Sempre più Vicino di Raul Montanari (Baldini & Castoldi)

Sempre più Vicino di Raul Montanari (Baldini & Castoldi)
Sempre più Vicino di Raul Montanari (Baldini & Castoldi)

Oltre la copertina c’è un mondo. Ma la copertina, va detto, è bellissima.

“La vita è come il poker o la briscola: il giocatore può essere un campione, può essere un brocco, ma vincere o perdere dipende anzitutto dalle carte che hai in mano”

Siamo a Milano un paio di anni fa. Il ventisettenne Valerio è un giovane infelice che non ha ancora trovato il suo centro. Una laurea nel cassetto che non gli serve a nulla, una seconda in arrivo che si appresta a diventare altrettanto superflua e un lavoretto stipendiato dal papà giusto per far fronte alle necessità.

In amicizia Valerio è fortunato. Simon è come un fratello, forse di più e lo ospita continuamente, senza pretese, quando Valerio affitta per brevi periodi la sua mansarda. Settanta euro al giorno che gli fanno comodo pur non cambiandogli la vita.

In amore non gli va molto bene. Si divide fra l’eros selvaggio con l’amica (quanto è sottile il filo che separa il sesso reale dalla copertura di un amore?) e l’adorazione pressoché platonica della trentottenne Viola, la donna dei sogni, che lo sfiora e abbandona.

Anche la sua famiglia lascia a desiderare: la madre lo ha abbandonato da piccolo, senza ragione apparente ha deciso che non era buona a fare la madre e ha mollato pargolo e marito per fuggire con un altro uomo in un’altra città. Il padre si è ricreato una famiglia con l’orientale Minhoi e il nuovo figlioletto. Spazio per Valerio, in entrambi i casi, ce n’è proprio poco.

Una fortuna però gli è capitata: lo zio, morto ammazzato in circostanze misteriose nell’Adda, gli ha lasciata la mansarda in cui vive e che gli fornisce gran parte del sostentamento.

Ma lo zio Willy, dal temperamento assai originale, forse un satanista, di certo medium con tendenze alla filosofia celtica, potrebbe aver lasciato un tesoro da qualche parte nella mansarda. Che sia questo a spingere qualcuno a trascorrere dei giorni da lui?

Ha un vizio assai pericoloso Valerio: fruga fra gli oggetti dei suoi ospiti. L’adrenalina per il rischio che corre di essere scoperto lo seduce, ma soprattutto è incuriosito dal senso antropologico della conoscenza. Vuole sapere attraverso le cose, chi sono le persone che sfiorano la sua esistenza.

Proprio questo vizio irrinunciabile mette Valerio nei guai. E quando meno il lettore se lo aspetta, salta fuori un detective, spassosissimo, che lo costringe ad aiutarlo nelle indagini. Si finirà in qualche modo in una palude del Rio delle amazzoni.

Oltre la storia, che già è ricca di personaggi memorabili e avventure, la bravura di Montanari è nel proporci grandi temi mascherandoli in maniera originale. C’è la generazione dei perduti, i giovani senza futuro, c’è la forza dell’amicizia, le relazioni familiari che si sgretolano, il mistero e la suspense, la ricerca del sé attraverso il viaggio (interiore e non solo), le mille sfaccettature dell’amore e chissà quanti altri aspetti che non affiorano alla consapevolezza del lettore ma che smuovono la coscienza.

Un romanzo bello da leggere, sembra leggero ma non lo è. Ricco di espedienti riuscitissimi.

Un estratto:

“Eccolo, l’intruso. Scivola nella penombra dell’ingresso chiu-
dendosi alle spalle la porta dell’appartamento. Rimane immo-
bile, ansimando, perché anche se ha preso l’ascensore e non le
scale il cuore gli batte forte, come ogni volta.
Davanti a lui c’è un corridoio stretto e freddo, senza calori-
feri. Si fa avanti lentamente, sfi orando con la mano la parete.
Sa che le due donne non ci sono. Si toglie le scarpe per non
lasciare impronte sul parquet, perché a Milano piove da set-
timane, poi spinge una porta interna e ora la casa è tutta da-
vanti a lui: la grande stanza tiepida dalla forma indescrivibile,
la fi nestra e la portafi nestra coperte da rosse tende pesanti, a
destra la cucina a vista, la porta del bagno, e più in là i due
gradini della pedana su cui è steso il futon.
Gli odori che sente lo stordiscono al punto da farlo vacillare.”
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