Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno – di Dario Pontuale

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Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno

di Dario Pontuale

Bordeaux Edizioni

Dal sito dell’editore

Due piani, un piccolo giardino, tetto spiovente, finestre verdi, mura rosse e un seminterrato da svuotare: così ha inizio la seconda vita di Zeno Bizanti. Quarantacinque anni, celibe, pigro e svogliato (ha acquistato la nuova casa a scatola chiusa), un passato che vorrebbe dimenticare, molti soldi facili e qualche peso sulla coscienza, una fedele compagna – la tartaruga Blanqui – e un licenziamento in tronco da digerire.Alcune comuni moleskine, nelle cui pagine si cela una storia misteriosa e sconosciuta, sono state disseminate in città da uno stravagante vecchietto ormai passato a miglior vita; a trovarle personaggi molto diversi tra loro e destinati a intrecciare le proprie esistenze. Da qui si dipana un’avventura dai risvolti tragicomici, ricca di insolite sorprese e inaspettati colpi di scena.

Recensione

Mi sono imbattuta in Dario Pontuale in un altro ambito, come presentatore di opere altrui. Si era anche prestato a rispondere ad alcune nostre domande. Non lo conosco personalmente, solo tramite ciò che scrive, e dato che ciò che avevo letto mi era piaciuto, avevo aspettative abbastanza alte anche per questo suo libro.

Ho amato il prologo, mi sono un po’ persa nelle prime trenta pagine, per poi scivolare in un dolce abbraccio di fantasia e immaginazione. Lo dico per chi, leggendo le prime pagine, come me, non riuscisse a capire dove sta andando Pontuale, quale direzione vuol dare al suo libro: proseguite! È una direzione inaspettata, che vi sorprenderà.

Ho iniziato a riconoscere l’autore quando ha introdotto alcuni elementi che mi hanno riportata a Borges. Eccolo lì, Dario Pontuale, esperto e amante della letteratura! Ciò che ha fatto con il libro di Borges, con quello che racconta e ispira, ha, per me, del magico.

Mi ritrovo nella situazione di chi vi vorrebbe raccontare tutto, per farvi capire quanto mi è piaciuto questo libro, vorrei condividerne parola per parola con voi, ma non lo posso fare per non rovinarvi la lettura. Posso però intanto spiegare l’origine del titolo, senza svelare la trama:

«Ho letto che in natura nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno».

«E che cosa vuol dire?» chiesi stavolta squadrandolo.

«Esattamente non saprei, l’articolo era piuttosto complicato, ma sicuramente possiamo stare tranquilli».

«Tranquilli di cosa? Non ti seguo proprio».

«Che se nell’universo l’unico a non conoscere decadimenti è l’atomo di idrogeno, noi esseri umani possiamo serenamente fronteggiare i nostri fallimenti».

Ecco: noi umani possiamo sbagliare, anzi, dobbiamo sbagliare, perché fa parte della natura umana. Impossibile vivere e non “decadere”. Se però pensate che il libro parli di fallimenti umani, vi sbagliate di grosso.

Il libro parla di sogni, di fantasia, della capacità di immaginare una realtà diversa, di vedere ciò che non c’è.

Bisognava saper credere, questo il requisito primario, l’elemento essenziale, il fattore discriminante. Ecco perciò spiegata la Patafisica, la scienza delle soluzioni assurde, dell’eccezione, dei punti di vista, della verità come la più immaginaria delle soluzioni, di un mondo supplementare esistente e sostitutivo al tradizionale. Ecco quindi chiarito l’Idealismo come percezione personale del mondo, impressione dello spirito che si concretizza quando le idee umane iniziano a esistere producendo la realtà.

Non state capendo quello che ha scritto l’autore? Tranquilli, sempre Pontuale fa dire ai suoi personaggi:

«Perdoni il modo con cui mi sono congedato, avevo un vago ricordo e volevo appurare eventuali analogie».

«È naturale cercare di capire» assolvendolo.

«Le confido un segreto per il suo bene. Non bisognerebbe mai cercare di capire, si spreca fatica, ma purtroppo è un vizio impossibile da frenare».

Abbandonate la pretesa di capire, di prevedere lo sviluppo del romanzo, poiché non vi è dato sapere.

Ci sono troppi “se” nella vita di un uomo per calcolarli o rincorrerli. Sarebbe come cer- care un angolo in una stanza tonda. Aveva ragione Heisenberg con il suo principio. Caso e Destino sono importanti, dobbiamo dargli valore, ma soprattutto lasciarli in disordine, liberi, si occuperanno loro dei nostri soliti nuovi giorni.

Non posso dire di avere amato il libro di Pontuale dalla prima pagina, mi ci sono appassionata via via che lo leggevo, mi sono lasciata avvolgere e cullare da un crescendo di realtà surreale. Dopo trenta-quaranta pagine in cui cercavo di recuperare il bandolo della matassa, mi sono arresa e  affidata a lui. Ed è stata una bella esperienza. E l’epilogo! Oh, degno di tutto il libro. In linea con la capacità di farci sognare restando nel verosimile. Come dice una protagonista: quando si raccontano storie non bisogna esagerare, “poiché il fantastico deve fermarsi alla soglia del plausibile.”

È senza dubbio un libro che consiglio di leggere, lasciandosi travolgere e facendosi portare dove vuole l’autore. Sarà una bella esperienza, garantisco. Raramente mi è capitato di leggere un libro che mi facesse sentire quello che raccontava, prima ancora di capirlo con la testa.

Daniela

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