Sherlock Holmes – un uomo, un metodo; di A. Conan Doyle

Sherlock Rogas

quattro opere inedite del grande autore scozzese e del suo personaggio più famoso

Sherlock Holmes – un uomo, un metodo

di Arthur Conan Doyle

prefazione di Giovanni Ricciardi

traduzione di Adalgisa Morrocco

Rogas Edizioni

Dal sito dell’editore:

Sherlock Holmes – un uomo, un metodo, di Arthur Conan Doyle

Nonostante la loro diversità, gli inediti di Arthur Conan Doyle raccolti in Sherlock Holmes: un uomo, un metodo costituiscono un’unità, specie per chi sia curioso di capire l’architettura interna, lo scheletro stesso che porta alla costruzione di quell’edificio armonico e ben progettato che è un giallo ben riuscito. Potrebbe essere quasi una guida per un corso di scrittura creativa. Ma anche un piacevole intrattenimento per chi si limita al gusto della buona lettura.Il volume contiene: La banda maculata (opera teatrale); La fiera di beneficenza; Come Watson imparò il metodo; L’avventura dell’uomo alto.

L’AUTORE

Arthur Conan Doyle (1859-1930), nato a Edimburgo, è probabilmente il più celebre autore di gialli di tutti i tempi e, con Edgar Allan Poe, uno dei padri fondatori di questo genere letterario. Dopo aver esercitato la professione medica e aver prestato servizio come ufficiale medico durante la guerra anglo-boera, si dedica a tempo pieno alla scrittura grazie all’immenso successo riscosso dal personaggio di Sherlock Holmes, il detective per eccellenza, immortale protagonista di numerosi romanzi e racconti.

Recensione

Il libro si compone di 4 opere. La prima è un testo teatrale, La banda maculata. Durante il primo atto assistiamo alla morte improvvisa di Violet e alla conseguente indagine, piuttosto veloce e sbrigativa, in cui emergono già gli elementi su cui verteranno gli atti successivi. C’è un uomo, padre di Violet e di Enid, cui viene riconosciuto un certo status e credibilità sociale, benché sia evidente a tutti il suo carattere impulsivo con accessi violenti. Tuttavia quasi nessuno ha il coraggio di opporglisi, di dire la verità. La secondogenita, Enid, teme le sia riservata la stessa sorte della sorella, per questo si rivolge, su consiglio di Watson, a Sherlock Holmes, che, di fatto, compare solo nel terzo atto. Riuscirà, con il solito ragionamento logico e l’osservazione, a svelare il mistero e salvare la giovane.

Seguono tre brani molto più brevi. In uno assistiamo a una dimostrazioni di come il detective utilizzi il metodo direttamente su Watson. In maniera speculare, nel terzo brano, sarà Watson ad applicare osservazione e logica per spiegare certi comportamenti di Sherlock Holmes. Infine, nel quarto, possiamo leggere l’impianto di una storia, che Doyle avrebbe voluto sviluppare.

Dei quattro brani il primo è il più godibile, perché il più completo. Abbiamo modo di conoscere i personaggi, di vedere le dinamiche prima ancora che Sherlock Holmes entri in scena. C’è un antefatto, uno svolgimento e la fine. È pleonastico in questo caso dire che si legge bene, d’un fiato.

Tuttavia gli altri tre presentano caratteristiche interessanti. È curioso come per Watson non ci sia “mai una soddisfazione” (semicit.), come non riesca mai ad eguagliare il suo amico nel ragionamento logico; pur essendo intelligente, ed è grazie a lui che spesso Holmes risolve i misteri, non fosse che per la capacità di intessere relazioni di Watson vs l’incapacità di Holmes, nell’immaginario collettivo, come fa notare la traduttrice, vi è una sudditanza intellettuale del dottore verso l’investigatore.

Questo libro porta in Italia quattro brani finora sconosciuti. Se abbiamo la possibilità di leggerli e di apprezzarli nelle loro diversità, bisogna dire grazie a Rogas Edizioni, che si conferma una giovane casa editrice di qualità, a Giovanni Ricciardi e alla traduttrice i quali, nella prefazione lui e nelle note finali lei, ci danno informazioni utili e interessanti.

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