I venti di Terramare – di Ursula K. Le Guin (Mondadori)

I venti di Terramare

Ursula K. Le Guin

Mondadori

Recensione

Ed eccoci al quinto e ultimo appuntamento con Terramare.

Purtroppo, direi, perché mi è piaciuto stare con Ged, Tenar, Lebannen e tutti gli altri.

In questo libro li incontriamo ancora, per un’ultima volta.

Alder, un riparatore, va da Ged perché fa brutti sogni, che gli impediscono di dormire. Si ritrova nell terra dei morti, quella da cui Ged è tornato senza poteri. E i morti invocano il suo aiuto.

L’ex Arcimago non ha più poteri, ma lo aiuta come può. Nel frattempo Tenar con la figlia Tehanu è andata dal re, Lebannen. E Alter le raggiungerà.

Sarà necessario un nuovo viaggio nella terra dei morti, perché il disequilibrio che Ged aveva riparato, ha radici più lontane e ora è il momento di unire ciò che è diviso, e dividere ciò che è unito, affinché tutto torni come prima e tutto sia diverso.

In questo capitolo troviamo Ged invecchiato ancora saggio. Lui e Tenar sono una coppia solita. Tehanu è cresciuta e sta per spiccare il volo. Lebannen è un re amato e apprezzato, e non più il ragazzino che doveva mettersi alla prova per conoscere il proprio valore.

Sono tutti più maturi, più pacati, più saggi. Sono cresciuti e guardandosi indietro non possono che essere orgogliosi di ciò che hanno fatto. Ma adesso devono andare avanti: c’è chi ha ancora un lago cammino e chi invece ce l’ha molto più breve, ma ogni passo può – e deve – essere significativo.

La Le Guin ci lascia un ultima storia in cui le donne spiccano. Anche nelle sue storie c’è un’evoluzione. Questa, pubblicata nel 2001, risente sicuramente del cambiamento sociale e l’autrice affida alle donne i ruoli fondamentali. Se Ged e Lebannen sono saggi, guidano popoli e danno indicazioni su come agire, Tenar è quella che li costringe a vedere dentro di sé. Giglio e la principessa in rosso sono coloro che danno il via, che scatenano la storia, andando là dove nessuno prima ha osato, facendo ciò che nessuno si aspetta, dimostrandosi più forti di quello che sembravano e prendendo per mano gli uomini, senza che questi se ne accorgano, per guidarli su nuovi sentieri.

E Tehanu è un drago. Una donna-drago. Fanno paura la sua forza e il suo fuoco.

Ma questo libro parla anche di amore: nelle diverse forme e fasi. Quello che sta per nascere, quello nato e consumato, ma interrotto sul più bello, e quello più maturo, basato sulla comprensione e sull’ascolto, sull’accettazione. Quando Tenar non sa come procedere, Ged le dice: racconta dalla fine. E poi lei gli domando che cosa abbia fatto lui, durante la sua assenza. “Ho badato alla casa”, e mai dichiarazione d’amore mi parve più dolce e sincera. Prendersi cura del nido, tenerlo in ordine e accogliente in attesa che l’altra torni, sapendo la cura e l’attenzione che Ged mette in tutte le cose che fa, è meraviglioso. Lui, che più volte ha salvato il mondo, adesso lascia che sia sua moglie a salvarlo, con semplicità e naturalezza, com’è giusto che sia. Ognuno ha il suo ruolo e nessun ruolo è granitico né deve essere lo stesso nei secoli dei secoli. Si cambia e con noi i ruoli, il nostro posto nella famiglia, nella società e nel mondo. Siamo sempre tutti in evoluzione e anche quando le cose sembrano definitive, in realtà non lo sono.

Daniela

 

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