“Confessioni di una maschera” di Yukio Mishima (Feltrinelli)

“Confessioni di una maschera” di Yukio Mishima, ed. Feltrinelli 2022

“Confessioni di una maschera” è un libro di Yukio Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka, che è stato pubblicato per la prima volta nel 1949 ed è arrivato in Italia nel 1969 con Feltrinelli. È un libro a tematica lgbtq, in cui il protagonista, che coincide con la voce narrante, racconta la sua difficoltà nel sapersi omosessuale in una società che ha aspettative eterosessuali.

Cos’è “Confessioni di una maschera”

Il libro è un lungo monologo in cui l’autore parla di sé stesso al passato e racconta al lettore episodi e sensazioni che hanno condizionato la sua giovinezza, dall’infanzia alla leva militare.

“La mia paura somigliava a quella notturna da cui il bambino si sente sbarrare il passo quando è costretto a percorrere da solo un corridoio buio”

Dalla voglia di indossare i vestiti della madre alle pulsioni verso il torso nudo del San Sebastiano trafitto dalle frecce, il narratore racconta di quel bisogno disperato di normalità che lo ha indotto anche a sentirsi in dovere di corteggiare una ragazza. Con implicazioni, però, per lui inaspettate.

Punti di forza

Ho riempito di piegature “Confessioni di una maschera”, perché mi hanno colpito molto alcune descrizioni e molti passaggi quasi lirici, di introspezione e di profonda infelicità.

“(…) perfino il freddo sole che cadeva sulla banchina deserta tremolava quasi d’un presentimento di musica”

Ho saputo del tema dopo averlo acquistato, per la lettura condivisa di giugno #leggendoilgiapponegdl di Marlahsbooks e Chandrababa, e inizialmente ho temuto di trovare qualcosa di inutilmente provocatorio – cosa di cui non avevo bisogno, in quel periodo.

Invece poi mi sono posta in ascolto e mi è piaciuto molto. Ho empatizzato col personaggio e ne vedevo l’immobilità, la difficoltà ad accettarsi e a chiedere di venire accettato.

Però, però, però…

Un “però” intorno a questo classico è che se ci si aspetta o si ha bisogno di una storia avvincente non la si avrà. La narrazione è morbida e pacata, rispettosa anche quando parla di masturbazione: non ha voglia di irrompere ma chiede comprensione, chiede di guardare con lo stesso sguardo.

“A lungo andare la “recita” è diventata una parte integrante della mia natura, riconobbi fra me. Non è più una recita. La consapevolezza con cui continuo a camuffarmi da individuo normale ha corroso addirittura quel minimo di normalità che magari possedevo in origine (…)”

“Confessioni di una maschera” ha più il volto di un percorso psicoterapeutico che di un romanzo, in cui il protagonista riflette, raccontandoceli, i punti salienti della sua vita da finto eterosessuale.

Cristina Mosca