La Bella Burocrate di Helen Phillips (Safarà Editore)

La Bella Burocrate

di Helen Phillips

Safarà Editore

Dal sito dell’editore

In un edificio privo di finestre in un remoto quartiere di un’immensa città, la nuova assunta Josephine immette una serie infinita di numeri in un programma conosciuto solo come Database. Mentre i giorni si inanellano l’uno all’altro insieme alle pile di indecifrabili documenti, Josephine sente nascere dentro di sé un’inquietudine sempre più sottile e penetrante. Dopo l’inspiegabile sparizione di suo marito, in un crescendo vertiginoso Josephine scoprirà che la sua paura, divenuta oramai terrore, era pienamente giustificata.

Recensione

La Bella Burocrate è il primo libro che leggo di questa casa editrice. Mi sono avvicinata al titolo incuriosita dalle distopie femminili che sono molto in voga per ora.
Senza pensare sempre al racconto dell’Ancella, a Ragazze Elettriche e Vox, che pure ho amato, in Italia un filone distopico sta prendendo piede fra ottime autrici come Violetta Bellocchio e Veronica Raimo, Maria Antonia Avati e Laura Pariani. Così, nel tentativo di abbracciare la corrente per comprenderne meglio gli aspetti nascosti, ho ordinato dal sito di Safarà due titoli: La Bella Burocrate e Amatka, di cui presto vi parlerò, così come della stessa casa editrice a cui ho intenzione di dedicare un intero articolo.
La Bella Burocrate destabilizza sin dal principio. La realtà raccontata, appare chiaro da subito, non è ordinaria ma ha atmosfere stranianti e cupe.
Ci accorgiamo immediatamente, quando la protagonista si reca a un colloquio di lavoro, che il dirigente di fronte a lei non ha volto. Occhiali scuri e nessun lineamento a tradire un’emozione, soltanto un alito cattivo che appesta l’aria nella stanza. Il lavoro da burocrate è, se possibile, ancora più grigio dell’uomo senza volto: in un ufficio senza finestre, con pareti spoglie e soltanto una scrivania e un computer, dentro cui inserire stringhe di numeri. numeri anonimi per lei, come i nomi a cui appartengono. Un lavoro come gli altri, questo le sembra, noioso ma pur sempre remunerativo. Nella situazione in cui si trovano lei e il suo compagno, costretti in subaffitto in appartamenti fatiscenti, è più che sufficiente per condurre un’esistenza dignitosa.ma come in un’epifania la protagonista si risveglia e d’un tratto tutto acquista un senso nuovo, lei e il suo compagno fanno parte di un piano più alto che non le è del tutto chiaro ma che deve essere compreso. Così precipitano gli eventi, e quelle stringhe, quelle sequenze acquistano un senso, difficile da capire, difficile da credere.
Josephine è una ragazza determinata che, attanagliata dai sospetti non lascia perdere per quieto vivere ma indaga e approfondisce a costo di rischiare il posto di lavoro:

“La consapevolezza l’attraversò, la circondò, avvolgendola, soffocandola. Avrebbe preferito non farlo. Non voleva pensare lungo queste linee. Ma, lavorando all’indietro, guardando alla linea due (confusa, ancora, dalle enigmatiche lettere che attraversavano la linea), non poteva forse ipotizzare che tutte quelle date del 2003 avessero una qualche essenziale relazione con i D09302013, a dispetto della G quando si sarebbe aspettata una N? Però no. Non era possibile. Se avesse avuto ragione, significava che quel giorno un ragazzino di dieci anni di nome Arturo Benjamin Pesavento…”

Anita

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