Ritratto di dama – di Giorgia Penzo

Ritratto di dama

di Giorgia Penzo

Carta Canta editore

Dal sito dell’editore:

Il viaggio di due anime che si amano da sempre e che combattono per incontrarsi, una favola metropolitana dalle atmosfere parigine. Notte di San Lorenzo. Seduta su una panchina di fronte a Notre Dame una ragazza sembra aspettare qualcuno. Guillaume, studente di Storia dell’arte, la nota da lontano. Incrocia il suo sguardo e ha un sussulto: è identica alla famosa Belle Ferronnière ritratta da Leonardo da Vinci. Con una immediata complicità, dal Point Zéro inizia la loro passeggiata attraverso la Ville Lumière. I due parlano di ciò di cui è fatta la vita: arte, fato, desideri, morte. Ma soprattutto d’amore. A un passo dall’alba, la ragazza svela a Guillaume il suo segreto…

Recensione

Il libro di Giorgia Penzo è un libro denso di poesia. Non perché sia scritto in versi, no, ma perché la scrittura stessa, gli argomenti, la delicatezza e la dolcezza con cui tocca e parla degli argomenti più profondi del vivere, sono di per sé poetici. Lo fa con rispetto, senza mai forzare la mano. Con metafore e immagini vivide e colorate.

«Sono come quelle statue, Guillaume. Abituata a osservare, e niente più. Ho il cuore in frantumi e muschio invisibile sulla pelle.»

Sentiamo i protagonisti, avvertiamo lo struggimento, il capriccio dovrei dire, di Pélagie, la solitudine, placida e inquieta al tempo stesso, della signora Renaud, l’amore impossibile da realizzare e dimenticare di Guillaume. Lui innamorato del soggetto di un quadro di Leonardo da Vinci.

Guillaume si schiarì la voce. «Vedi, Etienne, lei è…» Si grattò il collo con imbarazzo, sforzandosi di trovare le parole più adatte. «Beh, quello che per te è la Belle Époque.»

«Ti capisco.» Il locandiere prese con sé i menu e annuì disar- mato in direzione dell’amico. «È tutto. Ed è irraggiungibile.»

Li avvertiamo e li percepiamo sulla pelle, li possiamo quasi toccare.

«Dimmi qualcosa di triste.»

«Perché dovrei?»

«Voglio un pretesto per andarmene.»

E vorremmo essere coi due protagonisti, Guillaume ed Elle al cimitero Père-Lachaise, nel locale in stile Belle Époque, e poi ancora, fino alla fine, fino all’alba.

È una storia senza tempo, quella di Elle e Guillaume, anzi, sarebbe più corretto dire al di là del Tempo.

È una storia che fa sognare. E la Penzo la racconta in punta di piedi, riuscendo a mantenerla coinvolgente e struggente.

È un libro in cui mi immersa, da cui mi sono lasciata avvolgere, e non solo perché ambientata a Parigi: poteva ambientarla anche a Timbuctu, perché è il modo in cui l’autrice descrive la città a fare la differenza, non la città stessa. È una storia attuale e d’altronde

«Vago in un passa- to che non ho vissuto, ma al quale sento di appartenere. Ti è mai capitato di avere la mia stessa percezione?»

«Quella di essere nata nell’epoca sbagliata?»
Le iridi di Guillaume brillarono. «Esattamente.»

Daniela

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