Il detestiario – di Angela Colapinto (Jona Editore)

Il detestiario

di Angela Colapinto

Jona Editore

Dal sito dell’editore

Angela Colapinto, in questo romanzo, inventa e diventa Margherita Solani.
Nato ne Il Gioco 1 e dal Gioco 1, figlio della Scrittura schizofrenica, la natura di Colapinto/Solani è complessa. È vittima, è carnefice, è sottomessa prima di tutto a sé stessa. Quindi relazioni. Relazioni con un uomo, relazioni con altri uomini. Quindi storia e sofferenza di sottofondo con felicità disegnata con pennellate poco profonde. Un viaggio che la conduce a ritrovarsi e a perdersi, in ogni riga, fino ad arrivare a un finale che è solo l’ennesimo inizio.

Recensione

Mi è piaciuto. Anche se non ho capito il finale. Le ultimissime righe, giuro, non le ho capite, ho pensato di essermi persa un pezzo importante, e invece no. La fine del libro non è che l’inizio, per la protagonista, di una vita fuori da questo libro, forse in un seguito.

Ma procediamo con ordine.

Margherita uccide Gregorio, il ragazzo di cui crede essere innamorata. Lo uccide lasciandolo abbracciata ad Ada, la sua ragazza che lei non sopporta, in una cella frigorifera. Lo scopriamo subito, non ho spoilerato niente.

La storia si svolge in tre tempi diversi, ben alternati tra di loro. Il presente, il passato, ossia il lasso temporale da quando ha ucciso Gregorio e Ada fino al presente, e quello che è successo prima dell’omicidio.

Margherita è cattiva e mi piace. Uccide per amore. O meglio, per quella cosa che chi uccide scambia per amore, e che in realtà sappiamo benissimo essere altro: gelosia, possesso, dimostrazione di potere, voglia di esclusività, incapacità di accettare di non essere il centro del mondo dell’altro, che l’altro abbia una nuova relazione… Nulla a che vedere con l’amore.

Ma non è per questo che Margherita mi piace; mi piace perché è un personaggio coerente. Non le interessano gli altri, evolve da ragazza problematica a ragazza che usa il prossimo per il proprio tornaconto, che manipola.

Mi colpiva come le persone si costringessero a buttare via il loro tempo, come se tutte le occasioni meritassero di essere colte, e dopo averle colte, peggio, meritassero di essere vissute fino in fondo.

Chiariamo: nella vita cerco di evitare queste persone, non mi piacciono. Ma in un romanzo, in questo romanzo, ci stava bene. Molto.

Non la vedo come vittima, né di se stessa né degli altri. La vedo come una ragazza che ha deciso di intraprendere la strada più redditizia, forse anche la più facile da seguire. Senza scrupoli. Con buone potenzialità, come si suol dire, ma che decide di sprecarle. Mi piace la sua consapevolezza della gravità delle sue azioni, scevra da qualunque senso di colpa, nemmeno l’ombra. Anzi, se mai sentisse colpa o dispiacere, sarebbe per non poter fare di più, per non poter eliminare altri impicci fastidiosi, chiamati persone.

Eppure non è un personaggio piatto, proprio per niente. Ed è questo che la rende credibile. La maturazione di una malsana gelosia, di un senso di possesso e di esclusività di qualcuno che non è mai stato davvero suo. La capacità di affrancarsi dalle persone e dalla dipendenza da loro, e virare verso lo sfruttamento puro, dei propri desideri e impulsi, delle sue necessità economiche, sessuali e lavorative. Manipolare l’altro, facendogli magari credere di essere lui a manipolarla.

Mi è piaciuta perché, a differenza di altri personaggi simili, non c’è pentimento, quindi non c’è una sorta di ridimensionamento della storia, di svalutazione del personaggio. In questo caso sarebbe stonato. La Colapinto è brava nell’alternanza dei tempi, nel far emerge i caratteri, pur dicendo poco. Gregorio ce lo possiamo immaginare, tanto quanto Margherita. E lui, ecco, anche se è la vittima, non so quanto mi sia simpatico.

Un libro che scorre molto bene, una lettura piacevole.

Daniela

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