“Il resto è un rumore lontano” – di Serena Lo Presti (Bookabook)

“Il resto è un rumore lontano”,
di Serena Lo Presti,
Bookabook 2019

“Il resto è un rumore lontano” è un libro che abbiamo ricevuto grazie alla collaborazione di Bookabook e della sua autrice, Serena Lo Presti. Lei è una libraia catanese di trent’anni che, come si legge sulla quarta di copertina, fin da bambina sogna di pubblicare un libro tutto suo. È stato emozionante per noi partecipare al suo sogno, “ascoltandola” (perché cos’è la lettura di un libro, se non un dialogo?) per 266 pagine.

Punti di forza.

È stato il titolo del libro a incuriosirmi. È una breve frase dalla bella musicalità e promette un piccolo paradiso di sentimenti. In effetti l’intreccio è basato proprio su questo: un amore infuocato, sincero come può essere vissuto a vent’anni, ma incastrato in una posizione scomoda. La protagonista infatti si innamora, ricambiata, di un ragazzo già impegnato e che per di più ha un segreto che per lei costituisce un grande problema. Inoltre, nella vita famigliare di Samantha ci sono delle problematiche, anche patologiche, che la fanno stare male e la spingono da una parte a rifugiarsi dagli amici più cari e dall’altra a buttarsi in questo amore senza futuro, vivendo totalmente il presente.

Tra le parti più interessanti dell’intreccio c’è la sua risoluzione verso la fine. Samantha ha un carattere nevrotico e proprio perché è piuttosto fragile e a un certo punto si costringe a prendere una decisione. Questa crescita è il vero messaggio del romanzo e lo avvicina a un Bildungsroman, un romanzo di formazione. Il punto è: vale di più l’amore per qualcuno o per noi stessi?

“Andrò avanti fermamente convinta di questo, perché altrimenti dovrei mettere un punto dove adesso vorrei ci fossero solo tante, infinite virgole”

Però, però, però…

Il padre della protagonista gioca d’azzardo. La ludopatia è una vera e propria malattia mentale, riconosciuta dall’OMS, di cui l’Italia detiene il primato europeo. Il fenomeno è in crescita e conoscendolo poco sono rimasta incuriosita dai primi accenni nel romanzo. Anche se non è questo il focus su cui verte la trama, proseguendo nella lettura mi è parso che l’autrice perdesse l’opportunità di sviscerare questo argomento, di dare in questo modo una forma tangibile a una parte profonda e dolorosa del problema esistenziale di Samantha.

Serena Lo Presti sceglie la narrazione diaristica. L’utilizzo dei verbi al tempo presente aiuta molto la condivisione delle gioie e dei dolori di questo amore intenso.

L’io narrante si avvale di un linguaggio molto colloquiale e ricco di luoghi comuni. L’autrice si ferma spesso a ricapitolare quanto appena accaduto, cosa prova la narratrice, come ragiona, ma la mia sensazione è che una ricerca più concentrata sullo stile e meno sull’elucubrazione avrebbe forse favorito il coinvolgimento del lettore.

È vero anche che se lo stile non ha appagato me in quanto lettrice adulta, è la sua stessa informalità a permettere che il romanzo sia fruibile a una fascia di età vicina a quella della protagonista. In questo modo il suo lettore di riferimento sospirerà e si arrabbierà con Sam perché si identificherà in lei. E alla fine avrà l’opportunità di trarre coraggio dalla sua difficoltosa crescita personale.

Cristina Mosca

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