Non si possono vendere i cani morti di Massimo Angiolani

Non si possono vendere i cani morti di Massimo Angiolani

angiolani

Trama (dal sito dell’editore):

Diego Diavolani è una persona pessima con qualche momento buono, o forse è una buona persona con momenti pessimi. Il decennio dei ‘90, dai suoi venti ai trent’anni, con la messa a fuoco su tre significativi periodi: – il servizio civile come contromossa all’anno obbligatorio da militare.
Chi obiettava era considerato un vigliacco, “se non sei buono per il re non lo sei neanche per la regina” ti dicevano; – il declino della prima storia d’amore importante, e Diego Diavolani che a picconate ne indebolisce le fondamenta e al contempo tenta di cementarne la struttura con incanti adolescenti e nostalgia; – la nascita della figlia, un legame inaspettato e definitivo, al di sopra di ogni scelta. Il costante senso di non appartenenza ad alcun posto, le ambizioni da scrittore e il terrore di non essere abbastanza bravo, il bisogno istintivo di mettersi a repentaglio, le fughe con qualsiasi mezzo.
Le paure, le debolezze, i limiti: Diego Diavolani ci galleggia, li cavalca e li scavalca. Uno scollamento sistematico dalla realtà perseguito con arroganza, cinismo e rabbiosa disperazione.

Recensione:

“Non si possono vendere i cani morti” è la storia di una “persona pessima con qualche momento buono, o forse una buona persona con qualche momento pessimo”. Un’apatia costante, un sentimento contrastato di disadattamento al mondo, Diego Diavolani il suo posto non riesce proprio a trovarlo. Il romanzo di formazione di cui è protagonista potrebbe estendersi in verità a una intera generazione di gente sperduta in un limbo di limiti e debolezze e questo ci fa un po’ paura. Diavolani non riesce ad affrontare la sua vita, non riesce a scegliere consapevolmente (fa l’obiettore di coscienza per evitare l’anno di leva obbligatoria, non è in grado di mantenere in piedi il rapporto con la fidanzata, letteralmente non sa dire di no a un amico) e si abbandona a alcol e droghe per non dover decidere. Finché la vita decide per lui: l’arrivo di una figlia modificherà irrimediabilmente la sua esistenza.

Il romanzo è bello da leggere, scorre veloce, privo di qualsivoglia giudizio morale, la narrazione è in prima persona e il protagonista racconta gli accadimenti come uno spettatore inconsapevole, e quando prova a cambiare gli eventi ne rimane vittima in modo ancora più violento, delle istituzioni, delle persone, della vita tutta. Il nome del personaggio principale, si percepisce dal nome, infine, sembra essere l’alter ego dell’autore. Diavolani è in parte la rappresentazione di un’intera generazione e rappresenta un’introspezione antropologica che dovrebbe portarci a riflettere sul percorso intrapreso.

La scrittura talvolta scorre in forma di romanzo, poi scivola in versi e a volte ruota in futuristici pensieri. Segue un breve estratto dei “Caraibi Mentali”

Percepisco chiaro ciò che mi circonda,

e malgrado questa limpida intuizione

non focalizzo il percorso.

Devo allungare servizievole come un

maggiordomo il tappeto rosso del mio tragitto, non assecondando le scorciatoie.

Bevendo un altro bicchiere della mia birra preferita

anelo ad abbandonarmi all’istinto del mio istinto.

La mente mi porta in periferia, in instabili ma momentaneamente rassicuranti e autentici

caraibi mentali.”

 

Anita

 

Biografia (dal sito dell’editore):

Massimo Angiolani Corriere espresso, imbianchino, piastrellista, barman in discoteche,
locali notturni e night club, posteggiatore, uomo delle pulizie in banca, cuoco in un chiosco di panini e piadine, gestore di un circolo, pompiere di sicurezza per navi in costruzione, bagnino, montatore e allestitore di stands, riparatore di tetti, scrivagliero. Ha vissuto alcuni mesi in centro America e in sud est Asia. Ha anche pubblicato: • Diego Hemingway nella città dei Galli, romanzo breve, Transeuropa, 1997 • Stralci dal romanzo Diario d’obiezione (scritto nel 1994) in Coda II Tomo II, collana dal Progetto Under25 di Pier Vittorio Tondelli, Transeuropa, 1998 • Tre racconti nell’antologia-contenitore Salti di scimmia, libro-ordigno autoprodotto, 1997 Per Italic Pequod: Le ballate dispari, 2013

 

 

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