Genesi 3.0 di Angelo Calvisi per Neo Edizioni

Genesi 3.0

di Angelo Calvisi

Neo Edizioni

 

Genesi 3.0 di Angelo Calvisi va letto, punto.
Questa la sensazione prepotente che si affaccia alla mente appena chiuso il libro.
La ragione è presto detta: tralasciando la storia, su cui mi esprimerò più avanti, la scrittura è eccezionale.
“Mi sono arrampicato sulla scala del torrione e sono sbucato in cima. La sentinella stava fumando una sigaretta e me ne sono girata una anch’io. Sapeva di aria vuota. Tutto attorno a medeclinava la Capitale, era un corpo raggomitolato su se stesso con la carne innervata dalle fortificazioni e le piazze spalancate nel buio, come occhi.”

Dovrebbe essere un prerequisito imprescindibile per qualunque scrittore, quello di essere in grado di mettere in fila le parole in modo sapiente, invece ultimamente devo farmi largo fra i mucchi di carta per scovare piccoli gioielli, come questo qui.
Ma la storia è imnportante in un romanzo, e la storia di Genesi 3.0 non è facile da delineare.
C’è un protagonista che indossa magliette con l’iniziale del suo nome, S., e l’iniziale di volta in volta rappresenta le qualità che gli appartengono o che dovrebbero.
Nella prima parte, Selvatico, Simon vive al delimitare di un bosco immerso in una vegetazione che protegge e forse nasconde. Vive insieme al Polacco, un reietto della Repubblica che lo ha cresciuto (anche se lo odia), che lo nutre ma lo maltratta, che nonostante tutto si occupa di lui. Lo scenario sembra post apocalittico, con una natura che quasi prende il sopravvento e che Simon rifiuta proprio quando sta per esserne inghiottito, come in un sogno, o forse in un incubo.
La seconda parte, chiamata Paralitico, è ambientata nella Capitale. Tutto è grigio, spoglio, gli scenari post bellici in cui Simon si muove sono centri urbani in abbandono, casermoni, torri presidiate da sentinelle, palazzi fatiscenti e varchi di accesso alle zone del porto, quella militare e degli industriali. L’atmosfera è greve, le strade portano presagi di sventura.
E poi ci sono “gli Altri” su cui si sprecano le leggende di sacrifici umani e rituali sacri.
“Dietro quel muro c’è l’inferno”
E per sopravvivere Simon deve fingere di essere paralitico, gli forniscono una sedia a rotelle, un tesserino e lo accompagnano all’Ufficio Calamità e Disgrazie.
L’altra metà del romanzo è divisa in Ospedaliero e Familiare, e se da un lato mantiene l’aria asfittica della burocrazia e della paralisi, dall’altro scardina completamente ogni certezza.
Una favola gotica e disturbante, un sogno buio e triste che sovverte le regole della realtà come la conosciamo, che non smetterà di inseguirvi anche dopo aver finito di leggerlo.

Il titolo nondimeno suggerisce nuove nascite o rinascite, come se fossimo pesci bloccati in una dimensione incomprensibile che ci lascia intravedere uno spiraglio per il futuro ma forse non siamo ancora in grado di coglierne appieno il significato.
Io, per esempio, ci sto ancora pensando!

Neo Edizioni si riconferma una casa editrice coraggiosa e indipendente, pronta a rimettersi in gioco a ogni nuovo titolo e, come per i precedenti Vinpeel degli orizzoni e La Madre di Eva, a supportare ogni nuova uscita con grande determinazione!

Anita

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