“Angeli del Conforto” di Leonardo Niglia (IoScrittore)

Angeli del conforto
Angeli del conforto
Ho letto in questi anni altri romanzi vincitori del concorso “Io Scrittore” promosso dal gruppo GEmS e ne ho sempre apprezzato la qualità. In questo caso mi ha piacevolmente sorpreso che un tema difficile e tanto profondo abbia trovato largo consenso.
L’angelo del conforto di cui racconta il romanzo si chiama Leni, vive nella Germania nazista e nell’estate del 1939  si arruola nel T4, alle dirette dipendenze di Hitler.
“Un lavoro semplice e prestigioso”, le dicono. Il suo compito è scrivere biglietti confortanti con cui annunciare alle famiglie dei degenti che il proprio caro è venuto a mancare.

“Siamo dolenti di comunicarvi che vostro figlio è deceduto alle ore 2.34 di questa notte, 12 maggio 1940, a causa di una polmonite, nonostante tutte le premure e le cure mediche somministrategli.

Siamo desolati di comunicarvi che, per motivi connessi alla situazione di guerra attuale e alla necessità di evitare focolai epidemici nell’Ospedale, il suo corpo è stato cremato e non può essere consentita alcuna visita.

Riceverete nel più breve tempo possibile, e compatibilmente con le esigenze di sicurezza e priorità nazionali, l’urna contenenti le ceneri del vostro caro figliolo.

Non così i suoi effetti personali che, per i motivi citati precedentemente, sono stati bruciati. Vi giunga il sentimento del nostro più profondo cordoglio. Viva il Terzo Reich, viva la sua guida, Adolf Hitler.”

Un mestiere delicato, quello degli angeli del conforto. Un mestiere crudele se costringe a mentire. Leni deve inventare in poche righe parole di cordoglio che non invitino i parenti a replicare ma accettare l’accaduto senza porre ulteriori domande. Qualcuno però talvolta risponde e Leni si trova nella difficile posizione di dover fronteggiare un dolore reale.
L’unico conforto per lei è creare una barriera che renda le comunicazioni asettiche. Il rimedio è considerarlo soltanto un lavoro, una parentesi della quotidianità. Cosa accada al T4 appare chiaro quasi subito: i malati terminali, i reietti, alcolisti e malati mentali sono soltanto un costo per la nazione e vanno eliminati…

“Legge da un opuscolo ora. «L’eredità terribile di un alcolista. 894 discendenti in 83 anni. 40 dormono all’albergo dei poveri, 67 sono criminali, 7 assassini, 181 puttane, 142 mendicanti, 437, circa il cinquanta per cento, sono asociali e sono costati allo stato 5 milioni di Reichsmark. […] Questa è aritmetica, semplice aritmetica. Un’aritmetica sorretta da un poderoso imperativo morale. Perché lasciare vivere loro, quando i geni migliori della nostra razza periscono e vengono dispersi in guerra, e con loro periscono tutte le buone, le grandi cose che questi geni avrebbero potuto fare per il nostro paese? “

Anche Leni è prigioniera. Il tempo al T4 è scandito dalla stesura dei biglietti e dalle passeggiate nel bosco col dottore K. Ma la notte il T4 vive euforiche esaltazioni delle colleghe che non sopportano oltre il peso di tante atrocità.

“Prima di Auschwitz, di Treblinka e degli altri tristemente noti campi di sterminio, il regime nazista, a partire dal 1938, mise a punto un sistema per l’eliminazione di quelle che erano considerate ‘vite indegne di vita’, a causa dei costi per il loro mantenimento, ritenuti eccessivi, e per la minaccia di contaminazione che esse portavano all’ideale della pura razza ariana”

Angeli del conforto è un testo profondo e crudo che presenta aspetti inediti della Germania di Hitler mostrando la fragilità dell’animo umano davanti alla tragedia.
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