Ultimo venne l’inganno – di Massimo Concu

Ultimo venne l’inganno

di Massimo Concu

Edizioni Ensemble

Dal sito dell’editore

Luci. Luci che illuminano le strade. Luci sfavillanti che si accendono nei night club tra fiumi di alcol e donne che ballano. Luci che sono i lampi delle pistole. Luci del passato che riemergono come mitologie, al tempo stesso in bianco e nero e luminosissime. Questa raccolta di racconti ha il sapore del grande cinema del passato (i personaggi hanno il volto  che sembra quello di Orson Welles o di Humphrey Bogart) ma le dinamiche della  tragedia greca. Gli uomini e le donne si muovono e agiscono nella coscienza di sé non in virtù delle leggi che lo Stato si dà, ma in nome del libero arbitrio che le viola. Sono storie di vite travolte dal fato. Un fato che spegne e riaccende le luci a suo e a nostro piacimento.

Recensione

Un libro in bianco e nero.

Così mi viene da definirlo. Lo leggevo e sentivo le musiche americane degli anni Trenta, vedevo e sentivo il fumo nelle sale, la nebbia per strade, l’odore salmastro del porto.

Leggere Concu è immergersi in atmosfere surreali, di quelle che si vedono solo nei film in bianco e nero, appunto. Alcuni racconti sono molto brevi, solo due paginette, ma bastano a farci assaporare la rabbia, la disperazione, la convinzione di essere più furbi degli altri (e non è mai vero, per nessuno!).

Molti racconti ruotano intorno ai gangster, stile Lucky Luciano, ma qualcuno si discosta. Ed ecco che l’autore ci racconta di un amore finito, o la storia di 3 carcerati, che si ritrovano nella stessa cella. E ognuno di loro aveva ragione, il lettore simpatizza per loro. Sono questi i due racconti che, forse, mi sono piaciuti di più: per argomento, per struttura, per delicatezza.

“Evitava la compagnia, tranne le donne, ma solo quelle che restringevano gli occhi che fessure, e coloro che mostravano un talento speciale. Non importava quale, purché eccellessero. Lo considerava tempo ben speso. Quando era in vena di confidenze, diceva che il genio lo assorbiva per empatia. Dopo, ognuno proseguiva per orizzonti diversi. Dentro, affollava di sé e non aveva posti liberi da offrire”

Sono delle specie di antieroi solitari i protagonisti dei racconti. Nessuno di loro è destinato a intessere relazioni durature, e se ce n’è qualcuno che invece pare avere questa fortuna, ecco che Concu ci racconta com’è finita, perché non è durata. Non tutti sono cattivi, ma nessuno di loro è propriamente una brava persona. O meglio, l’autore ci racconta del loro lato oscuro, di quella volta in cui hanno sbagliato, in cui non è andata bene. C’è da dire che sono spesso sfortunati o forse, semplicemente, così è la vita. E questo mi è piaciuto molto. le atmosfere e la semplicità degli avvenimenti, anche se lontani da noi. Concu ci porta vicino questi personaggi lontani. E mi sembrava di essere in quei film, in cui uno è seduto sul divano, a colori, e dialogo amabilmente con un’altra persona in bianco nero. Cappello calato sugli occhi, sigaretta e voce profonda.

Daniela

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