A noi la colpa – di Lucio Leone (Spartaco)

A noi la colpa
Lucio Leone
Spartaco Edizioni

A noi la colpa

Lucio Leone

Edizioni Spartaco

Dal sito dell’editore

È sempre colpa degli anarchici, in ogni epoca e in ogni Paese. L’Italia è nata da poco quando a Napoli simboli indecifrabili imbrattano di rosso le mura in cinque punti strategici: il Real orto botanico, largo Castello, Gianturco, il porto, la Marina. L’indice viene puntato contro i rivoluzionari: re Umberto I e la consorte Margherita sono attesi in città e si teme un attentato. L’incarico di impedire attacchi a sorpresa viene affidato agli scagnozzi e al nugolo di picciotti della Bella società riformata, antesignana della camorra. In realtà è un uomo enigmatico a reggere i fili di una vasta cospirazione che coinvolge anche i Savoia. L’obiettivo è segnare le sorti del giovane regno e costruire un potere-ombra che duri nei secoli. Ma il piano non ha fatto i conti con la presenza a Napoli dei più illustri tra gli anarchici italiani. Errico Malatesta e Carlo Cafiero, che assaporano i primi passi da uomini liberi dopo la detenzione a Benevento in seguito alla rivolta del Matese, finiscono per trovarsi esattamente al centro del complotto antilibertario: osservano quelle gigantesche A scarlatte dipinte per Napoli e, pur avendo preventivato di essere lì solo di passaggio, sono pronti a gettarsi nella mischia per provare a sventare la congiura. Fedele al suo spirito temerario, Malatesta seguirà una traccia audace che lo farà imbattere in Peppino ’o Piemuntise e ’o Muto, due scugnizzi furbissimi ma leali. L’aitante e fragile Cafiero, grazie anche alla straordinaria energia di Silvia, figlia di Carlo Pisacane, riuscirà a incastrare gli ultimi pezzi del complicato puzzle.

A noi la colpa è un romanzo storico e d’avventura, intriso di sentimenti nobili e infimi, uno sguardo su un mondo di ideali e intrighi dove la linea che separa il possibile dall’incredibile è il sottile velo di scaltrezza che permea gli occhi della medium Eusapia Palladino. Un libro che è come un peccato di gola: si legge con ingordigia, ci si pente di averlo finito troppo in fretta.

Recensione

Napoli,1878.

Siamo nel dopo Unità d’Italia. Un periodo fervido dal punto di vista politico, con Società di vario genere, affiliazioni, tentativi di adattamento. Abbiamo un Venerabile, figura inquietante e ambigua. Uno scugnizzo che cerca di farsi “adottare” e proteggere, in cambio dei suoi servizi. Ci sono un paio di anarchici, una cassa di legno e una improbabile medium. Intorno a loro altri personaggi reali o di fantasia.

Lucio Leone ci regala la descrizione di un momento particolare della storia italiana, compreso l’attentato a re Umberto – più una dimostrazione di ribellione che un vero e proprio attentato alla sua vita.

Peppino il piemontese, per essere accettato dalla paranza, deve svolgere un compito, di sera, su una barca. Quello a cui assiste avrà ripercussioni per tutta la storia: degli uomini scuri, vestiti di bianco, trasportano due casse, una cade in mare, l’altra vien portata a destinazione. L’indomani per la città compaiono degli strani simboli: un A rossa cerchiata. O forse è una stella?

Chi può aver disegnato quel simbolo? A che scopo? Qual è il suo significato? Ben presto vengono additati gli anarchici, di cui due esponenti, Errico e Carlo, sono appena usciti di prigione.

Errico non riesce a stare fermo, deve muoversi, alla ricerca di chi li vuol screditare. Carlo, che soffre di allucinazioni a causa del lungo soggiorno in prigione, si muove poco, ma raccoglie informazioni importanti. E riesce a scoprire il disegno alla base di quanto sta avvenendo in città.

L’autore ci porta in giro per vicoli e nella Napoli sotterranea, in una giostra che non sta mai ferma, dove i personaggi si scambiano i ruoli e le alleanze. Ci presenta Bakunin e la sua antipatia – ricambiata – per Marx, ci lascia il suo testamento morale.

Ricorda, il rivoluzionario è un missione perenne.

Ci racconta anche il perché di questi moti, che sono prima di tutto dei moti interni all’animo umano, delle necessità di chi le vive, che li spinge ad agire per cambiare il mondo, o almeno tentare di migliorare le cose, anche a costo della propria vita.

“Una volta credevo che una morte gloriosa, come quella di tuo padre, mi avrebbe in qualche modo salvato.Mi avrebbe sì liberato dall’oppressore, ma anche dall’oppressione dei miei sogni. Quando ero in prima linea la paura e il desiderio di morire erano una cosa sola.”

Un romanzo che avvolge il lettore e lo trascina nelle sue spirali, sempre più strette e profonde, è il caso di dirlo, fino alla soluzione, all’epilogo. Un colpo di scena che, a differenza di molte altre volte, stupisce e lascia un sapore dolce amaro. Dolce, perché va bene così, si sciolgono i dubbi che il lettore può aver maturato durante la lettura. Amaro perché sarebbe andato bene anche nell’altro modo. Un escamotage troppo spesso utilizzato a sproposito e invece, qui, perfettamente inserito. In fondo, forse, unica soluzione possibile.

Booklist:

  • Iside svelata, di Helena Blavatsky;
  • Zanoni, di Edward Bulwer-Lytton;
  • Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane, di Joseph de Gobineau;
  • Stato e anarchia, di Michail Bakunin;
  • Die Telyn, di Georg Von Schönerer;
  • I canali di Marte, di Giovanni Schiapparelli

Daniela

Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea

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