Due di picche – di Paquito Catanzaro (Homo Scrivens)

L’apparenza inganna!

Succede che a volte ti chiedano un favore, tra blogger si fa, io leggo il tuo libro, tu leggi il mio. Voglio dire, è una cosa piuttosto comune, ci vuole solo l’onestà di fare recensioni oggettive.

Quando Paquito mi ha proposto il suo, devo essere sincera, ero un po’ dubbiosa. Sarà quel sottotitolo, sarà che dei single che prendono due di picche “simpatici” non ne ho mai conosciuti e, insomma, ancor prima di leggerlo, già pensavo a come dirgli che non lo avrei recensito.

Ecco, mi sbagliavo! Ma di grosso, eh! Mi sono ritrovata a non vedere l’ora di passare ancora qualche minuto in compagnia di Massimo Valsecchi e dei suoi 3 alunni. Ogni attesa era buona, ogni tempo morto sfruttato per leggere qualche riga.

La storia: Massimo Valsecchi è stato un grande divo ai tempi dei fotoromanzi, bello, convincente sulla carta come lo erano gli attori dei fotoromanzi, non lo è mai stato invece nella recitazione (ancora una volta come molti attori dei fotoromanzi). Molto simile a Massimo Ciavarro, la sua carriera non decolla, passano gli anni e lui riesce ancora a conquistare le donne, ma un lavoro, quello, proprio no. Finché non viene assunto da Mirko Bellagio: lui e i suoi amici Romualdo e Dante gli chiedono di dar loro ripetizione di seduzione. E lui, in un modo tutto suo che sa molto di presa in giro, insegna loro quelli che ritiene i fondamentali.

Li ascolta, li consiglia e fa loro da mentore ed esempio, e loro, una cantonata dopo l’altra, impareranno la lezione più semplice, quella che Valsecchi ha impartito subito, ma che loro non hanno colto, troppo presi dal tentativo di essere come lui: essere se stessi. Se Valsecchi può permettersi di fare battute banalotte e fingersi il Sommo Poeta, Mirko, Dante e Romualdo devono trovare la loro cifra distintiva, quello che li rende unici.

Una storia senza impegno, che però ci fa sorridere. Massimo Valsecchi è un personaggio ben riuscito, con un misto di arroganza e dignità. Uno che si barcamena e sembra sempre voler fregare il prossimo, ma che, in realtà, ha un suo codice etico e un certa onestà intellettuale.

Un libro in cui le citazioni dei film anni ’80 si sprecano, una per tutte: “Ehi, tu, brutto porco, levale le mani di dosso”.

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