Il sentiero degli uomini perduti – di Anna Katherine Green

Il sentiero degli uomini perduti

di Anna Katherine Green

Nero Press Edizioni

Dal sito dell’editore

Quando l’ispettore Gryce confida ad Amelia Butterworth le sue preoccupazioni circa la scomparsa di diverse persone su quello che viene chiamato Sentiero degli uomini perduti, la donna capisce subito che si tratta di una muta richiesta d’aiuto. Caso vuole che, proprio nei pressi del famigerato Sentiero, sorga casa Knollys, dove vivono i tre figli di una vecchia amica di Amelia, ormai defunta. Così Miss Butterworth decide di recarsi dai Knollys per incontrare Loreen, Lucetta e William. Immediatamente, però, capisce che qualcosa non va. Lo scorbutico William la tratta con astio e sufficienza, Lucetta sembra aver paura della sua stessa ombra, mentre Loreen appare fin troppo fredda e distaccata. Il vicinato non è da meno in fatto di stranezze, sono in molti a destare sospetti. Nei pochi giorni di permanenza nella casa, Miss Butterworth dovrà venire a capo del mistero che ammanta non solo il Sentiero degli uomini perduti, ma anche quella casa così misera e abbandonata a se stessa, dove, a notte fonda, si odono strani rumori, scricchiolii e voci sussurrate.

Recensione

Voi conoscete Anna Katherine Green?

Io no, non la conoscevo.

Devo ringraziare Nero Press Edizioni per avermela fatta conoscere.

Acclamata in patria con l’appellativo di The Mother of Mistery e apprezzata da giallisti del calibro di Arthur Conan Doyle – che in una lettera a lei indirizzata auspicherà addirittura di poterla incontrare – e di Agatha Christie – che, con tutta probabilità, si ispirerà alla greeniana Miss Butterworth per costruire il personaggio di Miss Marple – Anna Katharine Green è ancora semisconosciuta in Italia. (dal sito Nero Press)

 L’importanza del lavoro di Green si potrebbe sintetizzare nelle

reazioni che il suo primo romanzo giallo suscitò in giro per il

mondo: se da un lato in Pennsylvania ci si riunì per discutere della

strampalata possibilità che dietro quelle pagine si celasse per davvero

una donna, d’altro canto una giovane Agatha Christie, alcuni

anni dopo, avrebbe letto avidamente quello stesso romanzo in

compagnia di sua sorella – come testimoniato proprio da Christie

nella sua autobiografia.

dall’Introduzione di Marialuisa Ruggiero

Sinceramente, più che Miss Marple, a me Miss Butterworth ricorda Jessica Fletcher, con qualche decennio di meno, ma siamo lì, ci siamo capiti.

Amelia Butterworth è una signora nubile, residente a New York, benestante e orgogliosa della sua educazione e del suo intelletto.

Si ritiene, a torto o ragione non saprei, più furba e capace di dissimulare meglio della maggior parte delle persone i propri sentimenti e pensieri. E probabilmente è così, visto come si svolgono gli eventi. Ci tiene molto alla sua integrità, all’apparire sempre equilibrata, di buon senso ed educata. Anche se poi ha delle pretese che ci fanno sorridere.

sono sprovvista di quell’istintiva inclinazione ad affidarsi a terzi, che porta così spesso a tralasciare le proprie ri sorse.

Pensate che Amelia Butterworth mi sia antipatica? No, per nulla, anzi, mi è piaciuta molto. Anche se credo che un bagno di umiltà le farebbe bene, soprattutto con i suoi vestiti di seta stile Ottocento, mi piace molto l’idea . Forse proprio per questo.

Poiché la vanità non è tra le mie debolezze e non ho mai deviato dalla strada consona al mio sesso se non per rispondere al richiamo del dovere, replicavo a tali insinuazioni mostrando un sorriso affabile quanto sconcertato, cercando di perdonare la presunzione dei miei amici ricordando loro quanto poco conoscessero la mia indole e quanto comprensibili fossero le ragioni che mi avevano spinta a immischiarmi negli affari della polizia di New York in quell’irripetibile circostanza.

La Green contrappone molto bene la protagonista e i suoi modi, sempre posati e calibrati, a quelli più rudi e rozzi di alcuni protagonisti. C’è da dire che i personaggi femminili sono quasi tutti positivi, mentre gli uomini… be’, non ci fanno una gran bella figura. Le donne sono più argute, mentre gli uomini troppo pieni di sé, convinti che le donne li dovrebbero apprezzare, se non direttamente cadere ai loro piedi, solo perché uomini. Ovviamente non è così e la Green ci regala qualche siparietto divertente.

I protagonisti: della Butterworth ne ho già parlato, passerei quindi all’ispettore Gryce. È lui a coinvolgere Amelia, utilizzando i suoi stessi metodi: insinuazioni, mezze parole e ostentato disinteresse.  Calando all’ultimo, come se fosse cosa di poco conto, l’asso. L’informazione che l’aggancia e sulla quale Amelia non potrà soprassedere.

Ci sono poi Lucetta e Loreen Knollys, figlie di una sua cara amica ormai defunta. E loro fratello, William: rozzo, stupido e maschilista. Con un passatempo raccapricciante, il che non lo aiuta a entrare nelle grazie dei compaesani, né ad allontanare da sé i sospetti di omicidio. Ché di questo si tratta: a distanza di qualche mese uno dall’altro, 4 uomini sono scomparsi nel nulle, in una strada tutto sommato breve. Quella dove abitano i fratelli Knollys.

La Green ci propone personaggi ambigui, come nei più classici dei gialli. I suoi interrogatori si svolgono cercando di non mettere sotto pressione il sospettato, tentando di raccogliere quante più informazioni possibili da chiunque. E se la Butterworth vi sembra una tipa strana, vi rassicuro: lo è. Quando scoprirete che cosa porta con sé, in valigia, mi darete ragione.

Daniela

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