L’universo a portata di mano, Christophe Galfard

l'universo a portata di mano
in viaggio attraverso la fisica dello spazio e del tempo
L’universo a portata di mano

di Christophe Galfard

dal sito della casa editrice:

Immaginate di essere fatti di pura coscienza, senza corpo, e di essere in grado di spostarvi a velocità vertiginose nello spazio immenso e profondo, capaci di miniaturizzarvi per immergervi dentro al mondo brulicante di un nucleo atomico, o di diventare enormi per tuffarvi a capofitto proprio dentro a un buco nero. Immaginate di essere proprio lì, a toccare fisicamente tutte quelle cose così affascinanti che nei libri di fisica vengono spesso descritte in termini un po’ asettici e talvolta decisamente difficili. Ma questa volta capite tutto, perché non vi stanno solo descrivendo l’universo: lo state proprio toccando con mano. Con una prosa mozzafiato; metà novella metà fisica teorica, Christophe Galfard vi farà volare direttamente sulla superficie del Sole, nei meandri di una galassia, alle origini del Big Bang e dentro un buco nero, dove tempo, spazio, materia e energia; e ogni altra abituale categoria della fisica, di cui Galfard è uno degli interpreti più brillanti, si confondono. Questo libro straordinario ci fa comprendere, per la prima volta così chiaramente, le più strane e sconcertanti verità della scienza, senza disdegnare di soffermarsi lungo il cammino sulle questioni che queste scoperte hanno rimesso in discussione, dall’esistenza di Dio, all’origine del tempo, al futuro stesso dell’umanità. L’universo a portata di mano è un’opera che si legge come un romanzo, solo che racconta la vera, incredibile, grandiosa avventura del cosmo e della fisica.

Recensione

Stare seduti sulla propria poltrona, o sdraiati sulla spiaggia, e volare verso mete lontane è il sogno ricorrente di un’intera umanità, ma farlo alla velocità della luce e coprire in un battere d’occhio i centocinquanta milioni di chilometri che separano la Terra dal Sole, superarlo e planare fino alle stelle più remote e constatare la loro morte avvenuta miliardi di anni fa, scoprire i buchi neri, galassie mai immaginate dalla mente umana, è l’avventura che Christophe Galfard riesce a far vivere al lettore con una sequenza che trasforma questo viaggio galattico in una regata a portata di chiunque.

Con un linguaggio scientifico, ma comprensibile per qualsiasi lettore, questo libro ci fa capire come lo spazio-tempo, tanto caro a noi umani, perda ogni significato quando lasciamo la nostra atmosfera, trasformandoci in esseri diversi, a tratti più giovani di migliaia di anni rispetto ai nostri coetanei terrestri, a tratti eterei, spesso in balìa delle curve che formano ciò che noi conosciamo sotto il nome di “Gravità”, mai padroni del nostro corpo né delle nostre azioni.

Nelle varie tappe del viaggio, tornato nella dimensione umana, il lettore prova una gamma di sensazioni che vanno dalla delusione nel constatare quanto insignificante siano il nostro pianeta e noi stessi, rispetto alla miriade di universi sconfinati, alla difficoltà di riadattarsi alla condizione terrena, ma anche all’esaltazione di sentirsi umani con tutte le prerogative e le problematiche che questo nostro stato comporta.

In proposito, Galfard rileva che

i primi uomini che sono stati nello spazio sono tutti tornati pervasi da un senso d’umiltà per la bellezza del nostro pianeta, e per le sue dimensioni minuscole rispetto all’oceano di tenebra che lo avvolge.

La lettura di quest’opera, che consiglio vivamente ai non addetti che vogliano scoprire qualcosa dell’universo, ci fa comprendere quanto, nonostante le scoperte fatte, l’Uomo sia ancora lontano dall’affermare con certezza una qualsiasi verità sul Creato.

A chi, timoroso di proiettarsi nella complessità delle teorie enunciate e nelle incognite che una simile avventura può comportare, vorrei riproporre, a mò di incoraggiamento, quanto detto da Galfard riguardo alla cosmologia:

al contrario di ciò che molti possono credere, agli scienziati non piace la complessità. Preferiscono che tutto sia semplice. E il trucco che usano, di solito, è individuare uno schema semplice entro un ambiente apparentemente complesso. È qui che l’intelligenza svolge un ruolo.

recensione di Alfredo

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