Il lato opposto della pelle – di Luca Bonini (Historica)

Il lato opposto della pelle

Luca Bonini

Historica Edizioni

Dal sito dell’editore

Si possono insegnare emozioni che non si è sicuri di possedere? Si può aiutare l’altro a guarire se non si è certi d’essere guariti? La storia di Teresa, all’inizio bambina complicata allontanata dalla propria famiglia, poi giovane neuropsichiatra, incontra le storie di ragazzi rotti che urlano, piangono, scappano, si innamorano, vivono nella comunità per adolescenti in cui si ritrova, quasi per caso, a lavorare.
Poco fuori Trento, Teresa dopo il lavoro raggiunge la baita di Luciano, uomo che sa ascoltare. Teresa condivide il proprio incespicare clinico con il dottor Baldo, supervisore dai capelli grigi a cui confida le proprie fatiche. Insieme ad altri personaggi riempiono la quotidianità de Il lato opposto della pelle e ne costruiscono il lieto fine.

Recensione

Teresa è al suo primo giorno di lavoro. È agitata, anche perché il suo primo impatto con i ragazzi della struttura è piuttosto forte: Laura è sul cornicione e minaccia di buttarsi.

E così anche noi, come Teresa, facciamo la conoscenza di alcuni ragazzi della comunità: Laura, Francesca, Enrico e Rat.

Ognuno di loro ha la sua storia, nessuna semplice. Alcuni non hanno i genitori, altri ce li hanno, ma troppo distratti dalle proprie difficoltà, qualcuno sarebbe meglio se non li avesse, non quelli lì, almeno.

Teresa stessa ha un passato di violenza in famiglia e ha trascorso anni in una comunità per ragazzi. Conosce l’ambiente, i meccanismi, i rapporti che si creano. Si porta dietro fantasmi del passato, che a volte l’aiutano, altre le rendono difficile concentrarsi.

Quello che odiava di quel posto erano le maledette porte che mai erano riuscite a bloccare le urla e gli schiaffi sordi di suo padre nell’altra stanza. Più delle porte Teresa odiava solo i suoi vicini, perché era impossibile, pensava, che non le sentissero anche loro quelle botte.

Questo di Bonini è un bel libro, scritto bene, da chi conosce il mondo di cui parla. E lo fa con una naturalezza invidiabile, cita autori, libri, fa collegamenti e metafore mai banali, sempre stimolanti, interessanti. Un libro in cui la storia di ognuno ha il suo spazio, lo spazio giusto per essere compresa, vissuta, mai a scapito delle altre. In cui il passato, il presente e il futuro si intrecciano, così come succede nella vita reale.

E i ragazzi, ti vien da pensare, non dovrebbero stare lì. Non perché non sia giusto dare loro un equilibrio, una famiglia, un luogo sicuro, tranquillo, sereno. Anzi, se lo meritano. Ma perché nessuno di loro si merita la famiglia che ha, quello che gli è capitato. Vengono affidati a una struttura per permettere loro di crescere in sicurezza, di elaborare quanto successo, con il supporto di professionisti, di sentirsi “normali”, ma quando dicono di provenire dalla comunità, vengono guardati storto, come se quelli sbagliati fossero loro. Invece no: loro sono vittime di persone incapaci di prendersi cura di loro, di proteggerli, a volte vittime di violenze e abusi.

Per i bambini il dolore, anche quello che ti strappa a pezzi, è sempre più sopportabile della colpa d’aver cambiato le cose. La colpa si ottiene mescolando gioia e paura. I bambini vogliono bene ai loro genitori, qualsiasi cosa accada. Anzi, li amano. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati, fanno di tutto per pensare di essere amati. Qualsiasi cosa accada. E qualsiasi cosa accada continuano a tornare lì, dai genitori, perché i bambini hanno un impulsoinnaot a prendersi cura dei genitori.

Bonini non ce la fa pesare questa realtà, ce la descrive con semplicità. Ci parla delle loro difficoltà e dei legami che si creano. E per fortuna che esistono queste strutture. Al di là delle cronache, di quello che si dice e dei continui tentativi di svalutazione del lavoro di professionisti. A tutti piacerebbe che non ce ne fosse bisogno, ma non tutti i genitori sanno proteggere i propri figli.

è facile essere madre, più difficile è essere la madre di cui il bambino ha bisogno.

Un libro che ci racconta la difficoltà di crescere, di farsi ascoltare davvero. Ci racconta dell’adolescenza e della voglia di indipendenza, della difficoltà di stare nei limiti, dei tentativi e della ricerca di normalità. Ma non è facile quando si è cresciuti in un ambiente anormale, quando ti hanno fatto credere di essere tu quello sbagliato.

Eppure di sbagliato, in questi ragazzi, non c’è proprio niente. L’unica differenza è che loro, oltre alla  comune difficoltà di crescere, di trovarsi una propria identità, di sperimentarsi che l’adolescenza porta con sé, hanno un carico di paura, diffidenza, violenza, menefreghismo… con cui devono affrontare il quotidiano e la vita. E non puoi non pensare che non dovrebbero starci loro richiusi lì, ma gli adulti, quelli che hanno fatto loro del male. Ma questa è un’altra storia.

Daniela

Voglio ringraziare l’autore per avermi fatto dono di una copia omaggio, per di più in formato cartaceo 

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