Marta la sarta, di Valentina Di Cesare

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Marta la sarta

di Valentina Di Cesare

edizioni Tabula Fati

copertina e presentazione di Federica D’Amato

 

Dal sito dell’editore

Gli undici capitoli che compongono Marta la sarta, sono incentrati sulla figura di una simpatica donnina di mezza età, nubile e senza figli, commessa da molti anni in una merceria e sarta nel tempo libero per i suoi clienti.
La semplicità caratteriale di Marta le permette di attraversare la vita degli altri in modo mai ingombrante, ma allo stesso tempo attivo, sempre disposta, con l’ausilio di luminose riflessioni e un amore vocato ai riti del quotidiano, a carpire da ogni storia quasi una piccola legge dell’esistenza, che non esita a farsi leggenda.
Ci ritroviamo così davanti a vere e proprie “fiabe moderne”, in cui spesso i bizzarri episodi narrati non mancano di mescolarsi ad una ironia dolce e penetrante, tanto da raggiungere in alcune pagine la grazia della poesia gnomica. E come in tutte le fiabe, anche qui qualcosa di magico ci ricorda che l’umanità continua a esistere solo grazie al cuore degli eroi, a quella loro capacità di salvare tutti non potendo essere salvati da nessuno.

Recensione

Oltre a Marta e ai personaggi che compaiono nel libro, ci sono altri due protagonisti ricorrenti: uno viene citato spesso, l’altro l’ho avvertito lungo tutte le pagine, nonostante non venga quasi mai nominata.

Il primo è il tempo, di cui spesso Marta disquisisce, o meglio, ascolta gli altri che le spiegano che cos’è e come non lo comprendiamo e lo sprechiamo. L’altra è la solitudine.

Marta è una signora senza età, senza famiglia, le è rimasto un solo cugino appassionato di ufologia, con amicizie apparentemente superficiali, nessun amore, se non nei ricordi adolescenziali.

“- Secondo me i ricordi sono come i bottoni con le camicie, lo sa signorina?

– E perché?

– Perché i ricordi tengono unite le cose, proprio come fanno i bottoni con le parti opposte di una camicia. È dai ricordi che s’impara e si tengono in piedi le nostre convinzioni attuali…”

Marta entra nella vita delle persone in punta di piedi, senza disturbare. Gli altri la notano e la apprezzano per la sua discrezione, le confidano i segreti più intimi e si mostrano per quello che sono. In questo modo ha la possibilità di scoprire un po’ di più anche di se stessa.

Marta mi è parsa come una donna senza passioni evidenti, eppure a tratti in grado di mostrare i colori della vita:

“Nonna, scusa se non ci ho pensato prima ma oggi mi sono ricordata che esiste una strana categoria di sogni: quelli che non si realizzano. Non i sogni di gloria, di fama o di ricchezza ma quei sogni che sogni non dovrebbero rimanere, quelli che dovrebbero sempre diventare realtà per rendere tutti uguali e non lasciare le cose incompiute, perlomeno le più importanti. T’ho portato il mare, il mare che non hai mai visto.”

Conosciamo Marta tramite gli altri, tramite le sue reazioni e i pensieri che le conversazioni le suscitano. Non compie mai gesti eclatanti, l’unica volta che ci prova (vorrebbe confidare un segreto) viene bloccata perché, le dicono, certi segreti anche se non sono mai stati detti, sono stati rivelati con i gesti e le azioni.

Il passato torna spesso e con esso i rimpianti per le occasioni e il tempo perduto.

“Vivo sospesa tra il mondo in cui sono cresciuta e quello in cui sto invecchiando, non riesco ad orientarmi tra gli errori fatti e quelli da non ricommettere e in più ora sono troppo adulta e troppo stanca per ricominciare da capo e trovare nuovi pilastri su cui appoggiarmi.”

Il libro d’esordio di Valentina Di Cesare è un romanzo leggero, dove gli undici racconti ci aiutano a conoscere Marta, una persona qualunque, che vive ciò che la vita le propone, cercando il tanto nel poco.

Daniela

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