Amatka di Karin Tidbeck (Safarà Editore)

Amatka

di Karin Tidbeck

Safarà Editore

 

Amatka è un distopico post apocalittico.

Il titolo si riferisce al luogo in cui i Pionieri hanno fondato una colonia e nel quale i nomi delle cose sono importanti. Se gli oggetti non vengono chiamati a frequenze cadenzate si dissolvono in una poltiglia molle e vischiosa.
Vanja giunge ad Amatka per lavoro. Deve occuparsi di verificare se ai cittadini di Amatka possano servire i prodotti distribuiti dalla sua azienda di detersivi.
Attorno a lei personaggi strani e misteriosi come Ulla, una dottoressa eccentrica che conosce bene la storia della sua città e sa molto più di quello che è disposta a dire, ad esempio su Anna una poetessa misteriosa. Ad Amatka ci si ciba di funghi e tutta l’atmosfera intorno è allucinata, ricca di sottintesi e di non detti: “E tuttavia le parole di Ulla non l’abbandonavano. Una persona che lascia due delle sue cose dissolversi nel corso di una sola settimana… potrebbe non essere così felice dello stato delle cose. E sembrava che nemmeno Ulla lo fosse. E se avesse dovuto giudicare dall’inno e dalla poesia scritta a mano, nemmeno Anna di Berols lo era. C’era qualcosa di più in lei delle poesie dulle serre e del semplice epitaggio nel libro di storia. Ulla sapeva qualcosa. Voleva qualcosa, La domanda era cosa.”

I capitoli sono scanditi dai giorni e dalle settimane, i figli incontrano i genitori soltanto giornosette e un’aria di calma prima della tempesta permea tutto il racconto. Vanja si accorge delle storture di questa città, ne è incredibilmente attratta e vuole capire perchè il lago si ghiaccia ogni sera per rifarsi acqua tutte le mattine. E si scontra con l’apatia, la cupa rassegnazione degli altri abitanti, che procedono giorno dopo giorno accontentandosi di ciò che la colonia garantisce loro. Amatka è sotto dittatura, si pretende disciplina, perchè è il solo modo per fara andare bene le cose. Si modificano gli eventi storici a beneficio di questa ideologia, il popolo accetta le regole passivamente, ma c’è qualcuno che non è disposto a sopportare. Tutto questo è molto realistico e d’altra parte, la distopia mette proprio in scena le paure più recondite dei lettori, esasperandole e mostrando loro come sarebbe se.
Amatka è il titolo del romanzo, Amatka è una città ma è anche un personaggio essa stessa e sembra che respiri quando il ghiaccio si frantuma sotto i primi raggi del sole.
“Secondo il comitato non era salutare che genitori e figli fossero troppo vicini. Era stato stabilito che socializzassero una volta alla settimana per soddisfare i bisogni emotivi che sfortunatamente affliggevano ancora molti e che, se completamente trascurati, potevano causare inutili nevrosi. Tuttavia un legame che diventasse troppo forte avrebbe reso i figli dipendenti e meno inclini a provare sentimenti di solidarietà verso la comune.”

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