Sani da morire – di Paola Rinaldi

Sani da morire

di Paola Rinaldi

Sperling & Kupfer

Dal sito dell’editore:

Il lento e abitudinario tran tran dell’estate a Chianciano è improvvisamente sconvolto dalla morte sospetta dell’ottantenne Benito. La cittadina è preparata ad accogliere qualunque evenienza dovuta all’età avanzata dei suoi villeggianti, ma non è assolutamente attrezzata per gli omicidi. Mentre un paio di scatenate vecchiette, Mercedes e Cisalpina, si improvvisano detective, il comandante Cavicchioli cerca disperatamente di scaricare il caso spinoso su qualcun altro, terrorizzato dal dover interrogare l’unica testimone dei fatti, una centenaria dalla memoria corta. Cavicchioli aguzza l’ingegno e trova l’uomo che cercava, il commissario Angiolino. Caduto in disgrazia dopo uno sfortunato scontro a fuoco e relegato al controllo della raccolta differenziata, Angiolino accetta il mandato. Alle terme, in mezzo a vecchietti vittime e vecchietti assassini, molestato da una diciassettenne decisa a perdere con lui la verginità, Angiolino inizia a capire che quello di Benito è solo il primo di una serie delittuosa, che si rivelerà molto più complicata e sorprendente di quanto potesse immaginare.

Recensione

Cosa succede quando in un luogo di vacanza per anziani, un’anziana muore? E quando poi ne muore un altro, in circostanze sospette? E se ne succedono altre, di morti? E se poi si scopre che questi vecchietti sono tuttora molto arzilli?

Paola Rinaldi ci porta in un mondo maschile, dove la donna ha due compiti principali: far godere l’uomo e curarsi di casa e famiglia. Ovviamente questi due aspetti non possono convergere in un’unica persona, perciò, va da sé, l’uomo avrà almeno una moglie e un’amante. Minimo.

Adattandosi al ritmo dei villeggianti, imitandone anche la camminata strascicata, seguendo piste incerte e memorie ballerine, Angiolino scoprirà quanto è successo, che a volte è altro dalla verità. Scoprirà, nel senso di scoperchiare, vizi e abitudini antiche, portate avanti da tutti, all’insaputa delle mogli. Scoprirà mercati e mercanti non propriamente inappuntabili, massaggiatrici disponibili. Quel che resta è una sensazione spiacevole, di persone che si fingono perbene, per poi approfittare delle debolezze altrui, additando gli altri, senza mai farsi esami di coscienza o assolvendosi tra mille scusanti. È un ritratto impietoso e poco edificante della natura umana.

Perché è normale che un poveraccio, un bracciante, un babbeo insomma, debba subire qualunque offesa della sorte, dallo spaccarsi la schiena nei campi alle cattiverie delle malelingue.

La scrittura scorre, tra anime, manga  e prese di distanza dagli Emo. Angiolino si ritroverà a rimpiangere la raccolta differenziata, dove era stato confinato e dove ritornerà con molto piacere. In tutto questo, stringe un patto particolare con Mercedes, anziana villeggiante con velleità investigative, che cela dietro un aspetto e un modo di fare sopra le righe, intuito e intelligenza. Lei e la sua amica Cisalpina daranno il via all’indagine, e sarà proprio Cisalpina, quasi centenaria, a suggerire la svolta.

Ed ecco un paio di pensieri di due protagonisti, che mi sono piaciuti perché lucidi e onesti, nel mare di menzogne e confusione della vita esterna, come ben ci descrive la Rinaldi:

Da sempre convinta che i maschi avessero in comune la tendenza a defilarsi nel momento del bisogno, era giunta a teorizzare che in vecchiaia, quando più una donna avrebbe bisogno di un compagno, la propensione a latitare portasse i mariti ad avvantaggiarsi con malattie terminali o repentine agonie. (Mercedes)

Colpevole di aver ripetuto le mie azioni in un contesto trasfigurato, ora riconosco di aver ucciso per salvare la mia visione, non la mia vita, legittima difesa di un significato. (Angiolino)

Il libro della Rinaldi è un esordio particolare, personalmente per tutta la lettura ho pensato che fosse scritto da un uomo. Generalmente sesso e soldi sono le due spinte maggiori all’azione e al commettere reati; in questo caso ci si è fermati al primo. Il sesso è onnipresente nelle menti di questi ottuagenari indomiti e nostalgici del passato, di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

Il succo del libro, a mio avviso, è racchiuso in questi meravigliosi versi di Shakespeare:

Per tutte le violenze consumate su di lei,

per tutte le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete sfruttato

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le ali che le avete tagliato,

per tutto questo:

in piedi signori, davanti a una donna!

 

Daniela

I commenti sono chiusi.