Il ribelle – di Emma Pompilio (Mondadori)

Se per ampliare le vostre conoscenze preferite un buon romanzo storico a un classico libro di storia,
se siete appassionati alle vicende riguardanti l’antica Roma, allora non potete perdervi “Il ribelle” di
Emma Pomilio perché narra proprio della nascita della città-stato che, come molti di voi sapranno,
si pensa fu fondata da un certo Romolo.
Il comandante della cavalleria di Tarquinia, un etrusco nobile, giusto e coraggioso, uccide la moglie
insieme all’amante.
“La gelosia è una belva che dilania il cuore. Bisogna provarla.”
Lei però era la nipote del re e quel sangue che reclama vendetta costringe il valoroso cavaliere alla
fuga. Di notte abbandona la sua casa e il lusso al quale era abituato, ma portando con sé alcune
ricchezze che di certo gli sarebbero tornate utili. Da quel momento si chiamerà Larth. La fuga non è
semplice, ma Larth riesce a seminare gli inseguitori e a raggiungere il Tevere e, nei pressi del
guado, stremato si addormenta in un bosco sacro, dove sogna di fare parte della banda di briganti
che popola l’Aventino. Lo interpreta come un segno divino e dopo il suo risveglio Larth si unisce
alla banda, capitanata da Romolo e Remo. Il fuggitivo fin da subito simpatizza per il primo di questi
due gemelli, quello un po’ meno acclamato ma che secondo lui ha più qualità per poter realizzare il
sogno che ha avuto…


“Intanto Larth pensava che era del tutto inutile cercare tra gli aristocratici un re che facesse
prosperare la zona, ce l’aveva davanti il re, un pastore, un giovane di diciannove anni. Quel giovane
leggeva nel cuore degli uomini, era coraggioso, sapeva come e quando parlare, sapeva essere giusto,
pazientare a lungo e colpire al momento opportuno. Si aspettava qualcosa da lui, e Larth non lo
avrebbe deluso.”

Al servizio del re di Tarquinia, Larth aveva dato la caccia ai banditi come Romolo, ma dopo il
sogno capisce che molte delle sue azioni non erano state poi così giuste, così il suo desidero diventa
quello di dare un contributo per fondare una città prospera ma diversa di quella dove aveva vissuto,
dove anche i meno agiati vengano rispettati e, con le sue conoscenze e abilità, insieme all’uomo
giusto crede che ci riuscirà.


“La città sarà dotata di un potente esercito, e un uomo deve avere la sua terra da difendere
perché combatta” ribatté Romolo. “Voglio fondare la città in armonia, cosa necessaria a una
fondazione. Ho pensato a lungo su cosa fare e non mi invento niente, perché ho chiesto consiglio a
chi ha grande esperienza di queste cose”.

Ovviamente possiamo immaginare tutti come finisce la storia: Roma viene fondata. Ma Emma, non
facendo a meno degli intrighi e celando con grande maestria la fantasia con la realtà e la leggenda,
ci svelerà come è stata complessa la formazione di Roma e qual è stata ardua la strada da
intraprendere per Larth, Romolo e tutti i suoi seguaci. Finalmente, quando tutte le alleanze sono
state fatte e Roma comincia a prosperare, Larth dice al suo re:
“C’è un tempo per combattere e uno per godere delle cose per cui si combatte. Altrimenti
chi combatterebbe più?”

Ivan Collura

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