The OA – serie tv Netflix

The OA

serie tv

prodotta da Netflix

al momento 1 stagione, in lavorazione la seconda stagione

Non avevo voglia di leggere, volevo stare sul letto con la coperta a vedermi una serie su Netflix. Non avevo idea di quale avrei scelto.

Dopo aver scoperto che mi piacciono gli zombie, ma non stile The walking dead, bensì Santa Clarita Diet e iZombie (a breve ne parlerò), non avevo altro da guardare. Non sapevo che cosa scegliere. No ai supereroi, no a lupi mannari, cacciatori di ombre e simili. Ci sarebbe “once upon a time”, che prima poi vedrò, ma non adesso.

Alla fine la scelta è caduta su “The OA”. Una sola stagione, 8 puntate. Perfetto.

Ho iniziato a guardarlo e non sono riuscita a smettere.

Inizio dal balletto (qui c’è la scena finale – non guardatela se non avete visto la serie!): mi piace tantissimo. Mi dà l’impressione che se lo facessi bene mi sentirei meglio anch’io, ma se lo facessi male mi sentirei stupida. Siccome so che non lo farei bene, evito. Almeno fino a che non sarò in casa da sola, allora potrò provarci. Mi piaceva vederli fare i movimenti, con rabbia, con fiducia, con disperazione, con amore, speranza… i movimenti sono sempre gli stessi, eppure trasmettono ogni volta qualcosa di diverso. E la scena finale! Wow! Vedere loro 5  che ballano, sincronizzati è bellissimo.

Torniamo alla serie: inizia piano e si svolge lentamente, non è un thriller. Eppure non è una lentezza esagerata, è quella lentezza quotidiana, quella che ti permette di conoscere i personaggi e di familiarizzare.

Gli attori sono molto bravi, mi piacciono un sacco la protagonista, Homer, Steve e gli altri 4, compresa la professoressa. Mi piace molto “l’ascoltatore” dell’FBI. Bravo anche Hap, ma, ovviamente, odioso. In pratica bravi tutti. Anche i genitori di lei; il padre, Scott Wilson, è uno spettacolo di attore! Del resto è un grande, si sa. Anche la madre. Be’, farei prima a dire chi non mi è piaciuto: Renata. E basta, credo.

Mentre guardavo le puntate io ero con quei ragazzi nella soffitta della casa abbandonata. E mi sono sentita tradita e delusa anch’io, quando scoprono che è tutto inventato. Ma poi mi sono ricordata del video su YouTube della prima puntata e mi sono detta che devo aver fiducia in PA, che quel che racconta è accaduto veramente, magari non esattamente come lo ha raccontato, ma va bene lo stesso.

Ci sarà una seconda stagione: per fortuna! Hanno iniziato a girarla da poco, non so quanto ci vorrà, ma non vedo l’ora di vederla, di poter stare di nuovo in compagnia loro. Di vedere come evolve Steve, che ruolo avranno gli altri. Ce la farà Prairie/Nina/PA a salvare i suoi amici? E i 5 movimenti funzionano veramente?

E il padre. Sappiamo che è morto, ma sarà vero?

Si parla di molte cose: di esperienze di quasi morte, della forza dei legami, di quelli che si possono instaurare in situazioni estreme e che possono fare la differenza tra la vita e la morta. Si affrontano anche i temi dell’emarginazione, di quelle persone che non sono “normali”, a causa della famiglia, del proprio comportamento o perché transgender.

Nessuno di questi argomenti viene presentato in maniera superficiale o sbattuta in faccia allo spettatore, ma sempre con delicatezza e rispetto.

La storia inizia con Prairie che torna a casa, dopo 7 anni di assenza. È cambiata, è la stessa persona, ma molto diversa. Non si sa che cosa le sia successo: è sparita all’improvviso, senza lasciare traccia. I genitori hanno speso tutti i loro risparmi ed energie per cercarla, ma nessuno ha mai avuto un solo indizio. La prima puntata inizia come una ripresa dal cellulare in cui si vede una donna che si getta da un ponte. È Prairie. Appena scoprono il video su YouTube i genitori corrono in ospedale. Ha delle cicatrici orrende sulla schiena, non ama essere toccata, non parla, non racconta… e ci vede. Quando è scomparsa era cieca, adesso torna vedente.

Nello stesso quartiere, poco più in là, abita Steve, un liceale aggressivo, spacciatore e cattivo. Egocentrico, non gli importano le conseguenze delle sua azioni. Stringerà un legame con Prairie, che si fa chiamare PA. Si aiuteranno a vicenda, delitto per delitto: lui le procura un router con cui possa connettersi senza che lo sappia l’FBI, lei lo aiuta con una professoressa che vorrebbe espellerlo.

In realtà PA ha bisogno di 5 persone. Ma Steve non sembra voler partecipare né aiutarla.

Alla fine, invece, si presentano in 5: Steve e un suo amico, altri due ragazzi della scuola e la professoressa che voleva espellere Steve. PA dirà loro che deve racontare la sua storia e che loro dovranno fingere di crederle anche quando non le crederanno. E qui inizia  veramente la storia.

Si parte dalle sue origini, in Russia, dove avrà la sua prima esperienza di quasi morte, all’adozione negli Stati Uniti. Vedremo quando viene rapita, anche se in realtà lei segue spontaneamente il suo carnefice, ignara di tutto. E poi la vita sotto terra, in una gabbia di plexiglass, con altri 3 (poi 4) compagni di sventura. Vediamo come e quando si innamora di Homer, della sua testardaggine e perseveranza nel tentativo di raggiungere l’obiettivo. E poi il ritorno a casa e il finale. Quanto c’è di vero in ciò che ha raccontato? Quando lo ha inventato traendo spunto dal suo auditorio? E quello che vediamo, è quello che succede, o siamo in una camera degli specchi e non lo sappiamo?

Attendiamo la seconda stagione per capire qualcosa di più.

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