarsi e trasferirsi in Germania. Una sera lui le fa un regalo inusuale: un ventilatore prodotto nella fabbrica in cui lavora. Superata l’iniziale delusione di Adriana, l’oggetto diventa il simbolo dell’inizio della loro vita insieme. Lo stesso vento è la storia di Fausto e Adriana, ma anche di Peppe e Bianca, di Vittorio e Francesca, di Guido e Andrea, tutti legati dal ventilatore, che passa di mano in mano acquistando significati differenti e inserendo i vari personaggi in una stessa mappa narrativa. Con stile asciutto ed evocativo, attraversando gli eventi topici del ’900 (la Seconda guerra mondiale, il ’68, la caduta del Muro di Berlino), il romanzo racconta la sgangherata geometria dei rapporti umani. 

 

Recensione:

Lo Stesso Vento di Valerio Aiolli  edito da Voland (casa editrice che non sbaglia un colpo!) racconta una storia delicata ma emozionante. Mi sono immedesimata tanto nella solitudine del protagonista, Fausto, cosa affatto scontata trattandosi di un uomo sessantenne. E anche nelle frustrazioni della moglie Adriana, profondamente viva con un gran desiderio di riscatto, e nel dolore di un figlio diviso fra due case. Ho provato molta empatia per i personaggi pur avendo una vissuto che per nulla si accosta al loro.
“Fausto cammina nel tardo pomeriggio come se non gli fosse rimasto nient’altro da fare. Si guarda le scarpe e si sente stanco, ma continua a camminare. Tutta quella gente che gli formicola intorno lo opprime. Cammina e tiene fisso verso terra il volto cavallino e vecchio.”

 Questo il grande merito di Valerio Aiolli che porta nel cuore della storia il lettore e lo àncora lì, al ventilatore. Il protagonista assoluto, sempre presente anche quando è dimenticato, osserva la vita dei suoi padroni e se ne sta immobile, fisso e silenzioso, a fare sempre lo stesso vento in qualunque momento, davanti a chiunque.
“Più di vent’anni. Più di vent’anni che fa il pensionato, Fausto. Il riposante, come si diceva un tempo. L’unico posto sicuro, dal quale nessuno ti può licenziare. Un mestiere di cui si è impadronito a poco a poco, giorno per giorno, ma sempre con la sensazione di non averlo imparato mai come si deve, mai fino in fondo. Non ci sono libretti di istruzioni per svolgere bene il mestiere del pensionato, non ci sono colleghi che possano svelarti qualche trucco, risolverti qualche grana. Non serve aver studiato. Fausto è arrivato solo alla quinta elementare ma sente che sarebbe lo stesso se avesse finito l’università. Devi solo vivere, e sperare per il meglio, mentre tutto intorno a te e tu stesso siete diretti verso il peggio.
Vent’anni. Vent’anni di pensione e di loden grigio”
Aiolli riporta al centro proprio le cose inanimate che ci circondano e che ci “fanno” anche se non ce ne accorgiamo. Non sono le nostre parole, non sono le nostre azioni, ma sono le nostre cose. Fanno parte di noi, anche quando non ne abbiamo considerazione, anche quando per anni le ignoriamo. Perché basta un istante, basta guardarle in quel momento di indecisione per far sì che tutto cambi e la vita prenda una piega diversa. O che rimanga tutto uguale.
“Come si può pensare di sposare uno che per festeggiare il sesto mese insieme ti regala un ventilatore?”
“è l’ultimo modello. Appena iniziato a produrre. Nei negozi ancora non si trova”
 Anita
P.s. Non lasciatevelo scappare, lo potete acquistare qui:
http://www.voland.it/voland/scheda.aspx?titolo=573

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