Il musicista oscuro – di Giacomo Melloni

Il musicista oscuro

di Giacomo Melloni

Edito da Voland

Dal sito dell’editore

Squattrinato, privo di talento, ossessionato dal successo che non riesce a ottenere, il protagonista è un musicista fallito che si guadagna da vivere come custode in un museo. Detesta i colleghi di lavoro e soprattutto il suo vicino, ottimo violinista e dongiovanni di cui è irrimediabilmente invidioso. E quando viene abbandonato anche dalla brutta e grassa Silvana, la follia del narratore si aggrava. Chiuso nella sua stanza, passa le giornate a origliare, convinto che il violinista sparli di lui alle tante conquiste che si porta a letto. Un grande cartellone pubblicitario che annuncia l’uscita dell’album di una nuova star della musica – l’odioso vicino – fa precipitare la situazione.

Recensione

Il musicista oscuro avrebbe anche potuto intitolarsi Scorcio di follia, perché di questo si tratta. Il protagonista è consapevole della propria pazzia e ci racconta del primo episodio, di quando, osservando un quadro di Fernandez: Scampagnata domenicale, i personaggi rappresentati hanno preso vita e hanno iniziato a perseguitarlo e tenergli compagnia anche nella vita quotidiana.

Il protagonista ha 36 anni, non ha un lavoro, senza soldi, brutto e assolutamente privo di talento musicale; ciononostante si ostina a  voler vivere di musica.

È un uomo frustrato, rancoroso, arrabbiato col mondo e convinto di meritare fama e successo, incapace di fare una sana e oggettiva analisi della realtà:

Il mio maestro di chitarra, il vero responsabile della mia triste deriva, è stata la prima persona che ho realmente ammirato. Non saprei darne una descrizione lucida: l’odio che oggi provo nei suoi confronti distorce il mio giudizio. È stato lui a trasmettermi la malattia della musica, è per causa sua se adesso sono qui, senza un lavoro dignitoso, senza soldi, a torturarmi nella speranza di trovare una via d’uscita.

La telefonata di Boris, un suo vecchio amico, nonché ex bassista del gruppo, è l’inizio di una nuova china discendente, in cui la follia si alterna sempre di più con la realtà. Il protagonista è consapevole di avere delle visioni e che i personaggi che vede non sono reali, ma questo non basta a tornare alla realtà, a  non dar loro retta. Anzi, sembra cercarli e voler vivere con loro. Non riesce a tenersi un lavoro come cameriere e neppure una ragazza. Invidia il vicino, che ha talento, donne e uomini a volontà.

È una persona sgradevole, scostante, maleducata e antipatica, eppure fino alla fine il lettore spera che possa ravvedersi e comprendere che la sua follia può essere, in qualche modo, limitata, poiché vi è consapevolezza.

Melloni ci mostra la follia, ce la fa assaggiare, ci fa sentire lo smarrimento, il panico, di quando ci si rende conto che ciò che si è vissuto non è vero, che non è successo se non nella nostra mente.

L’autore ci porta in un mondo squallido, ci fa toccare con mano l’incapacità di reagire adeguatamente alle situazioni, lo squallore umano, la sporcizia sia degli ambienti che dell’animo; lo fa con nonchalance, con naturalezza, senza accanimento né tentativi di redenzione.

Un libro molto godibile, in cui le contraddizioni del protagonista rischiano di rispecchiare le nostre. Ancora una volta Voland ha fatto centro. E complimenti all’autore.

Daniela

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