La bambina che urlava nel silenzio – di Daniele Amitrano (13Lab)

Un'indagine dell'ispettore Lorenzi
La bambina che urlava nel silenzio

La bambina che urlava nel silenzio

di Daniele Amitrano

13Lab Edizione

dal sito dell’editore

SUICIDIO. Questo è l’esito delle indagini; il brigadiere Pinna si è tolto la vita nella sua auto con la pistola di servizio.

Non ci sono dubbi per nessuno. Per nessuno tranne che per il giovane ispettore Samuele Lorenzi. Il suo intuito suggerisce di scavare più a fondo e di scoprire cosa si cela dietro la bambina che sogna tutte le notti cadere in un pozzo su cui è impresso a grandi lettere un messaggio enigmatico.

Chi è quella bambina? Qual è il filo invisibile che la lega al defunto carabiniere? Cosa induce un uomo a togliersi la vita? Quale segreto nascondeva Santino Pinna?

L’ispettore Lorenzi vuole vederci chiaro e buttandosi a capofitto su questo caso, riuscirà a riportare a galla una verità scomoda rimasta sepolta per troppi anni.

Recensione

Quel grido anomalo disperato lo fece svegliare di soprassalto. Ci vollero diversi minuti per realizzare che si trovava a casa sua, nel suo letto. E non era un bambino, ma aveva trentacinque anni ed era un ispettore di polizia.

Inizia così la giornata di Samuele Lorenzi. Giornata… in realtà è notte piena e lui si sveglia poco prima che il telefono squilli per annunciargli un suicidio e chiedergli la presenza sul posto.

Tutto fa pensare al suicidio, non ci sono elementi che indichino il contrario. Eppure all’ispettore Lorenzi qualcosa non torna. C’è quel sogno, quello da cui si è svegliato poco prima della chiamata, ancora vivido e che gli torna in mente anche di giorno, come se fosse un ricordo vero, di vita vissuta. La bambina, il luogo, il pozzo, la scritta… tutto così reale, come se lo avesse vissuto veramente.

Ognuno di noi ha dei sogni in cui vive. E poi ci sono dei sogni che vivono dentro di lui.

Lorenzi sta vivendo anche la fine di un amore: sua moglie se ne è andata, non comunicavano più, eppure l’amore c’è ancora. Lui le scrive poesie e frasi d’amore che non le consegnerà mai; lei è un’ombra costante nella sua vita. Non se ne andrà mai veramente, lo seguirà sempre. Impossibile separarsene.

L’intuito di Lorenzi non sbaglia e la verità emergerà.

Daniele Amitrano si discosta dalle tematiche del libro precedente, ci propone un’indagine di polizia che tenta di dare ordine a una mente umana. Ma come dicono i vari protagonisti: non si può entrare nella testa altrui e sapere che cosa lo ha spinto al suicidio. Amitrano ha il pregio di lanciare semi, che sta a noi, se vogliamo, coltivare. Come le teorie di Durkheim, o la riflessione sulla necessità, in alcune zone, di arruolarsi. Sappiamo per esperienza che esistono vaste aree del nostro paese dove ancora ci si arruola per “salvarsi” o, anche, per il posto fisso, per garantirsi un lavoro e un certo livello di decoro e benessere a se stessi e alla propria famiglia. E poi c’è chi ci crede veramente all’arma, e mi piace pensare che siano la stragrande maggioranza.

“Perché siamo treni che viaggiano sempre sullo
stesso binario. Siamo unici e inimitabili, identi-
ci solo a noi stessi. Finché non compare l’amore
e ci stravolge, ci plasma a suo piacimento, ci fa
deragliare. È lì che scopriamo un’altra parte di
noi. Quella parte fino ad allora sconosciuta, che
ci rende diversi perfino da noi stessi.”
Amitrano è anche autore di poesie, e nel libro ce ne sono diverse:
e non chiedo di esser libero di andare
non voglio gettare queste catene
vorrei soltanto essere libero di restare.
Daniela
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