Blogtour – Attacco dalla Cina – (fazi)

BLOGTOUR

Attacco dalla Cina

di Michael Dobbs

Fazi

Ed eccoci qua, alla quarta tappa del blogtour.

Prima di noi:

La bottega del giallo – presentazione libro ed estratto

Milano nera – recensione

Penna d’oro – la guerra cibernetica

a seguire: Thrillernord e Contorni di noir.

Noi oggi parliamo dei personaggi del libro.

Personaggi complessi, provenienti da nazioni diversi, con background, cultura e ambizioni differenti. Obiettivi, principi e griglie di interpretazioni incompatibili tra di loro.

Iniziamo da Blythe Edwards. Presidente degli Stati Uniti. Ne sentiamo parlare da subito, dal prologo. Conosciamo suo marito e sappiamo prima di lei che la tradisce. Poco dopo incontriamo la madre nei suoi ultimi minuti di vita. Blythe fa la sua comparsa più avanti, ma avendone già sentito parlare, quando la incontriamo ci sembra di conoscerla già. Sarà lei l’ago della bilancia in Scozia, cercherà di mantenere la calma e un punto di vista oggettivo quando tutti gli altri si lasceranno andare all’entusiasmo, con l’insana voglia di dichiarare guerra alla Cina. Viene descritta come una donna ferita, determinata a non crollare, ma che fatica a mantenere insieme i suoi pezzi.

“Era abituata ai problemi, facevano parte del gioco, le davano determinazione, perfino eccitazione. La politica non era un posto per chi voleva sicurezza e vita comoda, con i venerdì sera trascorsi distesi davanti al fuoco a passare in rassegna pile di lettere da parte degli ammiratori. Era un mestiere duro, anche crudele, ma mai le sarebbe venuto in mente che il percorso da lei scelto potesse sparire così, all’improvviso, in uno strapiombo. La sua vita era un disastro. In teoria era la persona più potente della terra, eppure eccola seduta lì, nascosta dietro un paio di occhiali scuri, con in mano un libro di cui non voltava pagina da quasi un’ora.”

Troverà comprensione in un’improbabile regina d’Inghilterra, che ci viene proposta come normale, legata all’etichetta, ma non molto diversa da qualunque altra donna o nonna. La sua persona è quella più positiva ed equilibrata, insieme a Harry Jones.

Con lei, nel castello in Scozia, c’è Washington. Di lui Dobbs ci dà anche una descrizione fisica, la più dettagliata di tutti: alto, magro, calvo e nero, con la testa bitorzoluta.

“Washington era il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, un accademico, un intellettuale (Blythe faceva attenzione a non confondere i due ruoli), e un autentico rompiscatole. Certe volte la trattava quasi lei fosse l’autista di un autobus a cui aveva chiesto un passaggio, con lui che decideva da sé dove e quando scendere, e dava l’impressione di viaggiare con lei non per un senso di lealtà, ma solamente per curiosità. Eppure era quel senso di curiosità a renderlo così prezioso; non dava nulla per scontato, indagava più a fondo degli altri, e spogliava ogni discussione di emozioni e dettagli non pertinenti.”

Determinato, con le idee chiare. Per lui le cose sono bianche o nere, non cerca di piacere agli altri, gli importa la propria opinione e basta. Una di quelle persone convinte di non sbagliare mai. Eppure riserva anche una sorpresa. Verso la fine si dimostra più umano di quanto ci si aspetterebbe. Venuto in Scozia per fare da spalle a Blythe e sostenerla, spesso invece si trova in contrapposizione con lei, la vorrebbe più interventista e decisa. Però Blythe sa di potersi fidare di lui, è una garanzia. Il suo dire le cose chiare, senza filtri e senza preoccuparsi di ferire gli altri, può allontanare e creare dissapori, ma almeno si sa sempre da che parte sta, senza dubbio.

Passiamo ora all’Inghilterra. Anche qui abbiamo due personaggi: il presidente del consiglio Mark D’Arby e Harry Jones.

D’Arby ha indetto la riunione e ha chiesto a Jones di accompagnarlo, adducendo scuse verosimili, ma totalmente false. D’Arby è colui che svelerà agli altri ciò che stanno facendo in Cina, l’attacco informatico che coinvolge tutti, abbattendo i confini. Manipolatore, affabulatore, appare una persona pacata, preoccupata per le sorti del suo paese e del mondo, ma ben presto la maschera cade e D’Arby appare per ciò che è: un politico della peggior specie. Di quelli pronti a tutto per ottenere ciò che vuole, mantenere lo status quo e acquisire sempre maggior potere. Non lo ferma nemmeno l’ospitalità scozzese o la morte di una madre. Pronto a sfruttare chiunque e qualunque situazione a suo vantaggio, alla fine fallisce su tutta linea, proprio quando sta per portare a casa il risultato.

Harry Jones: è lui l’eroe di questo libro. Lui che ci svela i retroscena, l’unico a capire e smascherare D’Arby. Del resto è il protagonista della trilogia. Non è un politico, è un ex soldato e cerca di mantenere vivo il proprio lato umano, di coltivare empatia. L’unico a rapportarsi con il Fanciullo, il bambino che d’estate vive nel castello dove sono ospitati. C’è poco da dire di lui: una sorta di supereroe senza poteri.

E ora passiamo alla Russia, dove troviamo il capo del governo, Sunin, e suo genero, Lavrentij.

Sunin è un uomo pingue, cattivo, avido di potere e odia i ceceni. Vuole comandare e ricorda, per molti aspetti, Putin, per la sua mancanza di eleganza e diplomazia, per la sua irruenza e arroganza, per il suo comportamento da dittatore e, ovviamente, per il nome. Vuole comandare, gli piace. Crede nella supremazia dell’uomo bianco russo su tutti gli altri. Le altre etnie devono sottostare alla madre russia. Se non lo fanno, verranno schiacciate, in un modo o nell’altro. Vede nella guerra contro la Cina, al fianco di USA e GB, la possibilità di fare ciò che vuole, realizzare il suo progetto di supremazia, senza curarsi delle loro interferenze, della loro irrefrenabile voglia di ergersi a paladini in difesa dei più deboli.

Suo genero Lavrentij lo accompagna di malavoglia. Non parla, sembra non avere idee, del resto teme, a ragione, il suocero. Suocero capace di uccidere a sangue freddo un suo stretto collaboratore, senza preavviso, senza dargli una ragione o una spiegazione. Un uomo capace di dichiarare guerra senza pensarci troppo, una volta trovati i giusti alleati. Lavrentij accompagna il suocero perché non può fare altrimenti. Ambiguo fin dall’inizio, ha un ruolo fumoso e poco chiaro.

E ora veniamo a colui che ha scatenato il tutto: Fu Zhang, braccio destro di Mao Yanming, presidente cinese. Nostalgico e rancoroso. Convinto di servire la parte giusta del potere, vuole riportare la Cina agli antichi splendori (sì, ma quali?) e vendicarsi dei nemici che l’hanno resa loro schiava. Vuole dimostrare di essere migliore di tutti. Lui come persona e la Cina come paese. Paranoico, pensa che tutti lo sottovalutino e ridano alle sue spalle, è un personaggio estremo anche lui. Ma in fondo uno dei più riusciti. Senza scrupoli, senza sovrastrutture o finzioni. Si mostra per ciò che è, e paga le conseguenze di non aver capito che i tempi sono cambiati.

Last but not least una menzione speciale per Flora MacDougall.

Ospita i capi di stato nel suo castello in Scozia, prepara loro il pranzo e le cena, li accoglie, li tratta come persone, senza la deferenza solita cui sono abituati. Eppure la sua accoglienza non è apprezzata da tutti. Non da Sunin, rozzo e maleducato, e nemmeno da D’Arby, che ne approfitta ed esagera. Una donna integra, coerente, forte e determinata. Che alla fine ci rimette il Castello, senza per questo perdere il suo equilibrio e la sua capacità di restare coi piedi per terra e dire le cose come le pensa. Ma in maniera educata, a differenza dei capi di stato.

Daniela

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