Generazione Bataclan di M. Laura Caroniti (Mursia)

generazione bataclan
generazione bataclan
Generazione Bataclan
di Maria Laura Caroniti
Mursia Editore

Recensione

Le tre protagoniste che animano queste pagine hanno tanto in comune, pur essendo molto diverse. Il nome per cominciare, si chiamano tutte Anna. E la città che fa da sfondo, Parigi, in cui tutte e tre sono “ospiti”, una lingua da imparare, abitudini da ritrovare e tradizioni da reimpostare. Partono da Palermo, chi per dare l’addio alle proprie radici, chi per ricongiungersi a un amore a distanza, si sfiorano alla vigilia di una tragedia che la memoria collettiva non ha dimenticato e le loro esistenze si intrecciano in fili trasparenti.

"Era così che succedeva? Ci si presentava allo spettacolo col peso sull'anima più di qualsiasi peccato, di mille bestemmie, bastava da sé la decisione presa per una vita non nata, o nata con tutte le promesse di farla vivere lontana da un caso violento. E, poi, capitava: il sipario si chiudeva a strappi, e la morte era in tasca insieme al biglietto pagato." (pag. 61)

Anna, una delle tre, la incontriamo in ospedale, dentro un ricordo dell’anno prima, dopo l’aborto terapeutico che le è stato praticato, un compagno che come un fantasma appare e subito va via, non può comprendere il suo dolore. La salvezza di Anna è la sua compagna di stanza, che le offre le arance. Un anno dopo, pensa ancora a quella piccola donna coraggiosa che ha attraversato il mare per salvare la sua bambina.

C’è un’altra Anna, ragazza che ha agito d’impeto, è salita su un aereo per raggiungere il grande amore della sua vita, ma scopre che i sentimenti, in un’altra città, cambiano colore e la realtà può essere molto diversa dai sogni a occhi aperti che faceva nella sua città.

"Niente finora era andato come desiderava. E Gianluca sembrava la brutta copia del ragazzo di cui si era innamorata" (pag. 77)

Infine, una Anna matura, che da tempo ha abbandonato la Sicilia per seguire un amore complicato, che la costringere a scegliere fra gli affetti, e a Parigi ha messo su famiglia. Alla vigilia degli attentati in Francia, l’autrice fotografa una realistica istantanea della società contemporanea, lo fa con le parole giuste, misurate e mai banali. Le tre donne, vere, forti, resistenti, raccontano diverse fasi della vita, in una città sfregiata che ogni mattina riesce a risvegliarsi ancora più forte.

"Sei partita. 

E non importa se dentro la valigia ci fosse stipato un carico di sorrisi o un paio di tristezze ben ripiegate, tu sei partita. 

Il bagaglio più ingombrante non era certo quello che trascinavi con una mano o caricavi sulle spalle, forse erano le ore, i giorni, gli anni che stavi lasciando alle spalle."

Anita

Precedente "Anche Superman era un rifugiato" AA.VV. (Il Battello a Vapore) #auroralegge Successivo Voland - casa editrice